Porti turistici: il governo tradisce UCINA Porti turistici: il governo tradisce UCINA
Nella manovra economica in discussione in Parlamento in questi giorni, il Governo si dimentica di cancellare l’aumento retroattivo del canone demaniale per i porti... Porti turistici: il governo tradisce UCINA

Nella manovra economica in discussione in Parlamento in questi giorni, il Governo si dimentica di cancellare l’aumento retroattivo del canone demaniale per i porti turistici

di Niccolò Volpati

Sembrava l’inizio di una bella e duratura storia d’amore e invece… tra il Governo e Ucina è già finito l’idillio. In molti abbiamo creduto che fosse vero amore. Così ci era sembrato durante l’ultimo salone di Genova, quando diversi ministri hanno fatto passerella prima, durante e dopo la kermesse. Alla conferenza stampa di presentazione del Nautico c’era addirittura un sottosegretario (Edoardo Rixi) sul palco della presidenza insieme ai vertici di Ucina e ai rappresentanti delle Istituzioni (Regione Liguria e Comune di Genova). E in questi mesi Ucina non ha mai smesso di tessere elogi per l’interessamento al comparto da parte del governo Lega-Cinque Stelle.

Alla prova dei fatti però l’amore non è sembrato poi così corrisposto. Qual è il pegno d’amore che si aspettava Ucina? Da tempo aveva incontrato il sottosegretario Rixi e altri esponenti del Governo per ottenere che nella legge di bilancio, in approvazione in Parlamento in questi giorni, si risolvesse un’annosa questione che opprime i porti turistici.

Si tratta una controversia assurda e vessatoria. Nel 2006, infatti, il Governo Prodi approvò una norma che consentiva di aumentare i canoni demaniali fino al 400%. Fino qui, tutto sommato, niente di strano. Il problema è che la norma prevede che possano essere aumentati i canoni anche retroattivamente, non solo da qui in poi.

Che cosa significa? Quando un privato, come accade nella maggior parte dei casi, vuole realizzare un porto turistico, sancisce un accordo con lo Stato. Il demanio, ovvero il tratto di costa su cui sorgerà il porto, infatti, è pubblico. Lo Stato, attraverso la regione o per delega il Comune, lo dà in concessione per un certo numero di anni. In cambio, il privato ha l’obbligo di costruire l’opera a sue spese. Deve anche pagare un canone annuale e ha diritto di rientrare dell’investimento e delle spese, affittando i posti barca che ha realizzato. Di solito le concessioni durano almeno per 50 anni, in modo da consentire alla società privata che ha costruito il porto, di pareggiare entrate e uscite nel proprio bilancio. Alla fine della concessione, il bene, ovvero il porto turistico e il tratto di demanio interessato, ritornano di proprietà dello Stato.

Il problema è l’applicazione retroattiva dei canoni demaniali perché si dà la possibilità a un Comune di chiedere l’aumento fino al 400% anche per gli anni passati. Si cambiano cioè le regole in corso d’opera. Nemmeno il Principe Giovanni e lo sceriffo di Nottingham erano arrivati a tanto. E non è un caso isolato. E’ partito per primo il Comune di Rimini, ma ora sono già 25 i contenziosi aperti tra lo Stato (o i Comuni) e i porti turistici.

E, cosa ancora più assurda, il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale hanno emesso delle sentenze che sanciscono che i canoni demaniali possano essere aumentati, ma non retroattivamente. Ma tutto ciò non basta, tanto che l’Agenzia delle Entrate, che pretende l’esborso dei canoni arretrati, ha perfino bloccato i conti correnti di alcuni porti turistici.

Una situazione paradossale e tipicamente italiana che rischia di far perdere posti di lavori agli addetti dei Marina e di far scappare i privati che intendono investire realizzando infrastrutture per la nautica da diporto. “Gli investitori vogliono solo una cosa – afferma l’architetto Silipo, Presidente di Arco Engineering, una società leader in Italia nella progettazione di porti turistici – vogliono fidarsi del pubblico. Quando si stipula un contratto di concessione che dura almeno 50 anni, il contratto va rispettato. Non si possono cambiare le regole del gioco, altrimenti i privati non hanno certezze. E’ difficile realizzare un business plan se a metà della concessione si cambiano i canoni demaniali e lo si fa perfino retroattivamente”.

Tutto faceva pensare che la questione si sarebbe risolta. Bastava un po’ di buon senso e una memoria un po’ meno corta. Sembrava la volta buona e invece nel maxi emendamento che ha sostituito per intero la legge di bilancio, che è stato votato al Senato con la fiducia il 23 dicembre, non c’è traccia dello stralcio di questi contenziosi. In queste ore la legge di bilancio è in approvazione alla Camera, ma i tempi sono stretti ed è difficile che ci possano essere ulteriori passaggi parlamentari prima dell’approvazione definitiva.

(PORTI TURISTICI: IL GOVERNO “TRADISCE” UCINA – Barchemagazine.com – Dicembre 2018)