Museo Rahmi M. Koç di Istanbul, alla scoperta della storia del fuoribordo Museo Rahmi M. Koç di Istanbul, alla scoperta della storia del fuoribordo
Dei 13.500 oggetti che compongono la collezione del Museo Rahmi M. Koç di Istanbul, che ha la propria sede in un cantiere navale ottocentesco... Museo Rahmi M. Koç di Istanbul, alla scoperta della storia del fuoribordo

Dei 13.500 oggetti che compongono la collezione del Museo Rahmi M. Koç di Istanbul, che ha la propria sede in un cantiere navale ottocentesco mirabilmente restaurato, quelli legati alla storia della navigazione sono diventati nel tempo i protagonisti indiscussi di questa sorprendente raccolta privata di collectibles

di Bruno Cianci

Se gli oggetti marini più vistosi sono le molte barche in esposizione come il sottomarino Uluçalireis, che, con i suoi 94 metri, è il pezzo più grande in assoluto, tra quelli meno appariscenti all’interno Museo Rahmi M. Koç di Istanbul va segnalata una collezione di motori fuoribordo così numerosa che se venisse allineata lungo una banchina, disponendo tutti i pezzi a un metro di distanza l’uno dall’altro, essa supererebbe in lunghezza il sopraccitato sottomarino. Se visitati nella dovuta sequenza, poi, questi interessanti oggetti d’antan rendono chiara l’evoluzione stilistica e meccanica di questi accessori che hanno fatto la storia della nautica.

Non tutti sanno che il primo motore fuoribordo era elettrico. Esso fu realizzato da un gentiluomo francese di nome Gustave Trouvé (1839-1902), il quale lo installò a bordo di uno skiff sulla Senna e lo mise a punto tra il 1880 e il 1881. Considerando che le barche a motore del tempo erano dotate di caldaie e di macchine a vapore molto pesanti, pericolose e difficili da gestire, l’invenzione di Trouvé fu senza dubbio rivoluzionaria.

Ciononostante, essa non ebbe gli sviluppi prospettati per varie ragioni: gli accumulatori, per esempio, erano pesanti al punto da minacciare la stabilità delle esili imbarcazioni su cui Trouvé li aveva provati. Un altro fattore da non trascurare era la difficoltà oggettiva di ricaricare le batterie stesse.

Sebbene i primi motori fuoribordo a benzina costruiti sul finire del secolo ovviassero a molti dei problemi qui sopra elencati, neanche questi apparati ebbero successo. A cambiare il corso della storia furono due imprenditori. Il primo fu un ex studente di Yale, Cameron Waterman, che produsse ben 25mila esemplari di propulsori Porto-Motor tra il 1906 e il 1914.Museo Rahmi M. Koç v

L’altro pioniere di questo settore fu il meccanico di origine norvegese Ole Evinrude (1877-1934), che nel 1907 fondò a Milwaukee, insieme a sua moglie Bessie Cary, la Evinrude Motors, avviando la produzione dei primi fortunati modelli da 1,5 e 3 cavalli. Dopo avere venduto la ditta, che assunse l’acronimo OMC (Outboard Marine Corporation), la coppia fondò nel 1921 il marchio Elto (Evinrude’s Light Twin Outboard), che otto anni dopo si fuse con la OMC e la Lockwood per dare vita al primo grande gruppo industriale dei motori fuoribordo.

I modelli Elto più celebri furono il Cub (da 0,5 cv), il Pal (da 1,1 cv), l’Ace (da 1,4 cv) e il leggendario Super Elto, del 1928, il primo motore quadricilindrico a due tempi impiegato come fuoribordo. Dopo la morte di Ole, il gruppo acquisì anche la Johnson Outboards di Terre Haute (Indiana), destinata a sopravvivere fino al 2007, anno in cui il gruppo canadese Bombardier decise di concentrarsi solo sul brand Evinrude, pur continuando a offrire assistenza e ricambi ai clienti Johnson fino ai giorni nostri.

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Ole Evinrude

Negli anni ’30 del XX secolo videro la luce molti altri marchi, tra cui British Seagull (1931), produttore di affidabili monocilindrici a due tempi, la Mercury Marine (1939), oggi parte del gruppo Brunswick, e la McCulloch, colosso delle motoseghe e di altri articoli motorizzati per il giardinaggio.

Ci furono poi le ditte di proprietà del sodalizio Cliff Scott-H.Bruce Atwater, titolari di Champion (1935-42), Firestone (1946-57), Scott-Atwater (1946-59), Corsair (1948-57) e Hiawatha (1956-59). Nel 1948 naque la Selva Marine che commercializzò il suo primo fuoribordo nel 1963.Museo Rahmi M. Koç m

L’azienda italiana con sede a Tirano è rimasta l’unica fabbrica di motori fuoribordo europea. Nel 1955 venne inaugurata la divisione dei motori fuoribordo della giapponese Yamaha. Nel 1962 la Homelite iniziò a produrre dei fuoribordo a quattro tempi da 55 cavalli, con motore Crosley, sebbene questa tipologia di propulsore, assai più affidabile e silenziosa dei due tempi, fosse già in circolazione dagli anni ’20 in numero limitato. Poco dopo arrivarono gli altri grandi marchi giapponesi, con Suzuki e Honda in testa. Honda produsse il primo fuoribordo a quattro tempi nel 1964, seguita qualche tempo dopo dalla Suzuki che, nel 1965 lanciò sul mercato il D55, propulsore di 98 cc in grado di erogare 5,5 cavalli.

(Museo Rahmi M. Koç – Agosto 2018)

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