Marino Alfani, l’arte di progettare Marino Alfani, l’arte di progettare
Un progettista con idee molto precise sul concetto di barca. Con il Rio Espera 34 ha avuto una nomination al Compasso d’Oro Adi, il... Marino Alfani, l’arte di progettare

di Francesco Michienzi

Tutto è iniziato da un vecchio Rio di sette metri. Per un bimbo di sei anni poteva sembrare una nave oceanica. Forse quell’esperienza con mamma e papà è stata proprio il vero punto di partenza dell’attività professionale di Marino Alfani.

Pablo Picasso ha detto che ogni bambino è un artista, il problema sta nel rimanere un artista quando si diventa adulti. Marino, oltre alla forte influenza delle vacanze in barca, aveva anche la passione per il disegno. La esprimeva ovunque, bastava che trovasse una matita e un pezzetto di carta. Su quei fogli bianchi le barche c’erano sempre.

Naturale quindi che, diventato grande, quel vissuto così intenso e particolare sia stato decisivo per il suo lavoro. «Ho sempre visto la barca come uno strumento di piacere, di relax, di contatto con la natura, un approccio diverso con il mare che non era quello di andare in spiaggia, ma qualcosa di un po’ più esclusivo, che allora però ancora non concepivo come tale». Dopo la laurea e i corsi di specializzazione arriva la svolta. «Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere Mauro Micheli e Sergio Beretta, sono stato poco nel loro studio, ma è bastato per capir

RIO 68 SPORT BRIDGE

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e cos’è il bello e ho visto come nascono le più affascinanti barche del mondo».

Marino prima di trasferire in un computer un progetto di un nuovo modello fa un disegno a mano. Parte da alcuni segni che tengono già conto di tutti i vincoli di un mezzo che deve svolgere varie funzioni. «Sono quelle tre righe iniziali che fanno la barca che non deve avere troppi arzigogoli, è tutto un rapporto tra forma e funzione. Non si tratta di tirare solo delle pennellate come un artista. Per finalizzare il progetto ci deve essere uno scambio di lavoro tra quello che è il segno grafico e quello che si nasconde al suo interno: la funzione, i livelli, le varie altezze, i volumi della sala macchine. Devi capire che magari quel segno non puoi farlo lì perché c’è un vuoto, allora cerchi di declinarlo con ciò che ti piace e che hai fatto con un certo impulso».

Il primo vero lavoro di Alfani è stato il disegno di una barca di 24 metri in legno per il cantiere Pelagos di Livorno. «L’approccio è stato particolare perché all’epoca ero appena uscito da un master e avevo una visione concettuale un po’ immatura, ma anche molto libera, dello yacht e mi sono subito interfacciato con una cosa che invece era l’opposto, una barca estremamente classica». Vivere e lavorare a Bergamo, in una zona senza il mare, ma con una ricchissima cultura nautica, favorisce l’attività del giovane designer.

Oggi collabora con Rio Yachts, Rose Island, Cantieri Estensi, Dariel Yacht, Castoldi–jet, Imago Yacht, I.C.Yacht, Kate Alike, Cimitarra, Portofino Marine e Primatist. Tutti cantieri con specifiche peculiarità. «Questi marchi fanno prodotti completamente diversi uno dall’altro e questo mi permette di declinare il mio segno e il mio approccio allo yacht designer su imbarcazioni di tipologia differente». Una esperienza significativa di Alfani è stata la Nave Ospedale. «Sono riuscito a sfruttare le mie conoscenze nella nautica da diporto per sviluppare il progetto che ha avuto tanto seguito mediatico e che suscita ancora interesse, soprattutto nei Paesi Arabi».

CIMITARRA 980

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Con il Rio Espera ha avuto una nomination al Compasso d’Oro. «Questa barca è uno dei primi progetti in cui ho avuto carta bianca e mi ha dato tante soddisfazioni». Marino Alfani è un architetto con una vocazione più da designer. «Sono sicuramente più designer e mi reputo anche uno strumento per aiutare l’armatore a esaudire i suoi sogni. Non amo le archistar che impongono il proprio pensiero. Il nostro è un settore che continua ad essere sartoriale e artigianale». Gli chiediamo dove immagina di essere tra dieci anni. «Confido di continuare a fare questo mestiere e di poterlo insegnare ad altre persone, uno dei miei sogni è quello di poter trasmettere questa passione ai ragazzi che ho nel mio studio. Per quanto riguarda il mio stile nel disegnare, penso che ci sarà un ritorno alla barca pura. Spero nell’armatore con la pipa e la barba bianca che naviga e non compra la barca per tenerla in porto».

Obiettiamo che questa visione rischia di rinchiuderci in un piccolo mondo, mentre sarebbe utile cercare di avvicinare più persone alla nautica e fare in modo che ci siano più utenti. «Il mio approccio alla vita è quality, non quantity. Avere tante persone che comprano una barca significa abbassare la qualità realizzando prodotti sempre più economici. Le barche che si vendono di più sono quelle più costose e la qualità si paga. La ricerca sulla sicurezza e sull‘evoluzione tecnologica richiede importanti investimenti economici. Gli armatori più esperti lo sanno bene, è bello parlare di barche con loro che spesso ne sanno più di me perché sono alla sesta o settima barca che acquistano. Io non voglio il ritorno alla barca di legno; io voglio il ritorno dell’armatore di qualità, un armatore che sa di cosa si parla, uno che non guarda soltanto alla coperta di pelliccia sul letto, ma a quello che non si vede e che ti permette di navigare senza problemi. Tutto questo non può essere visto come un concetto obsoleto, ma riguarda la purezza dell’idea di barca, delle forme, dei contenuti e della qualità».

