Lamberto Tacoli e Francesco Paszkowski Lamberto Tacoli e Francesco Paszkowski
La collaborazione tra Francesco Paszkowski e Lamberto Tacoli è il frutto di una strategia nuova che il cantiere sta sviluppando con l’apporto di vari... Lamberto Tacoli e Francesco Paszkowski

La forza del segno

La collaborazione tra Francesco Paszkowski e Lamberto Tacoli è il frutto di una strategia nuova che il cantiere sta sviluppando con l’apporto di vari designer per offrire ai suoi armatori differenti tipologie di progetto. Di 61, 72 e 80 metri le prime tre navi dell’architetto fiorentino per Crn

 

L’OPERA DI FRANCESCO PASZKOWSKI È ESEMPLARE PER IL SUO RIGORE ed ha un’importanza incisiva per la storia di questi anni nell’industria nautica italiana. Uomo di grande cultura e sensibilità, Paszkowski ha saputo trasferire le sue doti in tutti i suoi lavori. Non a caso il desiderio di Lamberto Tacoli di lavorare con lui è sempre stato forte, con Saramour, il 61 metri varato lo scorso anno, è arrivata l’occasione di sperimentare un’idea che ronzava nella testa del presidente dei cantieri navali Crn già 25 anni orsono, quando un imprenditore bolognese segnalò un ragazzo che lavorava nello studio di Pierluigi Spadolini con una mano particolarmente felice: le sue linee erano molto pulite e distintive. Una caratteristica che Paszkowski ha mantenuto negli anni facendolo diventare una vera e propria archistar nel panorama del design nautico internazionale. A dispetto del cognome è un toscano doc alfiere del puro Made in Italy fatto di forma e di grande sostanza che un cantiere nautico come Crn offre agli armatori di tutto il mondo. «Quando inizio a lavorare per un cantiere navale cerco di valutare quali sono gli stilemi che ne caratterizzano l’identità, – afferma Paszkowski – è fondamentale inserirli nel progetto con il giusto equilibrio. Partendo dallo scafo, che è un marcatore fondamentale, individuo degli elementi che sono riconoscibili a distanza
e dettagli come il bottazzo che su Crn è inesistente. Il cantiere ha espresso il desiderio di valorizzare degli aspetti che diano ricchezza replicando alcuni stilemi utilizzando l’acciaio che in certe parti abbiamo sostituito con colonne in alluminio anodizzato per realizzare i vetri a filo. Tacoli mi ha dato dei riferimenti ben precisi tipo le rotondità in pianta della cabina armatoriale e della timoneria, che sono tipiche del brand, e il rapporto massa/volumi della nave. Con questi paletti ho cercato di fare il progetto con la mia linea». Secondo Lamberto Tacoli Crn è un cantiere navale che ha fatto del full custom la sua cifra ideale per soddisfare armatori di tutto il mondo con le proposte di architetti molto differenti tra loro. «Per noi è molto importante che la nave possa rimanere un prodotto in cui si vedano chiaramente i codici tradizionali di Crn. Francesco è stato molto abile a mio parere nello sfruttare i volumi delle nostre imbarcazioni, che sono una delle caratteristiche importanti del cantiere, ma facendo notare il meno possibile la massa imponente della nave che risulta più pulita, più piacevole esteticamente e più filante. Avere contemporaneamente stile e grandi volumi è il compromesso che cercano tutti, perché fare barche particolarmente pulite, slanciate senza compromettere i volumi interni diventa sempre complesso». In un progetto di questa portata abbiamo immaginato che il confronto tra il designer e il cantiere si sia svolto in modo serrato, magari con qualche frizione, come sarebbe normale in questi casi, ma ci smentisce immediatamente l’architetto Paszkowski: «Se devo essere sincero io non ho avuto problemi in questo senso, anche perché una volta che mi è stato detto quali erano i punti fermi ho lavorato sui dettagli tipici cercando di fare un oggetto che fosse il più riferito al mondo Crn. Per desiderio dell’armatore la poppa della nave, nata inizialmente con una forma classica, è stata aperta con delle scale a V, Lamberto ha poi deciso di inserire due “cosciali” girati proprio per creare un qualcosa di diverso. Questo è stato l’unico punto su cui c’è stato un momento di difficoltà, perché io lavoro per linee molto precise. Le mie fonti di ispirazione sono anche le automobili perché fanno parte della vita di tutti i giorni e sono sempre più avanti nell’interpretare le nuove tendenze che cerco di portare nella nautica, dove però sono vincolato da elementi specifici tipo le scale o la verticalità della sovrastruttura. Per cui quando siamo arrivati alla poppa abbiamo discusso molto. Lamberto mi ha detto: “Io la penso così, ci credo”, l’abbiamo disegnata in quel modo e devo essere sincero non mi è dispiaciuto». La forma della prua è di tipo tradizionale nonostante le varie idee messe in campo. «Abbiamo ipotizzato, e anche sviluppato sul progetto, una nave su piattaforma maggiore con la prua dritta, ma io – Lamberto Tacoli – in questo sono un pochino tradizionalista, classico, trovo questo proliferare di prue dritte qualcosa di fashion e non innovativo. La prua dritta l’ha inserita nel mercato Luca Bassani con i Wally… diciamo che le prue diritte sono come i pantaloni a campana che ogni tanto tornano. Io non sono affascinato dalle mode, abbiamo fatto anche degli esercizi di stile con questo tipo di prua, ma quando abbiamo dovuto pensare a navi importanti come il 61, il 72 e l’80 metri abbiamo optato per un prodotto classico». Per Paszkowski «Il punto chiave è stato quello di lavorare sulle sovrastrutture per diminuire pesi e costi operando sulla realizzabilità del progetto in tutti i punti quali gli avviamenti, le giunzioni alle lamiere e il peso; abbiamo fatto un lavoro che secondo me ha generato delle nuove linee, ma che sono riferibili a Crn». Continua l’architetto: «C’è anche un tema sui contenuti perché quando si parla di una nave di 61 metri con due garage a poppa trasversali, che sono totalmente atipici in una barca di queste dimensioni, con la possibilità di portare all’interno i tender e con un ponte esclusivo per l’armatore, si comprende come solo queste due caratteristiche siano sufficienti per capire l’importanza di questo lavoro».

