Luca Bassani: lo yacht design oggi? Molta forma poca performance Luca Bassani: lo yacht design oggi? Molta forma poca performance
Il Presidente di Wally, Luca Bassani, ci parla di design nautico riflettendo su cosa è successo e, soprattutto, su cosa non è successo negli... Luca Bassani: lo yacht design oggi? Molta forma poca performance

Il Presidente di Wally, Luca Bassani, ci parla di design nautico riflettendo su cosa è successo e, soprattutto, su cosa non è successo negli ultimi dieci anni. Il vero cambiamento, per il futuro, sembra arrivare dal basso…

di Luca Bassani

Alcuni progetti iconici vengono scambiati come puro esercizio estetico e non come risultato di una ricerca di una prestazione, dove non si parla di sola velocità ma anche di risparmio energetico, di comportamento marino come di una nuova proposta di comfort. Si origina quindi una sorta di diaspora culturale dove queste nuove idee vengono applicate a qualsiasi tipo di imbarcazione senza una vera ragione funzionale né estetica con il solo scopo di “essere alla moda”. Con risultati talmente ineleganti da far sentire colpevoli i responsabili dei progetti originali e con una soppressione ignorante dell’originale ed essenziale parte funzionale.

Luca Bassani

Wally Why

Parliamo per esempio della prua verticale, tanto criticata dagli esperti quando Wally l’ha riproposta sul mercato nel 2001, e poi adottata su molti tipi di barca di qualunque dimensione anche in assenza di coerenza con il resto. Oppure degli spigoli vivi delle sovrastrutture che sono stati applicati a imbarcazioni le cui linee non potevano reggere tale estremità stilistica.

Ricordiamo anche l’utilizzo del teak sopra le sovrastrutture delle barche a vela, nate per mantenere la linea pura di un flush-deck che viene poi applicato anche a sovrastrutture che nulla hanno a che vedere con un flush-deck.

Le barche a vela, grandi e piccole, diventano tutte delle semplici copie del modello originale.
Le piccole barche a motore dei collages scoordinati delle idee originali.
I grandi yacht a motore catturano qualche idea estetica, un’unica idea funzionale, ma rimangono uguali a quelle di sempre diventando semplicemente più giganti senza portare nessuna nuova performance vivibile.

Gusto retrò e futurismo inutile
Da un punto di vista dell’estetica pura, a parte pochissimi casi sporadici, vengono promosse sul mercato vecchie forme e vecchi concetti di barche che nulla portano se non l’essere “diversi”.

Alla diversità viene assegnata una valenza premiante e il mercato viene inondato da barche di vecchia concezione che si trascinano gli stessi errori che le avevano rese desuete e dimenticate – scrive Luca Bassani – oppure si cavalca l’onda del “nuovo” con una incoerenza totale fra la funzione e il design con il risultato di proporre oggetti brutti e poco funzionali.

Vengono infatti lanciate barche o serie di barche che riprendono lo stile delle piccole aragostiere americane del Maine, ma che non essendo utilizzate come tali, bensì come barche da diporto, possono offrire solo quel piacevole gusto retrò con lo svantaggio di tutte le scomodità e disfunzionalità di barche nate per un certo tipo di pesca e disegnate 60 anni fa.

luca bassani wally tender

Wally Tender

 

Parallelamente vengono anche tentate fughe in avanti con disegni futuristici che dimenticano completamente la marinità e la comodità necessarie. Sorte di siluri che si infilano di prua nelle prime onde che incrociano.

Per non parlare di alcuni tentativi veramente patetici di combinare in un unico progetto due icone di stile come l’Acquarama e il Wallytender, con il risultato di aver creato dei mostri a due teste e sette gambe senza nessuna logica né gusto.

Esasperazione del living contro la bellezza
Il mondo dei cabinati, intesi come barche a motore che vanno dai 15 ai 50 metri vengono inondati da idee “funzionali” che per esserlo veramente annientano qualsiasi velleità estetica e il buon gusto.

