Philippe Briand, padre di 12.000 barche… Philippe Briand, padre di 12.000 barche…
Il designer francese Philippe Briand ha firmato nella sua storia barche meravigliose per i più importanti cantieri del mondo  di Dario Schiavo, foto Gullaume Plisson Molte volte, quando... Philippe Briand, padre di 12.000 barche…

Il designer francese Philippe Briand ha firmato nella sua storia barche meravigliose per i più importanti cantieri del mondo 

di Dario Schiavo, foto Gullaume Plisson

Molte volte, quando si guarda una barca ormeggiata in porto, all’orizzonte sul mare o regatare per vincere l’America’s Cup, ci si concentra su una miriade di particolari, ma poche volte si pensa alla persona che c’è dietro quel progetto.

Per questo abbiamo voluto intervistare uno dei designer di imbarcazioni più famosi al mondo: Philippe Briand. Francese, originario di La Rochelle, al giorno d’oggi soprannominata la Silicon Valley della vela, dalla sua matita sono nati importanti progetti di imbarcazioni a vela e a motore, molto conosciuti nel settore della nautica internazionale.

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Vitruvius

Chi, tra gli appassionati di nautica, specialmente di vela, non conosce e magari ha avuto la fortuna di navigare a bordo di una barca Bénéteau, Jeanneau o Perini Navi? Ecco, pensate che Philippe ne ha firmate più di dodicimila!

Philippe sembra avere il mare scorrere nelle sue vene. Lui è nato e cresciuto tra le barche di La Rochelle. È figlio di amanti della vela e delle regate dell’America’s Cup. I primi schizzi di barche Philippe li disegna prestissimo, a soli 11 anni, sognando scafi in grado di solcare il mare in modo più performante degli altri. Dopo 5 anni, ha terminato il suo primo vero progetto: uno IOR Quarter Tonner di 25 piedi per un cantiere di Alicante.

«Dai primi disegni sono arrivati i primi grandi progetti, quelli che hanno portato alla costruzione di barche che hanno vinto il Campionato mondiale. Ben otto hanno partecipato da sfidanti all’America’s Cup e una, la Mari-Cha IV, nel 2003 ha stabilito il record della traversata atlantica in 6 giorni, 17 ore e 52 minuti e mi sono tutte rimaste nel cuore» – mi dice ridendo mentre, confessa, sta disegnando uno scafo di 60 piedi.

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Exuma

L’attimo fuggente che ha segnato la sua carriera si traduce con l’incontro con Pelle Petterson, designer di auto e architetto di barche, tra cui quella svedese che ha partecipato all’America’s Cup.

«Ho avuto la fortuna di lavorare con lui durante uno stage nel suo studio in Svezia e questa breve collaborazione è stata fondamentale per catturare una visione globale della progettazione che non ho più dimenticato». 

 «Nel progetto e nella costruzione di una barca – spiega Philippe –  il designer deve avere una visione globale dell’imbarcazione. All’inizio mi occupavo di disegnare solo lo scafo, ma poi, quando ho cominciato a progettare barche per le regate, ho dovuto pensare anche ai bisogni dell’equipaggio e alla sicurezza in navigazione. La visione si è ulteriormente allargata con i disegni dei superyacht che mi hanno costretto a considerare il progetto anche sotto il profilo dei costi di produzione, pur mantenendo una certa estetica e concentrandomi sul design, il cuore del mio lavoro».

Oggi Philippe Briand si sta occupando della progettazione di quattro barche a motore da 52, 56, 58 piedi con Feadship e un 80 metri con Turquoise, che sono già in cantiere. Oltre a una sola, si fa per dire, imbarcazione a vela di 50 metri.

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50 M Explorer

Racconta orgoglioso anche del multi-premiato sailing yacht di 70 metri Sybaris e di altri progetti per Jeanneau. Per darci il polso della situazione, Philippe racconta che i cantieri nei quali queste barche vengono create sono per la maggior parte europei e i clienti sono quasi tutti americani.

Una domanda che ci stanno rivolgendo i numerosi appassionati di superyacht è il motivo della flessione registrata negli ultimi anni delle vendite di grandi velieri al di sopra dei 40 metri. Gliene parlo e lui mi risponde: «Ormai quel mondo è fatto solo di gente appassionata – arringa –  quella della vecchia generazione, cresciuta nella cultura della vela, che sa riconoscere un prodotto sofisticato. Una clientela che, però, piano piano sta scomparendo. La generazione di oggi – continua – non possiede più quella cultura e non riesce a comprendere le differenze che una barca a vela offre rispetto ad una barca a motore».

Per quanto riguarda gli interessi fuori dal lavoro, Philippe Briand afferma di essere un grande lettore di libri, però nulla è più importante della sua attività di progettista che gli occupa la maggior parte del tempo e della mente.

«La mia vera passione è il mio lavoro». E chiosa: «è la passione che mi fa lavorare. L’unico piccolo rimpianto – dice ridendo – è il poco tempo che mi resta per andare per mare», ma ci racconta di aver partecipato ad un campionato del mondo due anni fa a La Rochelle, e, con un simpatico guizzo di orgoglio, svela che sono arrivati venticinquesimi su 85.

(Gennaio 2018)

 

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