Mario Pedol, il giusto equilibrio della bellezza Mario Pedol, il giusto equilibrio della bellezza
Velista da sempre con una vita di successi nello yacht design. Mario Pedol insieme al suo team di Nauta Yachts ha firmato e firma... Mario Pedol, il giusto equilibrio della bellezza

Velista da sempre con una vita di successi nello yacht design. Mario Pedol insieme al suo team di Nauta Yachts ha firmato e firma progetti che navigano in tutto il mondo, operando a 360 gradi, dalla serie al custom, dalla vela al motore

pensieri e parole raccolti da Silvia Montagna ritratti di Andrea Muscatello

Dai progetti custom che si fanno ammirare in tutto il mondo alle produzioni in serie per importanti cantieri come Bertram e Bénéteau o il sudafricano Southern Wind Shipyard, negli anni Nauta Yachts ha creato uno stile mai eccessivo, rispettoso del buon gusto, delle esigenze degli armatori e della funzione e pensato per rimanere nel tempo, lontano da mode passeggere. Alla guida c’è Mario Pedol che, dal suo accogliente studio milanese, ci racconta l’arte del progetto rivelandoci tutta la sua passione per questo mestiere.

Sono più di 20 anni che lei progetta barche. Che cosa è cambiato nell’approccio al design nautico?
È cambiata innanzitutto la tecnologia, soprattutto con l’uso sempre maggiore dell’informatica. Questo ha migliorato la potenziale qualità del risultato e ha dato maggiore libertà a chi progetta. In secondo luogo bisogna segnalare l’uso di nuovi materiali compositi e propulsioni (motori elettrici e diesel/elettrici). Una novità sicuramente importante, poi, riguarda la gestibilità dei piani velici, con l’invenzione dei captive winch (se non sbaglio, il primo a inventarli è stato Fabio Perini), degli avvolgifiocco e dei furler in generale: il mercato del charter si è sviluppato enormemente grazie a queste attrezzature.

Quali sono le differenze che vanno colte e comprese nella progettazione tra una barca a vela e una a motore?
Nella vela i carichi importanti sono legati al sistema di propulsione, e cioè al “sistema” albero, sartiame e bulbo, mentre nel motore la zona della sala macchine è particolarmente rinforzata. Un motoryacht, inoltre, fatto salvo il normale rollio, naviga piatto, mentre una barca a vela può procedere sbandata anche per diversi giorni e di questo si deve tenere conto per la progettazione delle architetture per la vita a bordo. Una barca a motore, inoltre, a parità di lunghezza offre più volumi interni. Al giorno d’oggi, però, su entrambi i tipi di imbarcazioni il rapporto interni/esterni è sempre più importante e il nostro lavoro mira a renderli il più possibile comunicanti.

Il design sulle barche a vela sta diventando sempre meno spartano e più vicino a quello dei motoryacht. Cosa ne pensa?
È una tendenza lecita: le barche assomigliano sempre di più alle case, inoltre c’è maggiore travaso tra vela e motore sia a livello di idee che di clienti.

L’idea nasce sempre da una richiesta?
No. A volte capita di sviluppare dei progetti di nostra iniziativa, in base a quello che riteniamo possa interessare in un determinato momento o possa avere dei contenuti innovativi.

Estetica e funzione: quando una limita l’altra?
Sono le due variabili fondamentali nello yacht design, così come nel design in generale. A volte sono in conflitto, a volte complementari. L’importante è trovare il giusto equilibrio, noi abbiamo grande cura per entrambe. L’estetica non deve essere estrema, per durare nel tempo, e questo fa sì che si sposi meglio con l’attenzione alla funzione.

La barca è un lusso?
Dal punto di vista dei costi certamente sì. Una barca, poi, ha dei contenuti di fruibilità di grande valore, è uno dei mezzi che più liberamente ti può mettere in contatto con la natura e questo è un valore positivo in assoluto. Allo stesso modo anche per noi è un privilegio mettersi nei panni del cliente che vuole vivere determinate esperienze emozionali.

