L’incredibile storia Della Repubblica delle Rose L’incredibile storia Della Repubblica delle Rose
Andate a cercare sulla mappa: 44°09′50″N 12°43′12″. Troverete, adesso, a poca distanza tra loro, le piattaforme metanifere dell’Agip Azalea A e Azalea B. Quel punto... L’incredibile storia Della Repubblica delle Rose

Andate a cercare sulla mappa: 44°09′50″N 12°43′12″. Troverete, adesso, a poca distanza tra loro, le piattaforme metanifere dell’Agip Azalea A e Azalea B. Quel punto dell’Adriatico è però ben noto alla storia come il luogo dove sorse, è affondò, l’Isola (indipendente) delle Rose. A crearla, nel 1968, fu l’ingegnere Giorgio Rosa, scomparso poco giorni fa a Rimini, all’età di 92 anni.

Il vero nome della Repubblica in realtà era Insulo de la Rozoj perché lì, una piattaforma di 400 mq a 12 miglia dalla costa – per l’esattezza 500 metri al di là del confine delle acque territoriali italiane – si parlava esperanto.
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 c’erano una moneta autoctona, il Mill, si stampava una linea filatelica e non mancava una bandiera (con tre rose bianche in campo rosso).francobolli_dellisola_delle_rose

L’idea dell’ingegner Rosa era quella di creare uno stato indipendente, di staccarsi dal tricolore (ideale già perseguito quando aderì alla Repubblica di Salo’) e di finanziarsi aprendo ristoranti, negozi e souvenir in arrivo dalla vicina e frequentatissima – soprattutto da tedeschi – Rimini.
Al momento dell’inaugurazione (primo maggio 1968, data ad alto contenuto simbolico) grande banchetto a bordo della piattaforma con le sei famiglie fondatrici: il proposito era di costruire altre tre piani, sopra a quella piattaforma di tubi e cemento progettata, ma è inutile dirlo,  proprio dall’Ingegner Rose. L’idea era, come è facile immaginare, anche quella di ricreare un piccolo mondo autonomo anche fiscalmente, sul modello di San Marino o Principato di Monaco.

L’impresa ebbe un grande ritorno mediatico, ma durò poco. Ai tempi se ne parlò e speculo moltissimo. La piattaforma era presa d’assalto da curiosi che volevano visitarla, o che semplicemente ci giravano intorno con qualsiasi tipo di imbarcazione. Giravano anche voci che ci fossero casinò e case chiuse, e addirittura che ospitasse una base per i sottomarini sovietici.

In realtà, al di là delle leggede, tutto ciò non avvenne, anche perché in quell’occasione lo stato  italiano fu rapidissimo ad intervenire. Già il 25 giugno arrivarono vedette e pilotine di capitaneria di porto, polizia, carabinieri e guardia di finanza. La Repubblica delle Rose era isolata dal resto del mondo, l’approdo assolutamente vietato. L’Italia vince facilmente il suo primo  conflitto territoriale da dopo la seconda guerra mondiale.

Inizia però una guerra burocratica, con appello al presidente della Repubblica e ricorso al Consiglio di Stato, ma gà nel febbraio 1969, 527 chili di tritolo, 50 di plastico, duemila metri di miccia detonante deposte dal IX Reggimento d’Assalto Paracadutisti Col Moschin abbattono (a fatica, stando alle cronache di allora) la piattaforma.

Un’idea furba e non priva di fascino, da cui è stato tratto un bel documentario, Isola delle rose, Insulo de la rozoj – La libertà fa paura diretto da Stefano Bisulli e Roberto Naccari e che ha anche ispirato Walter Veltroni, nel suo ruolo di romanziere, per il suo libro di formazione L’isola delle Rose.