 

The strength of a mark

The relationship between Francesco Paszkowski and Lamberto Tacoli is the result of a new strategy which the yard is developing through the competence of some designers to offer the owner different kinds of project. The first three ships designed by the Florentine architect for Crn are of 61, 72 and 80 meters

THE WORK OF FRANCESCO PASZKOWSKI IS EXEMPLARY IN ITS RIGOUR AND INCISIVE importance in the recent history of the Italian boating industry. A man of great culture and sensitivity, Paszkowski has been able to transfer his skills to all of his works. It is no coincidence that the desire of Lamberto Tacoli to work with him has always been strong. With Saramour, the 61-metre yacht launched last year, the opportunity arose to experiment with an idea that had been buzzing around in the mind of the president of CRN shipyard 25 years ago, when an entrepreneur from Bologna told him of a young man working at Pierluigi Spadolini’s studio who had a particularly fortuitous design approach of very clean and distinctive lines. This is a feature that Paszkowski has maintained over the years, becoming a true superstar in the landscape of international nautical design. In spite of his surname, his is an original Tuscan and standard bearer of the pure Made in Italy form and substance that a big shipyard such as CRN provides to ship-owners worldwide. «When I started working for the shipyard I tried to assess what the motifs were that characterized its identity», says Paszkowski, «It is essential to put these into the project with the right balance. Thus, starting with the hull, which is a crucial, I identify individual elements that are recognizable at a distance and details like the fender rail which at CRN are nonexistent. The yard has expressed a desire to enhance several details that give richness by replicating some stylistic elements in steel, which in some parts we have replaced with columns of anodized aluminium to create glass panels. Tacoli gave me very specific references for the roundness of the cabin plan and wheelhouse, which are typical of the brand, and the mass/volume of the ship. With these guidelines, I then tried to follow the project in my own way».

According to Lamberto Tacoli, CRN is a shipyard that has made full customisation its ideal in meeting the needs of owners with very different proposals from architects all over the world. «For us it is very important that the ship can be a product in which you clearly see the traditions of CRN. Francesco was very clever in my opinion in exploiting the volumes of our boats, which is one of the important features of our yard, but, at the same time, he concealed the considerable mass of the craft in cleaner, more pleasing and more streamlined aesthetics. Having both style and large volumes is the compromise sought by all, to make boats particularly neat and slender without compromising the interior is a complex business». In a project of this magnitude we imagined that the collaboration between the designer and the yard had to be very close, perhaps with some friction, as would be normal in these cases, but architect Paszkowski immediately denies this: «To be honest I had no problems in this regard, because once I was told what the key points were, I worked on the typical details to create an object to be the ultimate reference in the CRN world. The desire of the ship-owner was originally to have a classical stern design, with V-form stairways, but then Lamberto decided to insert two angled extensions to create something different. This was the only point where I felt in a spot of trouble, because I work with very precise lines. My sources of inspiration even include cars because they are part of everyday life and manufacturers are always ahead in interpreting new trends, which I then try to bring to the nautical world. However, there are often limits imposed by certain elements such as the type of stairways to be used or the verticality of the superstructure. This is why when we got to the stern we argued it out a bit. Lamberto said: ‘I see it like that. I believe in it’. So we designed it in that way and to be honest I am not sorry». The shape of the bow is traditional despite the various ideas brought into play. «We experimented –, says Lamberto Tacoli, – and developed as part of the project ship a greater deck space and plumb bow, but here I am a bit conservative. I find this proliferation of plumb bows something merely fashionable and not innovative. The plumb bow entered the market with Luca Bassani’s Wally … Well, let’s say that vertical bows are like bell-bottomed trousers that sometimes make it back to being trendy. I’m just not that fascinated by fashion. We did some exercises in style with this type of bow, but when we had to think of 61, 72 and 80 metre craft, we opted for a classic product». For Paszkowski, «The key point was to work on the superstructure to reduce weight and costs, thinking about the feasibility of the project from all angles such as production, metal joinery and weight. We did a job that I think has generated innovative design lines, which, however, are identifiable as CRN».

The architect adds, «There is also an important aspect in the 61 metre craft having two transversal stern garages, which are totally uncharacteristic in a boat of this size, with the ability to bring the tender inside, and also in having a bridge exclusively for the owner. Merely these two features are sufficient to understand the importance of this work».

 

 

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