La percezione, l’editoriale di Franco Michienzi La percezione, l’editoriale di Franco Michienzi
I prezzi delle nostre navi da diporto sono spesso inferiori, a parità di contenuti, a quelli dei cantieri del Nord Europa. Cosa bisognerebbe fare... La percezione, l’editoriale di Franco Michienzi

I prezzi delle nostre navi da diporto sono spesso inferiori, a parità di contenuti, a quelli dei cantieri del Nord Europa. Cosa bisognerebbe fare per cambiare l’errata percezione che gli armatori hanno della nostra industria? Non esiste una risposta univoca, ma un’approfondita riflessione, scevra da posizioni preconcette, potrebbe aiutare a individuare delle risposte adeguate

di Francesco Michienzi

La riflessione di questo mese trova spunto nelle parole di Alberto Galassi quando ci racconta che il suo Gruppo preferisce perdere una commessa quando gli presentano delle offerte ritenute scandalose, con una bassissima marginalità visto il rischio e la difficoltà tecnica connessa a produrre una nave di 70 metri.

Dovrebbe essere la norma per tutte le aziende, ma pare che la realtà sia molto diversa. Mi domando spesso perché i tedeschi o gli olandesi riescono più facilmente a imporre prezzi anche superiori del 30 per cento rispetto a quelli delle aziende italiane. Ho visitato molti cantieri e vi posso assicurare che la qualità della nostra industria navale non ha nulla di meno rispetto a quella dei paesi nordeuropei.

Abbiamo sia le capacità tecniche sia quelle progettuali per permetterci di affrontare il mercato dei super yacht senza alcun timore reverenziale. Del resto nella fascia tra i 24 e i 50 metri non abbiamo rivali e siamo i primi costruttori al mondo. A mio parere il problema è legato alla percezione che il mercato ha di noi. Dovremmo essere quelli che le regole le impongono e invece siamo quelli che le subiscono.

Pensate al Monaco Yacht Show, cosa sarebbe senza i cantieri italiani e tutte le novità che ogni anno portano nel Principato? Sarebbe un salone dedicato al Charter e al Brokerage con una decina di barche nuove di varie nazionalità. La mancanza di una visione comune sugli obiettivi e sugli strumenti per raggiungerli, l’assenza di una strategia condivisa e la frammentazione della rappresentanza ci rilegano ai margini del sistema.

Credo che sarebbe auspicabile la creazione di un evento specifico dedicato solo ai megayacht organizzato in Italia e che mostri la reale potenza del nostro sistema. Abbiamo accettato di farci rappresentare dal Monaco Yacht Show e non ci siamo accorti che siamo diventati negli anni i portatori d’acqua degli interessi dei nordeuropei. Un boat show che comincia a mostrare la corda di un format superato, tanto da indurre alcuni operatori a organizzare altri eventi come quello di Barcellona di primavera.

Non saprei dire quanti possano essere i veri armatori che si recano nel Principato per vedere una nave da diporto da acquistare. Nel tempo il salone monegasco è certamente diventato il luogo per antonomasia di trade per operatori professionali del settore, ma è un boat show che non mette in evidenza che il nostro paese è il primo costruttore al mondo di megayacht.

In questo quadro la forza contrattuale del sistema Italia è resa più fragile dall’individualismo delle nostre aziende che dovrebbero darsi poche regole precise con cui fare una battaglia per sostenere il Made in Italy dei grandi yacht nel mondo. Avere un’errata percezione di sé stessi è indubbiamente un freno alla crescita.

La consapevolezza è la percezione di sé a livello obiettivo. Quello che si percepisce di sé stessi non sempre è ciò che corrisponde alla realtà. Il rischio è di rendere al mondo una realtà diversa e non corrispondente al vero. Le conseguenze possono avere un’implicazione molto negativa a livello economico tale da rendere assodato che le nostre barche a parità di contenuti debbano avere un prezzo più basso rispetto ai top player del mercato nautico. Non avere consapevolezza della propria forza riduce la capacità di usarla.

Dividi et impera è un motto che conosciamo bene. Non ci ha divisi nessuno, lo siamo sempre stati in modo endemico, ma le nuove sfide dovrebbero indurci a un cambio di strategia e di strumenti per attuarle tutti insieme. Questo termine mi piace molto, sono certo che insieme potremmo fare grandi cose. Gli interessi particolari possono sovrapporsi a quelli generali. Un’idea forte in una nazione con un’importante industria nautica, unita alla consapevolezza di sé, potrebbero regalarci dei risultati straordinari.

(La percezione, l’editoriale di Franco Michienzi – Barchemagazine.com)