NavalHead, professione disegnare scie NavalHead, professione disegnare scie
NavalHead, studio di progettazione navale e nautica diretto da Andrea Agrusta, da oltre 7 anni ha fatto dell’idrodinamica la sua mission. Il team, composto... NavalHead, professione disegnare scie

NavalHead, studio di progettazione navale e nautica diretto da Andrea Agrusta, da oltre 7 anni ha fatto dell’idrodinamica la sua missione. Il team, composto da giovani ingegneri navali, lavora sodo su ogni progetto per riuscire ad inventare sempre qualcosa di diverso e innovativo

di Camilla Bianchi

Andrea Agrusta, sin da quando ha fondato NavalHead, ha sempre avuto un’idea chiara su come progettare una carena efficiente: «In questi anni abbiamo progettato barche di ogni tipo, ma il nostro approccio progettuale è sempre stato diverso da quello comunemente usato, perché noi partiamo sempre e comunque dall’idrodinamica». Navalhead

Oggi, infatti, NavalHead vanta collaborazioni con i principali cantieri navali e nautici sul mercato, con un portfolio di mezzi prodotti o in costruzione veramente variegato: da motoscafi super-veloci a yacht dislocanti e semi-dislocanti, passando per moto d’acqua e mini-sommergibili.

Il filo conduttore? L’alto contenuto tecnologico dei progetti e la particolare cura per le carene, calibrando perfettamente e con efficienza la sempre maggiore esigenza di ridurre i consumi e le emissioni inquinanti, senza rinunciare a velocità e comfort. 

Fabio Marzulli, responsabile da oltre 3 anni del reparto Idrodinamica e Propulsione in NavalHead, racconta: «Il progettista deve essere innanzitutto un innovatore. Ogni nostro progetto nasce dal desiderio di creare qualcosa di nuovo e differente, con una sola parola d’ordine: efficienza. Questo obiettivo è perseguibile solo attraverso un approccio metodico al progetto ed una minuziosa analisi del dettaglio». 

Andrea Agrusta NavalHead Continua Marzulli «Ho il privilegio di seguire a 360 gradi ogni progetto ed interfacciarmi con i diversi “attori” che trasformano i nostri disegni in opere d’arte. In NavalHead non ci arrendiamo alla consuetudine, proviamo ad introdurre sempre soluzioni tecnologicamente avanzate e geometrie immerse inusuali, come ad esempio sul nuovo progetto Wake38D, yacht dislocante di 38 metri ad alta efficienza energetica e propulsione ibrida, con carena ottimizzata in Cfd».

«Su questo progetto abbiamo lavorato molto sui quartieri prodieri e poppieri, analizzando differenti combinazioni di bulbo, trim-wedge e transom ad ala di gabbiano, osando nel proporre geometrie particolari che alla fine hanno dato gli effetti sperati».

La carena di partenza presentava la geometria tipica di una carena dislocante, ovvero forme tonde, skeg ed assenza di spigoli o pattini. Individuato il range di velocità di interesse, l’iter di ottimizzazione è iniziato testando sulla carena una serie di bulbi prodieri fino a convergere sull’ottimale, in grado di generare un’onda in controfase atta a ridurre la resistenza al moto. Successivamente, per calibrare l’assetto e migliorare la scia nella zona delle eliche, è stato studiato un trim wedge poppiero.

L’analisi idrodinamica non ha riguardato solo carena ed appendici ma anche autopropulsione, quindi pressioni attorno all’elica e studio della scia che la lambisce, con relativa ottimizzazione idrodinamica pensando non all’efficienza della sola carena, ma dell’insieme carena-elica-appendici, evitando interferenze di flusso e permettendo all’elica di ricevere l’acqua in maniera ottimale. Andrea Agrusta NavalHead

Prosegue ancora Marzulli, «Sono stati sviluppati dei calcoli di tenuta al mare al fine di valutare la variazione di resistenza su onda e le accelerazioni in differenti punti della barca in modo da studiare la distribuzione ottimale degli ambienti interni, massimizzando sicurezza e comfort di bordo».

«Questo è un altro esempio di approccio diverso, poiché di solito i piani generali e la distribuzione interna sono il primo documento elaborato, mentre in questo caso gli ambienti vengono posizionati a seconda del livello di comfort su mare formato. Questo dinamismo progettuale, associato alla voglia di sperimentare e di proporre sempre soluzioni alternative, è l’aspetto più affascinante del nostro lavoro». 

(Ottobre 2017)

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