La ricostruzione di Rapallo: il punto di vista degli assicuratori La ricostruzione di Rapallo: il punto di vista degli assicuratori
Chi deve pagare? Dopo aver analizzato la situazione a Rapallo a quattro mesi dalla grande mareggiata, dopo aver sentito il direttore del Porto Carlo... La ricostruzione di Rapallo: il punto di vista degli assicuratori

Chi deve pagare? Dopo aver analizzato la situazione a Rapallo a quattro mesi dalla grande mareggiata, dopo aver sentito il direttore del Porto Carlo Riva, è arrivato il momento di approfondire quali sono, e quali saranno, le conseguenze dal punto di vista assicurativo…

di Niccolò Volpati, foto Andrea Muscatello

Faccio questo lavoro dal 1979 e non avevo mai visto nulla di simile, nemmeno in Florida”, racconta Ruggero Spairani di S.A.F. Assicurazioni. Sull’eccezionalità e la forza della mareggiata del 29 ottobre scorso non ci sono dubbi, basti pensare che ha fatto danni perfino all’interno dei locali del faro che si trova sul monte di Portofino a 32 metri di altezza sul livello del mare.

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Ruggero Spairani

Le assicurazioni però non sono tutte uguali e la situazione che si è venuta a creare a Rapallo dovrà servire almeno per imparare qualcosa per il futuro. Esistono almeno tre famiglie di assicurazioni: la semplice Responsabilità Civile, la polizza corpi e quelle “All Risk”, che coprono per intero i danni.

Chi aveva solo la RC, non solo non riceverà rimborsi per la barca affondata o danneggiata, ma ha dovuto anche farsi carico delle spese per la rimozione e lo smaltimento. È certamente la polizza meno onerosa per l’armatore, ma non è detto che sia la più conveniente.

Noi stiamo rimborsando un armatore che per il recupero e lo smaltimento della sua barca ha speso circa 500 mila Euro”, afferma Spairani. E le operazioni di recupero del Suegno di Pier Silvio Berlusconi ne sono la dimostrazione. Sono operazioni complesse, visto che si tratta di un recupero simile, in piccolo, a quello che è avvenuto all’isola del Giglio per la Costa Concordia.

Deve essere dragato il fondo perché i pontoni necessitano di tre metri di fondale e adesso ce n’è poco più di uno. I pontoni che intervengono sono due. I sommozzatori hanno scavato ben sei tunnel sotto il fango per far passare le fasce, lo yacht è stato poi raddrizzato e, finalmente, in questi giorni viene rimosso.

Tutto questo costa e chi non ha una polizza adeguata, rischia di doversi far carico di tutte queste spese. E magari, come a Rapallo, lo deve fare anche in fretta. Quando il Sindaco e la Capitaneria volevano accelerare le operazioni, infatti, hanno inoltrato una sorta di diffida agli armatori per possibile danno ambientale. In pratica gli stavano dicendo: sbrigati a rimuovere il relitto, altrimenti potresti ricevere una denuncia penale per danno ambientale.

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La responsabilità, per legge, è dell’armatore e da Rapallo abbiamo capito che una mareggiata è molto diversa da un terremoto. Se ti crolla la casa per un terremoto, nessuno ti chiede di rimuovere le macerie a tue spese. Se, invece, la tua barca affonda o si va ad arenare sul lungomare, sei tu il responsabile. Così dice la legge e quindi è meglio assicurarsi per evitare di dover pagare per intero i costi di recupero e smaltimento.

La concorrenza al ribasso aveva creato una situazione insostenibile – racconta Spairani. A Rapallo c’erano barche di più di venti metri di lunghezza che pagavano solo 350 Euro all’anno di assicurazione. Praticamente, un bene che vale un milione di Euro, poteva avere una polizza simile a quella di un motorino”.

Quando una persona a bordo si fa male a un piede, per esempio, e deve essere trasportata a terra, il costo sale a diverse migliaia di Euro”, fa notare sempre Spairani. La RC, soprattutto con i premi al ribasso, non conviene alle assicurazioni e nemmeno agli armatori. E infatti, i prezzi stanno lievitando in fretta. “Già adesso, un armatore che pagava magari 5.000 € all’anno per una barca che ha un valore di 1 milione, paga di assicurazione almeno 8.000 €”, spiega Ruggero Spairani.

Ma c’è anche un altro elemento che dovrebbe far riflettere armatori e compagnie assicurative. I pontili in concessione del porto pubblico di Rapallo, ovvero quelli esterni al Carlo Riva, hanno subito dei danni e sono stati provocati dalle barche alla deriva. Quando ti arriva addosso uno yacht di 20 e più metri, spinto da onde di dieci metri, ci possono essere danni alle barche ormeggiate e ai pontili.

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Non sono danni “diretti” causati dalle onde, ma “indiretti, cioè provocati dalle barche alla deriva. Chi è responsabile? L’armatore e quindi l’assicurazione. Ovvio quindi che le polizze troppo economiche non è detto che siano le più adeguate. “Il problema è anche che in questi ultimi anni ci sono assicurazioni che non distinguono una barca da una mietitrebbia”, afferma Spairani. Insomma, serve un po’ di competenza specifica, perché uno yacht non è un’auto. Il rischio non è il furto, caso rarissimo, ma i danni che può subire o provocare.

Le cosiddette polizze corpi, invece, sono quelle che dovrebbero tutelare maggiormente gli armatori. Non prevedono, infatti, la sola responsabilità civile, ma anche il rimborso per i danni subiti, parziali o totali nel caso di affondamento. Attenzione però che non contemplino l’esclusione dei danni catastrofali, altrimenti si rischia, come è successo a qualcuno a Rapallo, che nonostante la barca avesse una polizza corpi, non si ottenga il rimborso dei danni.

C’è un’altra insidia e ce la svela sempre Ruggero Spairani. E’ sempre più diffusa l’abitudine di far firmare la rinuncia alla rivalsa. Di cosa si tratta? E’ come se il porto dove si va ad ormeggiare ti dicesse che si tratta di un “parcheggio non custodito”. In pratica, se succede qualcosa, non ci si può rivalere verso il porto.

A Rapallo e al Carlo Riva non è così. A nessuno è mai stato chiesto di firmare la rinuncia alla rivalsa. Ma, a Bocca di Magra, per esempio, dopo i disastri causati dalla meteo negli anni scorsi, non c’è più un ormeggio disponibile se non si firma la rinuncia alla rivalsa. Tutti i porti e i pontili hanno adottato questa pratica.

E la stessa cosa succede sempre più spesso nei cantieri che si occupano di rimessaggio. Quando porti la barca a fare carena o per fare lavori di manutenzione, prima ti chiedono di firmare la manleva delle responsabilità. E ovvio che se questa pratica si diffonde, gli armatori si chiedano a cosa serve pagare un’assicurazione. “Noi a Rapallo abbiamo undici barche affondate e una ventina con danni da circa 500 mila Euro, racconta Ruggero Spairani. Appena i documenti sono a posto procediamo ai rimborsi e, in alcuni casi, abbiamo perfino dato degli anticipi per le spese di recupero e smaltimento”.