Quando capisce che un progetto è riuscito? Solo dalla soddisfazione del cliente?
Non solo. Per mezzo dei moderni software dalla progettazione in 3D oggi si riescono a capire e valutare molte cose “in corso d’opera”. La soddisfazione finale comunque è al momento del varo, quando possiamo vedere la barca intera, finita, e nel suo elemento naturale.

Quale progetto le ha dato maggiore soddisfazione?
Sicuramente il My Song 85’, perché è una barca in cui abbiamo approfondito all’estremo il rapporto tra regata e crociera, creando un’imbarcazione che a 11 anni dal varo è ancora molto bella, comoda e veloce. Nel motore, invece, il Project Light raccoglie i concetti del rapporto di continuità tra interni ed esterni, vuole favorire e migliorare la fruibilità, fisica e visiva, dell’ambiente marino, per mezzo di grandi spazi aperti e superfici vetrate.

Barche custom e di grande serie: in quale ambito si realizza meglio l’idea del suo progetto?
Il progetto custom dà maggiori libertà, può essere più divertente. Ma anche la grande serie è affascinante, perché devi capire e interpretare le tendenze future, quasi scommettere su di loro. Inoltre sono enormi i vincoli di produzione e di costo. Nei primi 2 anni di collaborazione con Bénéteau, ad esempio, è stato fatto un grosso lavoro per capire cosa è progettabile in modo compatibile alla produzione industriale. Anche qui, come nel rapporto tra vela e motore, c’è un travaso di esperienze e di idee da un mondo all’altro che può migliorare ogni singolo progetto.

Come vede la barca del futuro, se esiste?
Siamo in un momento abbastanza interessante, potenzialmente prolifico di nuove idee. Un esempio è la gamma Sense di Bénéteau, che è frutto di un grosso lavoro di brainstorming e progetto preliminare durato quasi 2 anni. Con la crisi stiamo avendo un effetto positivo secondario, vale a dire il ripensamento del prodotto: gli utilizzatori sono più attenti all’aspetto ambientale e, per fare un esempio, si riscontra una maggiore richiesta della propulsione diesel-elettrica che consente di risparmiare fino al 20% di carburante. Inoltre, per le stesse ragioni “culturali”, c’è una tendenza a passare sempre di più dal planante al dislocante, e anche dal motore alla vela. Il Gruppo Bénéteau già da anni investe in risorse e sviluppo per propulsioni ibride; alcune danno la possibilità di ricaricare le batterie attraverso l’elica, prendendo energia direttamente dal vento. Un’altra inversione di tendenza si ritrova nel ri-equilibrio tra volumi interni e spazi esterni e nel cambiamento delle funzioni: oggi si apprezza di più l’andare per mare, la maggiore lentezza, il contatto con la natura. Credo che siano tutti aspetti positivi, che rimandano a un bisogno primario dell’uomo. Verrebbe proprio da dire: ogni tanto è il caso di fermarci a pensare, e non solo nella nautica.

Nauta Yachts Design
Lo studio, fondato nel 1986, opera da 22 anni nel settore della nautica di lusso. Nei primi 8 anni di attività Mario Pedol realizza imbarcazioni a vela tra i 16 e i 24 metri nel ruolo di progettista e general contractor. Dal ’94 in poi la società sospende la produzione in proprio, si concentra e si specializza nella progettazione affinando sempre di più le proprie qualità stilistiche, divenendo rapidamente una “firma” riconosciuta a livello internazionale, e fornendo parallelamente una gamma di servizi che vanno dal project management al brokerage, dalla consulenza al charter. Nauta Yachts è in grado di fornire alla propria clientela consulenza e assistenza dalla prima fase della progettazione fino al varo dell’imbarcazione.
Tra i lavori più importanti si ricordano: la prima imbarcazione, Nauta 54’, realizzata nel 1986 in collaborazione con Scott Kaufman, e il design di tutti gli interni Bertram del 1991. My Song 84’, costruito da Cookson nel 1999 che Nauta progetta in collaborazione con Reichel Pugh. La serie di 4 esemplari semi-custom SW 93’-95’ che dà inizio, nel 2001, alla collaborazione con il cantiere sudafricano Southern Wind Shipyard e alla quale seguiranno altri modelli di varie lunghezze, ultimi l’SW 110’ e SW 94’ nel 2010. Il design di tutte le imbarcazioni Toy Marine 36’, 68’, 51’ e 110’ (ancora in fase progettuale) con cui lavora dal 2003 e l’interior di tutta la gamma Oceanis, dei Lagoon 450 e 560 e dei Sense 50’ e 43’ per Bénéteau. Project Light 80 m, progetto completamente ingegnerizzato ma interrotto nella fase iniziale per recesso del committente e Nilaya, 112’ costruito da Baltic Yachts nel 2010.

