Il noleggio occasionale in Italia, ecco come funziona Il noleggio occasionale in Italia, ecco come funziona
Vediamo quali sono le luci e le ombre del noleggio occasionale nel nostro paese introdotto nel 2012 dal Parlamento italiano di Federico Santini* Il... Il noleggio occasionale in Italia, ecco come funziona

Vediamo quali sono le luci e le ombre del noleggio occasionale nel nostro paese introdotto nel 2012 dal Parlamento italiano

di Federico Santini*

Il noleggio occasionale è stato introdotto con il D.L. 24 gennaio 2012 n. 1, cd. “Decreto del Fare”, poi convertito in legge dalla L. 24 marzo 2012 n. 27, il quale ha aggiunto al Codice della Nautica da diporto (D.Lgs. 18 luglio 2005 n. 71) un nuovo articolo, l’art. 49-bis per l’esattezza, rubricato appunto “noleggio occasionale”.

La suddetta norma, con l’obiettivo di incentivare la nautica da diporto ed il turismo nautico, ha previsto per i proprietari persone fisiche o società non aventi come oggetto sociale il noleggio o la locazione, ovvero per gli utilizzatori a titolo di leasing, di imbarcazioni e navi da diporto, di noleggiare la propria unità in forma occasionale, senza che ciò costituisca uso commerciale dell’unità, senza applicazione dell’IVA, ma dietro versamento di un’imposta sostituiva del 20% sul canone.

Nella sua formulazione iniziale la norma considerava “occasionale” l’attività di noleggio i cui proventi non superassero l’importo di Euro 30 mila per anno; successivamente l’art. 23 del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, convertito dalla L. 9 agosto 2013 n. 98, ha eliminato il suddetto limite di importo stabilendo che il noleggio occasionale non deve eccedere i 42 giorni nel corso dell’anno.

Da ultimo il D.Lgs. 3 novembre 2017 n. 229 che ha revisionato ed integrato il Codice della Nautica da diporto, ha ulteriormente modificato il citato art. 49-bis inserendo la previsione per cui il noleggio occasionale è consentito ad imbarcazioni e navi da diporto “iscritte nei registri nazionali”.

Alla luce di tale ultima modifica il noleggio occasionale è quindi consentito solo ed esclusivamente ad imbarcazioni e navi da diporto immatricolate in Italia e per un periodo massimo di 42 giorni per ciascun anno.

Le modalità operative sono piuttosto semplici e chiare. L’effettuazione del noleggio occasionale è subordinata esclusivamente alla preventiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate ed alla Capitaneria di Porto territorialmente competente (ossia quella ove è iscritta l’unità), nonché all’Inps ed all’Inail nel caso di impiego di equipaggio.

Dal sito internet del Comando Generale delle Capitanerie di Porto (www.guardiacostiera.it/diporto/noleggio) è possibile scaricare l’apposito modello, che dovrà essere compilato dall’armatore e trasmesso in via telematica, anche direttamente dal sito, alla Capitaneria di Porto e tramite e-mail all’Agenzia delle Entrate ([email protected]).

Copia delle comunicazioni suddette e delle relative ricevute di trasmissione, nonché copia del contratto di noleggio occasionale, devono essere tenute sempre a bordo in originale o copia conforme. Restano tuttavia irrisolte una serie di importanti questioni che di fatto limitano l’utilizzo pratico di questo istituto. Non è chiaro, innanzitutto, se possa avvalersi del noleggio occasionale un soggetto che, pur essendo proprietario di uno yacht con bandiera italiana, non sia fiscalmente residente in Italia.

Sulla base dell’art. 49-bis del Codice della Nautica da diporto nulla vieterebbe a tale soggetto di noleggiare occasionalmente il suo yacht, ma sul piano fiscale non si comprende come questi dovrebbe assolvere al versamento dell’imposta sostitutiva non essendo obbligato alla dichiarazione dei redditi in Italia.

Non è chiaro poi se il noleggio occasionale deve svolgersi solo ed esclusivamente in acque territoriali italiane ovvero può svolgersi anche in acque territoriali di altri paesi comunitari. Se tale questione non è rilevante per piccole imbarcazioni il cui utilizzo è pressoché locale, lo è invece per yacht di dimensioni medio-grandi il cui utilizzo è evidentemente assai più ampio a livello territoriale.

In assenza di previsioni normative e di circolari al riguardo, è opinione di chi scrive che il noleggio occasionale possa svolgersi anche in acque territoriali di altri paesi in quanto non esistono impedimenti al riguardo, con l’avvertenza tuttavia di far sempre iniziare il noleggio in Italia onde evitare che l’amministrazione fiscale del paese comunitario diverso dall’Italia nelle cui acque si svolga anche solo una parte della crociera, possa pretendere il pagamento dell’IVA sul corrispettivo del noleggio.

Dal punto di vista IVA (art. 7 quater del D.P.R. n. 633/1972) si considerano infatti effettuate nel territorio italiano, e quindi rientrano nel campo di applicazione dell’IVA italiana, le prestazioni di noleggio a breve termine di unità da diporto quando esse sono messe a disposizione del destinatario nel territorio dello Stato italiano anche se utilizzate poi nel territorio dell’Unione Europea.

*Federico Santini: è managing partner dello Studio Legale Santini & Partners di Roma. È specializzato in diritto internazionale e diritto marittimo, ha una consolidata esperienza nel mondo dello yachting con particolare riguardo a transazioni relative a super yacht, nuove costruzioni navali, finanziamento per la costruzione di navi, registrazione di yacht, arbitrati internazionali, questioni assicurative e fiscali connesse. È membro dell’Associazione Italiana di Diritto Marittimo ed è consulente di primari studi legali, ed istituzioni ed associazioni internazionali nel settore dello yachting. Per informazioni o chiarimenti: [email protected]

(Il noleggio occasionale in Italia, ecco come funziona  – Barchemagazine.com – Ottobre 2018)

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