La ricostruzione di Rapallo: parla Marina Scarpino, direttore Porto Carlo Riva La ricostruzione di Rapallo: parla Marina Scarpino, direttore Porto Carlo Riva
Prosegue la nostra inchiesta sulla situazione dopo la mareggiata a Rapallo, questa volta la parola va a Marina Scarpino, direttore del Porto Carlo Riva che... La ricostruzione di Rapallo: parla Marina Scarpino, direttore Porto Carlo Riva

Prosegue la nostra inchiesta sulla situazione dopo la mareggiata a Rapallo, questa volta la parola va a Marina Scarpino, direttore del Porto Carlo Riva che sottolinea come la ricostruzione non sia solo questione di posti barca, ma soprattutto di posti di lavoro

di Niccolò Volpati, foto Andrea Muscatello

Appena inizio l’intervista nel suo ufficio con vista su un porto ancora inaccessibile, ci tiene a dirmi che è un direttore e non una direttrice. “Sono stata la prima donna a dirigere un porto turistico – racconta – e mi sono trovata ad affrontare un mondo tipicamente maschile fatto di marinai, comandanti e ormeggiatori”.

Mentre lo dice, si capisce che non deve essere stato facile, ma si comprende anche che è riuscita a guadagnarsi il rispetto di tutti quegli uomini con i quali ha avuto a che fare nei 38 anni di lavoro a Rapallo, prima con Carlo Riva e poi con le sue figlie.

Le prime settimane dopo la mareggiata del 29 ottobre scorso sono state le più dure. Gli armatori delusi, arrabbiati e amareggiati si sono sfogati con lei. Lei, Marina Scarpino, rappresentava il Porto Carlo Riva. Lei ci ha messo la faccia. Sempre. A fine ottobre in porto c’erano 337 barche e più di 120 sono affondate all’interno dello specchio acqueo del marina.

Oggi ne sono rimaste meno di 60 da recuperare, afferma, visto che procediamo velocemente tirandone fuori anche due o tre al giorno, in base alle dimensioni. Il piano di recupero dei relitti è concordato con la Guardia Costiera che sovraintende le operazioni”. E il clima, forse, dopo quattro mesi è un po’ più disteso.

La stragrande maggioranza degli armatori ha capito che il porto sta facendo la sua parte. Anzi sta facendo tutto il possibile per risorgere e per tornare ad essere un approdo sicuro. “I lavori di messa in sicurezza della diga sono terminati”, racconta Marina Scarpino.

Di cosa si tratta? Dei massi posti sulla diga foranea. Non è proprio alta come era il molo prima della mareggiata, ma quasi. È una condizione necessaria per operare senza rischi all’interno del porto. “Entro fine marzo contiamo di finire il recupero delle barche affondate, spiega il direttore, a fine maggio dovremmo terminare i lavori sul molo Langano e, se le autorizzazioni non tarderanno ad arrivare, il 30 giugno potremo riaprire alcuni ormeggi”.

L’idea del Carlo Riva è quella di consentire l’ormeggio ad alcune barche di dimensioni più piccole durante la stagione estiva. Vorrebbero sfruttare il Langano e il lato Nord del primo puntile. Tutti gli altri moli, quelli più prossimi alla diga foranea, ovviamente, resteranno vuoti.

Entro la fine del 2019 vorremmo iniziare i lavori per la nuova diga e il 30 giugno del 2020 il porto dovrà essere nuovamente operativo”, dichiara Marina Scarpino. Questo è il cronoprogramma che si è data la proprietà. Per rispettarlo ha agito, e continuerà a farlo, di concerto con tutte le autorità, da quelle marittime, fino al Sindaco e alla Regione Liguria.

Porto carlo riva rapallo v

Come sarà la nuova diga? È presto per dirlo. Per il momento il Carlo Riva ha dato mandato all’Università di Firenze di studiare con esattezza che cosa sia successo lo scorso 29 ottobre. L’università toscana, infatti, è famosa per l’elaborazione di modelli che hanno il compito di descrive i fenomeni atmosferici.

Prendono in considerazione la forze delle onde e del vento, ovviamente, ma anche la morfologia del fondale. “Solo dopo questi studi avremo le indicazioni per capire come dovrà essere la nuova diga foranea, spiega Marina Scarpino, e si potrà scegliere il progetto più adeguato”. Dovrà essere alta 7 o 10 metri? Con quanti tetrapodi?

Porto carlo riva rapallo cc

Marina Scarpino ci tiene a precisare che tutti i costi sono a carico della proprietà. Vale per la messa in sicurezza che è appena terminata, fino a tutto il ripristino dell’esistente. Se poi verrà fuori, come da molte parti sostengono a Rapallo, una diga più forte e resistente, magari, ci sarà la possibilità di ricontrattare la durata della concessione.

Serve una diga adeguata ai cambiamenti climatici. In 47 anni di esistenza del Carlo Riva, le mareggiate più devastanti sono avvenute nel 2000 e nel 2018. Qualcosa vorrà pure dire. E negli ultimi vent’anni la forza delle onde ha picchiato in tutto il Tigullio, facendo spesso danni anche ad altre strutture portuali della zona.

Con gli armatori, il Carlo Riva sta cercando l’accordo per non perderne nemmeno uno. Chi aveva il posto barca fino al 2021, per esempio, dovrebbe poter usufruire di un allungamento del contratto che copra il periodo di non utilizzo. “Se poi ci sarà qualcuno che non vuole più rimanere il porto, ci faremo noi carico della risoluzione del contratto, afferma il direttore. In giro però sento un clima più positivo rispetto a quello che si respirava nelle prime settimane. Molti armatori mi incoraggiano ad andare avanti. Si sono resi conto che stiamo facendo il massimo e in tanti pensano di rimanere, magari con una nuova barca”.

Porto carlo riva rapallo xx

Il Carlo Riva è un porto a misura di famiglia, gli ormeggi non sono moltissimi, circa 390, e i clienti, almeno alcuni, sono “storici” così come lo è questo che è stato il primo porto turistico d’Italia. “È una grande famiglia. È un porto all’interno della città, racconta il direttore, dove gli armatori si sentono a casa. Su 340 ormeggi, abbiamo ben 11 ormeggiatori, un numero piuttosto elevato, ma indispensabile per fornire un servizio di qualità”.

Ed è anche per difendere i dipendenti del porto che Marina Scarpino ha tirato fuori gli artigli. Non si tratta solo di posti barca, ma anche di posti di lavoro. E con orgoglio, mi fa notare che dal 29 ottobre nessuno è stato licenziato, né è stato messo in cassa integrazione.

Porto carlo riva rapallo

Ogni giorno vado in diga Est per controllare i lavori, racconta, e osservo il lungomare di Rapallo. Allora mi chiedo: ma ci rendiamo conto che le barche che sono lì spiaggiate sono uscite dal porto e sono andate a incagliarsi in un fondale di un metro e mezzo? La forza delle onde è stata incredibile. In quattro mesi abbiamo fatto molto e molto rimane ancora da fare. La ricostruzione è una sfida che dobbiamo vincere”.

E mentre lo dice picchia un pugno sul tavolo. La determinazione non le manca. Forse è anche questo spirito combattivo che hanno apprezzato gli armatori del Carlo Riva.

(La ricostruzione di Rapallo: parla Marina Scarpino, direttore del Porto Carlo Riva – Barchemagazine.com – 5 marzo 2019)