Cantiere delle Marche 115’
Nauta Yachts ha sviluppato insieme al Cantiere delle Marche il progetto del motoryacht dislocante di 35 metri “senza tempo”, caratterizzato da grandi spazi esterni e in grado di offrire viste panoramiche mozzafiato.

Baltic 112’ Nilaya, Nauta-Reichel Pugh
Progettato da Reichel Pugh (Naval Architect) e Nauta Yachts (general concept, exterior styling e interior design), e costruito da Baltic in carbonio pre-preg, con un dislocamento a mezzo carico di 88 tonnellate, Baltic 112’ Nilaya è provvisto di una chiglia che permette di ridurre il pescaggio da 5,5 a 3,5 metri.
Alle sue linee d’acqua aggressive si contrappongono interni classici, tra cui si distinguono la luminosa deck house con vista panoramica a 270° sull’esterno, la grande cabina armatoriale a prua e la zona equipaggio, pensata per garantire la massima funzionalità di lavoro e allo stesso tempo la totale privacy degli ospiti.

Advanced 66’
«Modernità, maneggevolezza, magnetismo (seduzione)»: queste le parole chiave del progetto di 66 piedi che lo studio di progettazione ha realizzato con la collaborazione di Reichel-Pugh per Advanced Italian Yachts.
All’aggressività dello scafo si sposano geometrie di coperta che comunicano, seppur in modo discreto, velocità ed efficienza. Al tempo stesso le dimensioni quasi “oversize” del pozzetto invitano alle piacevolezze della crociera mediterranea mentre l’abbondanza di superfici vetrate della tuga consente di godere dell’esterno da sottocoperta in ogni stagione.
Negli interni Nauta ha creato un grande open space centrale, inondato dalla luce della finestratura continua su 270°, e varietà di funzioni nelle differenti zone per una piacevole vita a bordo proprio come in una casa sul mare.

110’ Cruiser-Racer
La pulizia e la funzionalità di interni e coperta sono i tratti distintivi di questo 110’, progetto hi-tech super leggero: solo 60 tonnellate di dislocamento per un 34 metri!

80 m Project Light
«Ripensare il rapporto tra un superyacht e l’ambiente naturale è stata l’idea guida che ha ispirato questo progetto. Straordinari spazi all’aperto, visioni panoramiche mozzafiato, sia dall’interno sia dall’esterno, e grandi equilibrio e pulizia di linee alla ricerca della leggerezza visiva: sono questi gli elementi chiave», dice Pedol. Con 640 mq di ponti esterni e 770 mq di interni avvolti in 200 mq di superfici vetrate, Project Light rappresenta bene quella che è la filosofia dei nuovi superyacht per Nauta Yachts.Il suo scafo di 80 m è stato accuratamente testato presso il Maritime Research Institute (Marin) in Olanda, dove le linee d’acqua e la prua hanno dimostrato eccellenti prestazioni in termini sia di velocità sia di sicurezza.

Toy 36’, 68’ e 110’
Circa 8 anni fa Nauta Yachts ha ricevuto da Toy Marine l’incarico per il design completo dei modelli 36’ e 68’ (a cui poi si è aggiunto un 51’): una rivisitazione in chiave moderna delle lobster boat del Maine, declinate secondo criteri estetici e di design attuali. Ancora in fase progettuale la navetta di 110’ con autonomia oceanica e 4 cabine ospiti più l’equipaggio.

(Mario Pedol, il giusto equilibrio della bellezza – Barchemagazine.com – Aprile 2011)