Pierangelo Andreani, il design? La scintilla per creare in serie Pierangelo Andreani, il design? La scintilla per creare in serie
Allargare gli orizzonti è per Pierangelo Andreani un vero e proprio mantra. Concreto ed essenziale arriva sempre centro di un progetto con estrema naturalezza.  di... Pierangelo Andreani, il design? La scintilla per creare in serie

Allargare gli orizzonti è per Pierangelo Andreani un vero e proprio mantra. Concreto ed essenziale arriva sempre centro di un progetto con estrema naturalezza. 

di Niccolò Volpati – photo Andrea Muscatello

 “Andreani, smetta di fare i suoi disegnetti, non siamo mica alla Pininfarina!”. Veniva redarguito così da uno dei suoi professori il giovane studente Pierangelo. E lui, alla Pininfarina, ci è andato davvero. Ci arrivò nei primi anni settanta, dopo un anno e mezzo di lavoro al centro stile della Fiat a Torino. «La mia grande fortuna è stata quella di saper disegnare bene», racconta. Allora, infatti, non c’erano le scuole per designer.

Pierangelo Andreani

Oceanis Yacht 62

Il destino era quello di iscriversi alla facoltà di architettura, ma Pierangelo Andreani voleva andare a “bottega” e fare esperienza. Non era molto attratto da una università dove imperava il sei politico. Così, dopo il diploma, iniziò a mandare curriculum e, per insistenza della mamma, ne inviò uno anche al centro stile Fiat.

Fece un provino anche da Pininfarina, ma gli dissero che avevano appena preso altri due giovani. Così accettò la chiamata della Fiat. «Lì affinai la tecnica – ricorda – perché si faceva il disegno e subito dopo c’erano i modellisti che con il gesso realizzavano il modello uno a uno di quello che avevi disegnato».

Allora si lavorava così. Non c’erano né computer, né software. Al centro stile Fiat Andreani fece il modellino uno a dieci della Fiat Ritmo. L’auto fece il suo debutto esattamente quarant’anni fa, nel 1978, quando Pierangelo, al centro stile Fiat, non c’era già più, era stato richiamato da Pininfarina. «Fu la mia salvezza, dopo un anno e mezzo non ne potevo già più della Fiat, racconta. Il clima per i designer non era bello. La Fiat era la patria dei raccomandati e il direttore era stato imposto perché il padre aveva un’importante carrozzeria di auto».

Pierangelo Andreani

Mauro Del Pelo e Pierangelo Andreani

Da Pininfarina, invece, si respirava un’aria completamente diversa. «La prima cosa che mi hanno chiesto fu, ironia della sorte, di disegnare le ruote della Ritmo», prosegue Andreani.

In questo nuovo ambiente inizia ad allargare i suoi orizzonti perché non si limita a disegnare solo auto, ma spazia anche in altri settori. A quei tempi la parola design era associata solo al mondo dell’auto. «Se dicevi che disegnavi un mobile o una poltrona, ti guardavano come se fossi un extraterrestre», afferma Andreani.

E invece, un po’ per volta, anche grazie a centri stile come Pininfarina, il design si è imposto in tutti i settori industriali. Date queste premesse, durante la nostra intervista, mi viene naturale formulare la domanda da cento punti e gli chiedo che cosa sia il design.

Pierangelo Andreani prende tempo, sospira e poi mi dice: «Il design è la scintilla che serve per mettere in produzione un prodotto seriale».

Ottima risposta. Più ci penso e più credo che abbia ragione. In passato mi è capitato di intervistare molti designer e confesso che mi sarei aspettato una risposta più fumosa. Una di quelle risposte che ti devi segnare con precisione sul taccuino perché, in realtà, non hai capito che cosa ti stanno dicendo. Andreani non è così.

È molto concreto e anche semplice da comprendere. Anzi, di più. Fa apparire semplici quelle cose che ti sembravano complesse. «Nella nautica penso che ci siano gli artisti e i designer. Gli artisti sono quelli che disegnano barche da 60 metri in su».

Pierangelo Andreani

Monte Carlo 37

Questo perché non hanno particolari vincoli e sono più liberi di creare. Forse l’unico limite è quello di soddisfare le richieste dell’armatore, che, a volte, sono un po’ bizzarre, ma non si confrontano con i commerciali, i responsabili marketing e i direttori di produzione.

Lavorare per un cantiere che fa i grandi numeri significa, invece, confrontarsi con molte persone e, necessariamente, scendere a compromessi. Prima di iniziare a tracciare una riga, un designer riceve molte indicazioni: quanto deve misurare la barca, quanto deve pesare, a quale tipologia deve appartenere, quanti posti letto deve avere e, soprattutto, quanto deve costare la produzione.

«Il lavoro di oggi è molto legato alla sfera economica», afferma Andreani. «Quando mi hanno chiesto di rinnovare la gamma dei trawler di Bénéteau era tassativo il rispetto dei limiti di spesa. E alla fine ci siamo riusciti. Non è stato facile perché devi tirar fuori un prodotto valido, di qualità, ma capace, al tempo stesso, di evitare sprechi».

Fountaine-Pajot MY 44

E la Bénéteau deve essere rimasta molto soddisfatta del lavoro di Pierangelo Andreani visto che dopo il 30, gli ha commissionato il 35, che ha visto la luce un anno fa, e ora è impegnato nel progetto del 45 che sarà pronto l’anno prossimo.

pierangelo andreani 44

Fountaine-Pajot MY 44

Ultimamente per il cantiere francese ha anche progettato la sua prima barca a vela con la realizzazione dell’Oceanis 62. Andreani ha una lunghissima esperienza, non solo in tutti i settori industriali immaginabili, dalle auto, alle moto, alle biciclette, ai tosaerba, alle macchine per il caffè, ma anche nella nautica.

Il primo cantiere per cui ha lavorato è stato Cranchi e il sodalizio è durato a lungo. Tutte le barche realizzate dal 1975 al 2004 sono state progettate da lui. Mi viene, pertanto, naturale chiedergli quale differenza ci sia per un designer nel progettare una barca per Cranchi o per Bénéteau.

«Quando lavoravo per Cranchi, il referente era uno solo – spiega – e se aveva le idee abbastanza chiare, era piuttosto facile riuscire a soddisfarlo. Con Bénéteau si ha a che fare con un team e quindi è necessario, già in partenza, un lavoro di mediazione tra diverse esigenze». 

Un grande gruppo, infatti, ascolta le indicazioni dei dealer, dei commerciali e dei responsabili del marketing. E non è nemmeno detto che non ci sia un avvicendamento di ruoli prima che sia finito il progetto. Tutto quindi è continuamente soggetto a verifiche e revisioni.

Il vantaggio però è quello di poter fare uno studio più approfondito. «Bisogna essere sempre curiosi – mi spiega – mai accontentarsi. Un designer deve sapere tutto sui materiali, su come si stampano, quanto costano e quali vantaggi offrono. Solo in questo modo saprà confrontarsi con un team di professionisti molto preparato».

Il vantaggio di un grande cantiere è anche quello di avere a disposizione tante competenze che possono studiare soluzioni innovative. Perché, in fondo, abbiamo capito da Pierangelo Andreani che un designer ha il compito di introdurre delle novità, ma non troppe. Una barca nuova deve essere migliore della precedente, senza stravolgerla. Quasi come se si trattasse di un naturale processo di evoluzione.

(Pierangelo Andreani – Marzo 2018)

 

 

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