IN UN MONDO CHE CAMBIA  IN UN MONDO CHE CAMBIA 
La nostra rivista cambia per affrontare con più determinazione le sfide di un settore in perenne mutamento IN UN MONDO CHE CAMBIA 

La nostra rivista cambia per affrontare con più determinazione le sfide di un settore in perenne mutamento

Negli uomini il bisogno di rinnovarsi è sempre fortissimo perché l’individuo per natura cambia e si evolve. I bisogni interiori hanno necessità di una proiezione esterna, che serve a confermare il nostro atto di volontà. Se penso alla nautica mi viene in mente il film Highlander della serie televisiva dedicata a persone normali che dopo la loro prima morte risorgono e divengono immortali. Di esempi nel nostro settore ne abbiamo innumerevoli, ma per una volta non ne parliamo. Oggi vogliamo parlare in una chiave positiva di quello che ci circonda. Anche senza essere immortali, sentiamo tutti la necessità di rinnovarci per continuare a vivere e per stare sempre un passo avanti. Per questa ragione Barche aggiorna il suo abito, con un nuovo progetto grafico, modifiche di dettaglio allo stile e ai contenuti editoriali con l’arrivo di firme autorevoli che affiancano una squadra già robusta. Normalmente si fa di tutto per trovare un equilibrio che sia soddisfacente, ma si finisce sempre per cambiare in modo da avere il massimo e la nostra mente continua a formulare idee per migliorare una situazione. La scelta di avere la doppia lingua ci ha consentito di affrontare il mercato globale con grandi soddisfazioni. Intuizione o scelta consapevole? Non importa, quello che conta è che oggi possiamo proporci come alfieri di una nautica che vuole offrire il meglio di sé. Solo per demeriti nostri dobbiamo convivere con l’idea che per avere una comunicazione autorevole bisogna affidarsi ai media anglosassoni. Io sarò un visionario, ma lavoro per scardinare il provincialismo di chi crede che solo alcuni gruppi editoriali stranieri sono meritevoli di raccontare cos’è la nautica italiana. A livello complessivo la nostra nazione è la prima produttrice globale di unità da diporto a livello europeo con un valore della produzione cantieristica nel 2016 di 1,8 miliardi di euro pari al 10 per cento del valore globale, superando il Regno Unito con il 6,9, l’Olanda con il 6,5, la Germania con il 6,4 e la Francia con il 5,7 per cento. L’anomalia di un’industria forte che non sente il bisogno di una stampa autorevole è un elemento su cui riflettere attentamente. I riscontri positivi che la nostra rivista sta riscuotendo in giro per il mondo sono la testimonianza che credere in un lavoro di qualità è l’unica strada possibile per affrontare un mercato complesso come quello nautico.

 

In a changing world

Our magazine is changing to meet the challenges of a sector in constant change

The need for renewal is always strong in humans because individuals naturally change and evolve. Our internal needs require external projection, as a confirmation of free will. When I think of the yachting world, the TV series Highlander comes to mind, with its stories of normal people who rise after their first death and become immortal. This has happened innumerable times in our sector, but this time we won’t talk about them. Today we want to be positive about what surrounds us. Even without being immortal, we all feel the need to renew ourselves to stay alive, and to always stay a step ahead. And this is why Barche is being updated. It’s changing its look, with new graphic design, careful changes in its style and editorial content with the arrival of authoritative new names joining an established strong team. Normally people try their hardest to find a satisfactory balance, but it always ends in change in pursuit of the best and our mind continues to formulate new ideas for improvements. Our decision to write in two languages has enabled us to be present and enjoy great success on the global market. Was this a lucky guess or an informed choice? It doesn’t actually matter which. The important consequence is that we can now put ourselves forward as trailblazers in a yachting sector that wants to offer the best of itself. We only have ourselves to blame for believing that you have to rely on foreign media for an authoritative viewpoint. Call me a visionary, but I am working to demolish the provincialism of those who believe that only a few foreign publishing groups are worthy of writing about the reality of Italian yachting. Overall, Italy is Europe’s number one producer of pleasure boat, with yards turning over 1.8 billion euros in 2016, or ten per cent of the world market, ahead of the UK with 6.9%, the Netherlands with 6.5%, Germany with 6.4% and France with 5.7%. It is worth reflecting on the anomaly of a strong sector that doesn’t feel the need for an authoritative media. The positive response that our magazine is receiving around the world is proof that believing in quality work is the only way to tackle a complex market like the nautical sector. n

(Aprile 2017)