Piero Formenti Piero Formenti
Una storia d’imprenditoria di successo tipicamente italiana che poggia su valori molto solidi. La Zar Formenti costruisce in Lombardia gommoni da 3,5 a 10... Piero Formenti

Alla conquista del mondo

Una storia d’imprenditoria di successo tipicamente italiana che poggia su valori molto solidi. La Zar Formenti costruisce in Lombardia gommoni da 3,5 a 10 metri 

PIERO FORMENTI, CLASSE 1958, IL PROFUMO DEI SAPORI INTENSI E DELLA GOMMA LO HA RESPIRATO sin da piccolo, nonno droghiere a Motta Visconti e padre direttore di produzione della Reeves, un’azienda che realizzava negli anni settanta tessuti gommati e una piccola serie di battelli pneumatici smontabili a prua quadrata. Alla Reeves lavorava anche Walter Breventani, padre di William che negli anni ottanta fondò la Bwa. Storie di famiglie e di aziende che si frequentavano e si intrecciavano. «Portavo in giro sulla moto per le strade del paese William che aveva una massa di capelli enorme. Da ragazzini andavamo a pescare nel Ticino». – Ricorda Piero –  «Ci siamo persi e, dopo alcuni anni, ritrovati a fare lo stesso lavoro e in tutto questo tempo la nostra stima reciproca è rimasta immutata. Per le vacanze mio padre usava un battello pneumatico della Reeves di 5 metri con un motore fuoribordo di 25 cavalli». Nasce così una vera e propria passione per i gommoni, «Più visitavo l’azienda che dirigeva mio padre e più mi appassionavo alla materia». – Continua Formenti – «A 20 anni ho costruito il mio primo gommone di 4,90 metri con chiglia smontabile. Dopo questa esperienza amatoriale mio padre favorì la mia passione e nel 1979 con 90 mila lire mi sono iscritto all’associazione artigiani come ditta individuale. Nei primi anni costruivo nell’autorimessa di casa dopo averla ingrandita». Un po’ come fecero Steve Wozniak e Steve Jobs che, nel garage della villetta al 2066 di Crist Drive a Los Altos in California, realizzarono i primi computer che oggi i collezionisti di cimeli sono pronti a pagare cifre da capogiro. «Costruivo due o tre gommoni in un anno. Nel ’82, dopo la sperimentazione, abbiamo affittato un capanno di duecento metri quadrati dove costruivamo quattro modelli da 3,20 a 4,80 sempre con chiglia smontabile». Quello con il padre è stato un rapporto basato su principi molto solidi. «Mio padre mi ha dato un grande supporto fatto di conoscenze e di valori etico morali, con lui non c’era conflitto».

La base poggia sulla filosofia socratica e non su quella dei sofisti: «Cerco la verità, non voglio avere ragione per forza. Il suo motto era: meglio arrossire oggi che impallidire domani. All’inizio l’idea di camminare da solo mi spaventava, ma lui mi ha dato il coraggio e la forza di farlo». Il 1986 è l’anno della prima partecipazione al Salone Nautico di Genova con la linea Makò e carena in vetroresina. «Eravamo solo tre dipendenti, in poco tempo siamo arrivati a tredici, oggi siamo 23, ma nel 2008 eravamo in 43. Abbiamo creato subito una rete di vendita, puntando sulla ricerca maniacale dell’eccellenza, l’uso dei migliori materiali al mondo come il tessuto gommato Orca, gelcoat e resine di qualità. Piero Formenti ci racconta con una punta d’orgoglio i passi significativi della sua storia di imprenditore nautico: «Il vero salto in avanti lo abbiamo fatto con il progetto brevettato degli Zar nel 1993 che comprende la prua in vtr strutturale, due tunnel laterali autoportanti in carena e un gavone particolare a poppa, specchio di poppa a filo dei coni che consente, a parità di lunghezza, di avere una carena più lunga che naviga meglio. Tutta la produzione è in Italia perché produrre all’estero comporta il rischio di mettere il nostro now how a repentaglio e noi vogliamo un controllo di qualità totale perchè crediamo molto nel Made in Italy». Nel 2004 arriva il figlio Luca che ha dato un bel impulso allo sviluppo dell’azienda, entrando nella compagine sociale nel 2009. Il rapporto con il figlio è più complesso rispetto a quello che Piero ebbe con suo padre: «Luca si è inserito in una situazione già esistente ed entrare in azienda come il figlio del proprietario è sempre difficile, ma la sua capacità di vedere le cose da altri punti di vista è stata una chiave vincente. Un rapporto competitivo genera anche conflitti, che poi si compongono ottenedo i risultati migliori per l’azienda e per il prodotto». Il dualismo tra padre e figlio è spesso difficile da accettare, ma crea e produce un’energia utile allo sviluppo dell’impresa. «Grazie al suo lavoro ho la possibilità di stare fuori dall’azienda per ampliare la rete commerciale e ricoprire ruoli istituzionali come quelli di membro del consiglio direttivo di Ucina e quello di vice presidente di Ebi, l’associazione che rappresenta l’industria nautica in Europa e promuove iniziative e progetti a supporto delle imprese del settore e dei diportisti europei. La nostra è una family company dove è importante anche il ruolo di mia moglie Donatella che si occupa della gestione amministrativa». Tutte le innovazioni introdotte portano la Zar Formenti ad avere nel 2008 43 dipendenti con sei milioni di fatturato e 400 battelli prodotti in un anno. Nel 2008 arriva la grande crisi dell’economia mondiale: «Abbiamo commesso un errore di valutazione e, illusi dalla ripresa del 2010 pensando che la crisi fosse finita, abbiamo fatto grossi investimenti senza curarci eccessivamente dei costi da ottimizzare». Il fatturato dai 6 milioni e cento del 2008 è sceso drasticamente: 4,5 milioni di euro nel 2009, 4,8 nel 2010, 5,1 nel 2011, 4,100 nel 2012, 3,9 nel 2013 e 4,5 milioni di euro nel 2014.