Gli chiediamo, quasi come una provocazione, se pensa di essere più ambizioso o più determinato. «Non saprei. Forse nessuna delle due. Io sono passionale, amo estremamente quello che faccio e continuo a farlo, nonostante sia molto difficile».


A designer with very clear ideas about the concept of boat. Thanks to the Rio Espera 34 he was nominated for the the Adi Gold Compass, which is the most important design award in the world

It all started from an old 7 metres Rio. To a six years old child, that could look like an ocean boat. Perhaps that experience lived with his mum and dad was the real starting point of the professional life of Marino Alfani. Pablo Picasso said that every child is an artist but the real challenge is to remain an artist once one becomes an adult. Marino, in addition to the strong influences of his boating holidays, also had a passion for drawing.

He used to express it everywhere, as long as he would find a piece of paper and a pencil. On those white papers boats were always present. It is not by surprise then that, once he became an adult, those peculiar and strong experiences revealed themselves as crucial for his work. «I’ve always seen boats as leisure devices, offering the chance to relax, to be in contact with nature, a way of relating to the sea that is not just simply going to the beach, but something a bit more exclusive, even though at that time I did not fully conceive them as such».

The real turn came after the graduation and specialisation curses. «I had the enormous chance to meet Mauro Micheli and Sergio Beretta. I spent little time in their studio but that was enough to understand what beauty is and how the most fascinating boats in the world are born». Before transferring on a computer a new model project, Marino draws it by hand. He starts from few marks that already contain all the constraints of a means of transport which has to perform multiple tasks. «It’s about those three initial lines that give shape to the boat without too many quiddities, and about the relationship between form and function. It’s not just about making few brush strokes like an artist.

In order to finalise a project, an exchange is needed between a graphic sign and what is hidden within it: the functions, levels, heights and volumes of the engine room. You need to understand when a certain mark cannot be made in a certain place, and this is because there might be an empty space, hence you have to combine this situation with your drive and your sense of beauty». The first real work by Alfani was the design of a 24 metres wooden boat for the Pelagos shipyard in Livorno. «The approach was peculiar because at that time I had just finished a master and I still had a quite immature, but at the same time quite free, conceptual vision of yachts. And I found myself facing the opposite scenario of an extremely classical boat».

Living and working in Bergamo, a place far from the sea but with a very rich nautical culture, fosters the activities of the young designer. Today he collaborates with Rio Yachts, Rose Island, Cantieri Estensi, Dariel Yacht, Castoldi–jet, Imago Yacht, I.C.Yacht, Kate Alike, Cimitarra, Portofino Marine e Primatist. All these are shipyards with their own peculiarities. «All these brands make very different products, one completely different from the other, and this allows me to apply my style and my approach to yachts design on very different typologies of boats». The Hospital Boat is one of the relevant experiences of Alfani. «I managed to take advantage of my knowledge of the leisure boating field to develop a project that attracted media coverage and the audience interest, especially in Arab Countries». With Rio Espera he got a nomination at the Gold Compass award.

«This boat is one of the first projects for which I had free rein and which gave me lot of satisfaction». Marino Alfani is an architect with a vocation for design. «I’m definitely more a designer than an architect and I consider myself as an instrument to help ship-owners to realise their dreams. I’m not a fan of starchitects who impose their ideas everywhere. Ours is a sector which continues to be handcrafted and sartorial». We ask him where he would see himself in ten years’ time. «I am confident I will continue with my job and also that I will be able to teach it to other people, one of my dreams is to pass on my passion to those young people working in my office. In terms of my design style, I think there will be a revival of pure boats. I have hope for a type of ship-owner of the kind of those with a pipe and white beard who buy boats to sail rather than to keep them in the harbour».

We object that this vision risks to reduce navigation to a small world, while it would be desirable to get more people interested in navigation and also more customers. «My approach to life in general is quality, not quantity. Having lot of people buying boats means reducing quality and making cheaper products. The most sold boats are the expensive ones and quality has a price. Research on safety and technological evolution requires consistent economic investment. The most experienced ship-owners know this very well; discussing with them about boats is a pleasure, they often know more than I do because they are at their sixth or seventh boat. I don’t want the wooden boat revival; I want the quality revival, the revival of the ship-owners who know what they are talking about, who do not simply look at the furry blanket on their bed but conversely at what is invisible to the eye and allows smooth navigation.

This should not be seen as an obsolete idea, but as something concerning the purity of the idea of boat and forms, substances and quality». We ask him, almost as a provocation, if he considers himself more ambitious or more determinate. «I wouldn’t know. Perhaps neither one nor the other. I am quite passionate, I love what I do and I will continue doing it, despite the many difficulties».

  • CIMITARRA 980 (2017)2
  • TENDER CLASSIC (2018)
  • Marino Alfani
  • ROSE ISLAND SCOUT 58
  • RIO 68 SPORT BRIDGE (2016)

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