Il piccolo sottomarino che viene dal futuro: Ortega Submersibles Il piccolo sottomarino che viene dal futuro: Ortega Submersibles
Un “sottomarino” nato da un esempio antico, ma anche un concentrato di tecnologia. Una bella storia di coraggio imprenditoriale e di voglia di inventare.  di... Il piccolo sottomarino che viene dal futuro: Ortega Submersibles

Un “sottomarino” nato da un esempio antico, ma anche un concentrato di tecnologia. Una bella storia di coraggio imprenditoriale e di voglia di inventare. 

di Luca Sordelli

Quasi per caso ci ho sbattuto contro, durante il METS. Uno dei tanti incontri e convegni organizzati dalla fiera per mettere in contatto gli operatori del settore: I-nnovationLAB, presentazione di Daan Pol dell’olandese Ortega Submersibles.

Si parla di un piccolo (6,5 metri) sottomarino elettrico. Ma non è solo un altro water toy per mega yacht. Nasce sicuramente per quello, e per la speleologia marina, ma è soprattutto la parte emersa di una storia lunga due anni. Una storia interessante, quasi più dell’oggetto finale in sé.  Ortega Diving_canoe barchemagazine

Pol e il suo socio Filip Jonker scoprono e si innamorano dei “Sleeping Bauty“, Motorised Submersible Canoe, realizzati dalla Marina Militare inglese durante la seconda guerra mondiale. Erano mezzi per trasportare un subacqueo in brevi esplorazioni e incursioni. Lungo poco meno di 4 metri era ad alimentazione elettrica (con batterie a 6 Volt, il motore era un 0.5 cv…), velocità massima 4,4 nodi e 3,1 di crociera per circa 30/40 miglia di autonomia. Portava con se 1,6 kg di esplosivo da applicare alle carene delle navi e degli obiettivi nemici. 

Da qui, nel 2015, parte l’idea di creare dal nulla (entrambi i “founder” non avevano nessuna esperienza in questo campo) un piccolo sottomarino che recuperi il design e la leggerezza di Sleeping Beauty. Primo obiettivo nelle menti di Ortega Company barchemagazinePol e Jonker? Utilizzarlo per andare a cercare e recuperare tesori sommersi.  

Nasce, un anno dopo, il primo prototipo Ortega. Per farlo restaurano un affascinante hangar per F16 nell’aeroporto di Twente. Ha un solo posto, ed è proprio un prototipo: i nostri due creativi imprenditori rischiano la vita un paio di volte: “Era molto veloce e aveva un’autonomia impressionate: 72 miglia. Ma da pilotare era un delirio, tenerlo dritto era quasi impossibile. Il flusso d’acqua sulla faccia del pilota gli faceva saltare via la maschera e il respiratore…“.

D’altronde anche le cronache della seconda guerra mondiale raccontano di come gli Sleeping Beauty fossero molto difficili da governare (e avevano anche un piccolo albero e una veletta da montare in caso di necessità)…

Urgeva, quindi, un rapido passo in avanti. Da un lato Dan decide di portare avanti uno stOrtega mk1c_full_sail barchemagazineudio di simulazione fluidodimanica per far si che i l piccolo parabrezza frontale devi l’acqua lontana dalla testa del pilota; dall’altro i due fondatori della Ortaga decidono  di investire gli ultimo 5.000 dollari che hanno a disposizione per realizzare un modello in 3D, di una versione a tre posti, da esporre la salone di Abu Dhabi.

L’idea si dimostra vincente. Vendono subito un sottomarino.
Il problema è che non sanno come farlo

Decidono, come primo passo, di fare un moke-up in 3D, ma questa volta scala 1:1, usando lo stesso file utilizzato per il modello. L’anno dopo nasceva il primo MK1.C Ortega a tre posti. Lui è costruito con tecniche convenzionali, a partire al VTR, ma i sedili sono realizzati direttamente in 3D, e questo permette un perfetta adattabilità alla forma di chi andrà ad utilizzarlo, e anche una certa morbidezza.

Ortega mk1c_full_sail barchemagazineCuore di tutto il sistema è il pacco batterie (sviluppate apposta dalla Ortega, sul modello di quelle utilizzate da Tesla). 378 celle raccolte in un cilindro dalle dimensioni di una bombola da sub da 15 litri per una capacità di 4.6 kWh. A bordo ce ne sono due, pesano ciascuna 32 kg. Oltre a fornire la propulsione servono anche da pompa per  svuotare dall’acqua, e a far riemergere, in 4 minuti il sommergibile. 

Altro aspetto interessante da raccontare della storia è che durante i collaudi in nelle  poco profonde e fangosissime acque Olandesi è sorto un altro grave problema: pur essendo dotato di un sonar, vista la velocità a cui navigava, con l’Ortega era impossibile muoversi senza vivere nel terrore, vista la visibilità scarsissima.Ortega Submersibles Barchemagazine

Soluzione

Una mappatura dettagliata 3D della zona interessata (come consento la maggior parte delle cartografie attuali) e poi un Sistema di Navigazione Inerziale (INS): sensori, in particolare giroscopi e accelerometri, per stimare la posizione, la velocità, le accelerazioni e l’orientamento del mezzo, senza la necessità di riferimenti esterni. Infine una maschera con realtà aumentata per il pilota
Risultato la possibilità di navigare, con estrema sicurezza e precisione, anche dove non c’è visibilità. 

LA SCHEDA TECNICA  – MK1.C Ortega Submersible
Autonomia 80 miglia
Lunghezza 650 cm
Larghezza 115 cm
Velocità in superficie 9 nodi
Velocità immerso 11 nodi
Capacità di carico 250 litri
Peso 570 kg
Posti 3

Ortega mk1c_superyacht_barchemagazine