Reaching the Top

A typical Italian story of a  successful business,  founded on very solid values. In the Lombardia region the Zar Formenti builds ribs from 3.5 up to 10 meters

PIERO FORMENTI, BORN IN 1958, HAS BEEN BREATHING IN THE SCENTS OF INTENSE FLAVORS AND OF RUBBER ALL HIS LIFE. His grandfather had a spice shop, while his father was production manager at Reeves, a company which produced rubberized fabrics and infla-
table, square-prowed dinghies in the 1970s. Also working at Reeves was Walter Breventani, the father of William Breventani, who founded BWA in the 80s. The stories of their families and companies are intertwined. «I used to take William with his huge mass of bushy hair around on the back of my motorcycle through the streets of town. When we were kids, we used to go fishing in the Ticino», Piero recalls. «We had lost touch for a while but a few years later found out we were both working in the same field and that after all this time our mutual respect and admiration was as strong as ever. My dad used to have a 5-meter Reeves inflatable boat equipped with a 25 hp outboard engine». This was the beginning of a true passion for
inflatables. «The more I visited the company my dad was running, the more excited I got about the product», continues Formenti. «When I was 20 I built my first 4.9 meter gum boat with a collapsible keel. After this experience as an amateur, my father started to encourage me and in 1979, I paid the 90 thousand lira membership fee to join the craftsmen’s guild as a one-person business. In the beginning, I was making my boats in my parents’ expanded garage», – a story reminiscent of what Steve Wozniak and Steve Jobs did in the garage of 2066 Crist Drive in Los Altos, California, when they put together those first computers, today collectors’ items worth a fortune. «We made two or three dinghies a year. In ’82, after experimenting a bit, we rented a two-hundred square meter warehouse where we built models measuring between 3.2 to 4.8 meters, each with a keel which could be taken apart». His relationship with his father was solid and rooted in sound principles. «My father provided me with a strong foundation based on knowledge and moral, ethical values. Our relationship was never conflictual. His motto was, ‘better to blush today than to grow pale tomorrow.’ At first, I was a little afraid to go ahead on my own, but he encouraged me which gave me the strength to do it».

In 1986 he participated in the Genoa Boat Show for the first time, showing his fiberglass-hulled Makò line. «There were only three of us working for the company at the time. Soon after, there were thirteen. Today there are 23, but in 2008 we numbered 43. We set up a sales distribution network right away and we were obsessed with creating the best product possible, using top materials like Orca rubberized fabric, high-quality gelcoats and resins, and construction techniques using internally and externally jointed tubular elements. Piero Formenti proudly tells us about some of the most significant moments in his career in the nautical industry. «Our biggest leap forward was when we patented the Zar line in 1993, with its structural VTR prow, twin lateral self-supporting tunnels in the hull and a particular locker at the stern. The transom flush was with the cones which meant that compared to other vessels of the same length, the hull was longer and thus easier to handle. The product is entirely Italian-made because outsourcing abroad could mean putting our knowhow at risk. We want to be totally in charge of quality control because we are firm believers in the value of the ‘Made in Italy’ label». In 2004, his son Luca began working for the company, giving an added boost to development. He joined the partnership in 2009. Piero’s relationship with his son is a bit more complex than the one he had with his father. «Luca came into a company that was already established. It’s always kind of difficult to come into a company as the owner’s son, but his ability to see things from different perspectives was the key to his success. A competitive atmosphere may generate conflict, but this can translate into better results for the company and the product». The contrast between father and son is sometimes difficult to accept, but it creates and fosters the kind of energy that keeps a business going and growing. «Thanks to his work, I am now able to work away from the office to expand our sales network and fulfill my duties as part of sector institutions, such as being on the board of UCINA and being vice-president of EBI, the association that represents the nautical industry at a European level and promotes initiatives and projects supporting business working in the sector as well as European recreational boaters. Ours is a family-run company, where my wife Donatella’s role, as business administrator, is as essential as my own».

All the innovations introduced at Zar Formenti led them to have as many as 43 employees in 2008, producing 400 boats a year, with a turnover of 43 six million euro. In 2008 came the great, world-wide economic crisis. «We made a mistake in judgment in 2010 when the economy seemed to be recovering and invested heavily without paying enough attention to controlling costs». The 2008 turnover of 6,1 million fell drastically: 4,5 million in 2009, 4,8 in 2010, 5,1 in 2011, 4,1 in 2012, 3,9 in 2013 and 4,5 million euro in 2014. Today this company from Motta Visconti produces 30 mo-
dels ranging in length from 3.5 to 10 meters, sold in 35 countries including the USA, Singapore and Australia.

(Aprile 2015)

  • formenti piero
  • A3-2
  • Zar 87 Nav. (82)