È l’ora della solidarietà, l’editoriale di Franco Michienzi È l’ora della solidarietà, l’editoriale di Franco Michienzi
La Nautica da diporto sta vivendo nel Tigullio una delle pagine più drammatiche della sua storia. Il mare con la sua forza mitica e ingovernabile... È l’ora della solidarietà, l’editoriale di Franco Michienzi

La Nautica da diporto sta vivendo nel Tigullio una delle pagine più drammatiche della sua storia. Il mare con la sua forza mitica e ingovernabile ha distrutto il molo di Porto Carlo Riva. I danni sono incalcolabili. Abbiamo promosso una raccolta fondi per sostenere i lavoratori marittimi di Rapallo

di Francesco Michienzi

La natura ha mille modi di esprimere la sua spaventosa potenza, alcuni gestibili dall’uomo, altri ingovernabili, altri semplicemente impressionanti, come a Rapallo dove il mare ha manifestato una forza inaudita. Buona parte delle barche che erano ormeggiate nel porto sono state distrutte da onde di oltre 10 metri di altezza che hanno colpito per ore le scogliere, rompendo con una forza spaventosa la diga alta 6,5 metri e lunga 300 metri.

Nel Tigullio e in molte altre aree del Mediterraneo si è vissuta una sensazione di impotenza e di terrore con onde enormi. Urla, barriere portuali distrutte e barche portate via. Sembrava la scena di un film, ma al Porto Carlo Riva di Rapallo era tutto vero. Il mare si era ingrossato, il vento da Sud sferzava da ore e il Chocolate aveva preso a sbattere a dritta e a manca come un fuscello, nonostante i 27 metri di scafo e il solido ormeggio.

«Era andata giù la diga e stava saltando tutto. Ho tenuto fino a quando è volata via la bitta e la barca mi stava lasciando…».

Nelle parole del comandante Luca Canessa c’è un senso di incredulità, di impotenza e di amarezza di fronte alla forza distruttrice della natura. «Non c’era modo di tornare a terra dalla banchina: onde, vento e acqua ovunque. Dopo aver fissato due cime del vicino di barca, sono così salito con qualche difficoltà a bordo del Sakaradi Al-Fayed dove c’erano il comandante e il suo equipaggio. E dove uno alla volta arrivavano i marinai di altre barche perché quella sembrava la più sicura».

Ma poi anche il grande veliero ha iniziato a cedere e a sbattere, finendo per picchiare sul Suegno di Pier Silvio Berlusconi, uno dei mega yacht più lunghi del porto, il primo della fila. «A quel punto siamo scesi sulla banchina, ad aspettare i soccorsi. Ho preso una cima e l’ho legata ai pali dei lampioni in modo che tutti potessero tenersi. Eravamo in 21, in balia delle barche e le barche in balia delle onde. Potevano travolgerci da un momento all’altro». 

Storie di uomini e di cose in uno scenario apocalittico con decine di superyacht, motoscafi e barche a vela di tutte le dimensioni schiantate sulla scogliera del lungomare, intorno a quella dell’antico castello, simbolo della cittadina ligure, e sulla spiaggia. C’erano, fra gli altri, Stefano del Darling Boys, Massimo dell’Ocho Rios, Giancarlo del Testone di Marco Testa, i marinai del Sakara con il loro comandante Stefano, 64 anni, Luca del Chocolate. Si sono ritrovati tutti insieme attaccati a una cima, uniti dalla sventura, mentre gli yacht rompevano gli ormeggi uno alla volta.

«E venivano letteralmente scaraventati verso la riva di Rapallo. Alle due di notte, quando il vento ha dato una tregua, sono arrivati gli uomini rana dei Vigili del fuoco e ci hanno portato via un po’ per volta». Mentre lo dice, Canessa guarda il golfo di Rapallo: il Suegno semisommerso, il Sakarapiegato su un lato, il Chocolate finito sotto l’antico Castello, il Darlinge il Mar di Giava spiaggiati come capodogli senza vita in mezzo a decine di imbarcazioni. Una vera e propria strage di yacht.

«Su 334 barche presenti in porto, 105 sono affondate, 34 spiaggiate, 74 scomparse, probabilmente in fondo al mare».

Traccia così un bilancio la direttrice del porto Carlo Riva, Marina Scarpino. Un evento catastrofico che ci riporta sempre allo stesso punto dove sono gli uomini con il loro coraggio e le loro paure che scrivono le pagine più vere della nostra esistenza. Gente di mare che dobbiamo guardare con rispetto e ammirazione, gente da non lasciare sola nella ricostruzione del porto e del ripristino delle loro condizioni di lavoro.

Facciamo sentire il nostro affetto con atti concreti di solidarietà, Barche ha promosso una raccolta fondi per aiutare le famiglie di coloro che hanno perso il lavoro a causa di questo disastro.

(È l’ora della solidarietà, l’editoriale di Franco Michienzi – La tragedia del Porto Carlo Riva –  Barhemagazine.com – Novembre 2018)