Il contratto di salvataggio in mare e la International Salvage Convention Il contratto di salvataggio in mare e la International Salvage Convention
Proseguiamo in questo numero l’analisi del salvataggio in mare la cui disciplina è dettata dalla International Salvage Convention firmata a Londra il 28 aprile 1989 ed... Il contratto di salvataggio in mare e la International Salvage Convention

Proseguiamo in questo numero l’analisi del salvataggio in mare la cui disciplina è dettata dalla International Salvage Convention firmata a Londra il 28 aprile 1989 ed entrata in vigore in Italia il 14 luglio 1996

di Federico Santini*

QUESTA DISCIPLINA INTERNAZIONALE PREVALE SULLA DISCIPLINA INTERNA DI CIASCUNO STATO ADERENTE, che resta quindi applicabile in quanto compatibile, ed integra l’eventuale contratto di salvataggio concluso tra chi presta e chi riceve il soccorso ovvero si applica quando non venga concluso un contratto scritto ad hoc. Abbiamo, tra l’altro, esaminato nella precedente “puntata” di questa rubrica i presupposti del diritto del soccorritore al pagamento dell’indennità di salvataggio ed i criteri di determinazione della stessa dettati dalla Convenzione.

È importante a questo punto chiarire che alcune categorie di soggetti, come il comandante e l’equipaggio della nave salvata nonché i piloti ed i rimorchiatori incaricati del rimorchio, ovvero le autorità pubbliche, non hanno diritto di pretendere un’indennità di salvataggio. Al riguardo la Convenzione richiede che “i servizi resi eccedano ciò che può essere ragionevolmente considerato come corretta esecuzione di un contratto concluso prima del verificarsi della situazione di pericolo”.

Il diritto al pagamento dell’indennità di salvataggio, nonché dell’eventuale compenso speciale (nel caso di pericolo di danno ambientale) è tutelato da un privilegio marittimo della massima priorità e da un diritto di ritenzione esercitabili dal soccorritore al momento della riconsegna della proprietà salvata al suo proprietario, laddove l’armatore della nave salvata fornisca una garanzia soddisfacente, che deve includere anche interessi e spese.

Prima che tale garanzia venga fornita al soccorritore, la nave salvata non dovrebbe lasciare il porto dove si trova, anche se in pratica non sono previste sanzioni per la violazione di tale obbligo. Di regola, la garanzia viene rilasciata dal P&I Club della nave salvata. La Convenzione di Salvataggio prevede poi che il diritto all’indennità di salvataggio si prescrive nel termine di due anni dal giorno in cui l’operazione di salvataggio è conclusa, tuttavia tale termine può essere esteso dal debitore convenuto in giudizio.

Il diritto all’indennità di salvataggio sorge a prescindere dalla conclusione o meno di un apposito contratto di salvataggio, laddove nel primo caso le previsioni della Convenzione si applicheranno solo per quanto non previsto nel contratto mentre nel secondo caso si applicheranno integralmente.

Tuttavia, i contratti di salvataggio, laddove predisposti in maniera appropriata, possono essere estremamente utili a chiarire i diritti ed i doveri delle parti durante l’operazione di salvataggio e semplificare il successivo procedimento relativo al pagamento dell’indennità di salvataggio o del compenso speciale.

In particolare, tramite il contratto le parti possono convenire un determinato luogo di riconsegna della nave salvata nonché le condizioni in virtù delle quali il contratto può essere risolto, oltre che la legge applicabile e la giurisdizione relativa alle controversie, evitando così ulteriori discussioni e spese.

Con il contratto di salvataggio le parti possono derogare le previsioni della Convenzione di Salvataggio, incluse quelle relative alle modalità di pagamento ed al termine di prescrizione dell’azione, fermo restando che spetterà comunque al giudice competente verificare la legittimità delle clausole contrattuali ed il rispetto degli obblighi di tutela ambientale a carico del soccorritore e del soccorso.

Esistono alcuni modelli standard di contratto di salvataggio che forniscono una regolamentazione equilibrata del rapporto tra le parti e si rivelano estremamente utili in una situazione di pericolo, quando il tempo per intervenire è ridotto e soprattutto la posizione delle parti è squilibrata ed il potere contrattuale del soccorritore potrebbe costringere il comandante della nave in pericolo ad accettare condizioni vessatorie.

Tali modelli standard forniscono soluzioni alle difficoltà pratiche e definiscono chiaramente le obbligazioni delle parti, lasciando ad un momento successivo la determinazione dell’indennità di salvataggio sulla base di criteri e modalità predeterminate. Il modello contrattuale più utilizzato nella pratica è il Lloyd’s Open Form 2011 (LOF), che esamineremo in dettaglio nel prossimo numero di questa rivista.

*Federico Santini: è managing partner dello Studio Legale Santini & Partners di Roma. È specializzato in diritto internazionale e diritto marittimo, ha una consolidata esperienza nel mondo dello yachting con particolare riguardo a transazioni relative a super yacht, nuove costruzioni navali, finanziamento per la costruzione di navi, registrazione di yacht, arbitrati internazionali, questioni assicurative e fiscali connesse. È membro dell’Associazione Italiana di Diritto Marittimo ed è consulente di primari studi legali, ed istituzioni ed associazioni internazionali nel settore dello yachting. Per informazioni o chiarimenti: [email protected]

(Il contratto di salvataggio in mare e la International Salvage Convention – Barchemagazine.com – Dicembre 2019)