Un esempio sono tutte le finestrature per cercare di portare giustamente all’interno una buona visibilità dell’esterno. Oramai vengono proposti dei patch-work di finestre/oblò di ogni dimensione e forma, abbinate in modo puramente quantitativo, che riescono a far diventare mostruose barche che nascono già così brutte che non si potrebbe immaginare di poterle peggiorare: eppure ci riescono.

Parliamo anche delle nuove beach che non possono più mancare sugli yacht oltre una certa dimensione, ma che in realtà sono i vecchi garage del tender trasformati in zone vivibili: buchi caldi, umidi, senza areazione naturale. 

È lo stesso “movimento culturale” di 20 anni fa, quando ai saloni nautici le barche venivano confrontate per “mezzi letti in più”: cercare di vendere le barche per delle finte prestazioni aggiuntive.

Barche a Vela
Nelle barche a vela da crociera si è assistito a una fantasia inferiore, anche perché il mercato è molto più piccolo di quello del motore, ma a una copiatura pigra e spudorata dell’icona “originale”. Dai layout di coperta e degli interni, alla forma delle tughe, ai dettagli di coperta e di finitura del teak fino all’attrezzatura di coperta.

Solamente nelle barche da regata pura ci sono stati dei progetti – afferma sempre Luca Bassani – che hanno introdotto nuove linee e soluzioni molto innovative come le linee di carene, i layout di coperta con pozzetti sempre più ampi, i piani velici più efficienti e più maneggevoli. Confermando quindi che la vera e nuova estetica deriva dalla funzionalità e non dal semplice desiderio di tracciare un segno diverso sulla carta.

Sulle appendici che tentano di portare sempre di più le barche a volare sull’acqua ci sarebbe da aprire una parentesi molto tecnica, ma non c’è dubbio che sia le canting keel che le lifting keel hanno rappresentato un enorme passo avanti per le barche da regata e per quelle da crociera.

Nelle grandi barche a vela si è invece voluto spesso nascondere vecchie tecnologie con linee moderne e accessori moderni, come le grandi vetrature o le poppe attrezzate per la vita da crociera. E in questo caso non critico il risultato estetico, ma il “falso in atto pubblico” ovvero aver spacciato per moderne barche di vecchia concezione.

luca bassani

Better Place Wally 50

Nuova ricerca valida  e latente
A lato di tutta questa barbarie, utile solo a vendere di più e non a migliorare il prodotto, è in compenso cresciuta una enorme attività di vera ricerca più o meno scientifica da parte soprattutto di singoli appassionati che vedono la possibilità di migliorare l’ormai immenso mondo delle barche.

Questi inventori, geniali ma con scarse finanze, stanno proponendo ai cantieri molte soluzioni tecniche che potranno influenzare profondamente la futura generazione di barche se verranno accolte dai grandi operatori (cantieri, architetti, ingegneri).

Mentre 20-30 anni fa questo movimento sommerso non esisteva, oggi è in grande fermento e porterà risultati fenomenali. Vediamo infatti carene veramente innovative e funzionanti che potranno sicuramente migliorare le barche future, vediamo soluzioni intelligenti di layout che legate a proporzioni esterne diverse dal classico renderanno le barche più comode e più marine.

Per non parlare di sistemi di propulsione, di generazione di energia e altri che, pur non appartenendo al mondo del design, potranno veramente cambiare la nautica del futuro.

Per concludere questa mia personale analisi critica al Design Nautico degli ultimi 10 anni direi che copiare è il primo passo dell’innovazione e quindi va accettato, ma bisogna copiare bene cercando di migliorare il modello originale soprattutto facendolo evolvere.

La copiatura senza ideali, se non quello puramente commerciale, e senza talento va assolutamente criticata, nascosta e non promossa e bisogna cercare di convincere i compratori che l’originale è sempre meglio.

L’evoluzione e l’innovazione rappresentano un movimento, utile e proficuo, mentre la mera copiatura porta all’immobilismo, sterile e distruttivo.

Luca Bassani

 

 

(Luca Bassani, molta forma poca performance – Barchemagazine.com – Ottobre 2018)

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