Humphree, ecco come si raggiunge l’assetto ideale Humphree, ecco come si raggiunge l’assetto ideale
Interceptor, pinne stabilizzatrici, centralina, bussola gyro e accelerometro: è il sistema Humphree, capace di migliorare le performance di qualsiasi carena  Due lame infilate nell’acqua,... Humphree, ecco come si raggiunge l’assetto ideale

Interceptor, pinne stabilizzatrici, centralina, bussola gyro e accelerometro: è il sistema Humphree, capace di migliorare le performance di qualsiasi carena 

Due lame infilate nell’acqua, aiutano o ostacolano? Confesso che, a bruciapelo, mi viene da rispondere che sono di ostacolo, ma non è così. A Palma di Maiorca il tempo è ideale. Pioggia, vento forte e onda. Ideale per noi che dobbiamo testare il sistema Humphree, costituito essenzialmente da tre cose.

C’è una pinna stabilizzatrice elettrica sotto lo scafo, due interceptor, ovvero due lame poste all’estrema poppa che si alzano e si abbassano e una centralina elettronica. Gli interceptor sono stati progettati per mandare in pensione i flap. L’obiettivo, ambizioso, è quello di ridurre i consumi, migliorare la velocità, e già le due cose insieme mi fanno storcere il naso e, infine, ottimizzare l’assetto dell’imbarcazione. La pinna stabilizzatrice, invece, come tutte le pinne, promette di ridurre il rollio a “zero speed”, cioè quando si è fermi in rada e mentre si naviga. La centralina fa da direttore d’orchestra perché, secondo Humphree, questi elementi, se ben coordinati, possono fornire un risultato migliore di qualsiasi barca che monti stabilizzatori e flap che lavorano autonomamente.

 

Vedremo. La prima barca su cui mettiamo piede è un Targa 48 Fairline, fornito solo degli interceptor a poppa. Il vento soffia tra 25 e 30 nodi, l’onda fuori dalla diga foranea è più di un metro e le secchiate d’acqua sul parabrezza si confondono tra quelle che arrivano dal mare e quelle che provengono dal cielo. Uno degli indiscutibili vantaggi di questo sistema è l’automatismo. Basta premere un pulsante per metterlo in funzione. All’inizio navighiamo senza interceptor attivi.

La barca si comporta come c’è da aspettarsi con queste condizioni meteo.
Poi premo il pulsante e la differenza è subito evidente.

Non solo, i display indicano un aumento di velocità e una diminuzione di consumi. Non c’è trucco, non c’è inganno. Sono io che sto al comando e sono quindi certo che nessuno abbia toccato le manette. Più o meno a tutte le andature, i consumi sono inferiori di circa il 15%. Aumenta la velocità, non di molto, per la verità, ma la notizia è che nonostante due lame in acqua, la barca non rallenta, ma, al contrario, accelera.

 

Ma c’è dell’altro. E in questo caso attiene alla sensazione e non ai numeri. L’assetto del Targa 48 è perfetto. Appena si azionano gli interceptor la barca si mette parallela alla superficie del mare. Non è più appoppata e ne guadagna la visibilità. La sensazione è buona anche in virata. Con o senza interceptor cambia l’angolo di sbandamento. La barca è piatta, s’inclina meno e non soffre nemmeno quando l’onda alta più di un metro s’infrange sulla fiancata dello scafo. Insomma, oltre a migliorare le performance, danno una sensazione di maggiore sicurezza.

Cala notevolmente anche il rollio in navigazione, anche con la manetta del gas tutta abbassata. Landegren, CEO di Humphree e Steffen Faldt, responsabile commerciale per l’Italia, mi spiegano che è merito della superficie degli interceptor. In effetti, quasi tutta la V immersa nell’acqua a poppa è coperta dalle due lame. A differenza dai flap o dai trim tab che hanno una superficie molto contenuta, gli interceptor fanno da cornice a quasi tutta l’opera viva all’estrema poppa. Più superficie è sinonimo di più stabilizzazione e il rollio non si avverte, nemmeno quando le onde si affrontano di traverso.

Per il secondo giro ci aspetta il Sunseeker 82. Qui, c’è il sistema completo, ovvero interceptor e pinne. Due per la precisione, da un metro di grandezza. Per quanto riguarda i benefici in navigazione, valgono le considerazioni già fatte per il test sul Targa 48. Tutto facile, grazie anche al sistema automatico. Osservo il display dedicato e noto che le lame si alzano e si abbassano molto in fretta e autonomamente una dall’altra. Anche così si spiega il benefico effetto che producono sull’assetto in navigazione. Anche il lavoro delle pinne si fa apprezzare.

Lo si nota con il motore in folle. Sono pinne in grado di ruotare a 360° quando si è a Zero Speed e quindi capaci di contrastare l’effetto rotazione quando si è all’ormeggio in rada. La riduzione del rollio è davvero tanta, anche perché ci posizioniamo al traverso delle onde all’imboccatura del porto. Il posto peggiore.Humphree

Ci becchiamo il mare mosso e le onde di scia di chi entra ed esce. In una situazione normale, cioè senza stabilizzazione, sono certo che qualcuno a bordo diventerebbe bianco, poi verde e rischierebbe i conati di vomito dopo pochi minuti. Con il sistema Humphree, invece, nessuno dà segni di sofferenza. Nemmeno salendo sul fly. La barca è stabile, le pinne contrastano il moto ondoso e lo fanno prontamente. L’azienda afferma che la risposta arriva in soli 0,7 secondi da quando la centralina elettronica impartisce l’ordine. Merito di un sistema che si avvale anche di un accelerometro e una bussola gyro.

Le pinne sono state progettate con una grossa parte sacrificale, nel senso che se si va a scogli, si rompe la parte inferiore della pinna senza provocare falle alla carena. Anche in sala macchine si ha una bella sensazione. Il motore elettrico produce pochissimo rumore. Tecnici e ingegneri si sono impegnati molto per questo risultato e il fonometro con cui registro i decibel dà loro ragione. Molto meno dei motori, ovviamente, ma molto meno anche dei generatori e di altri impianti. Inoltre, sono alimentate a 24 Volt e quindi non è necessario un generatore di energia per farle funzionare. L’ingombro dell’attuatore è ridotto al minimo. Gli ingombri interni sono praticamente inesistenti.

A loro sfavore c’è il fatto che le pinne sono immerse. Humphree però giura che non influiscono negativamente sulla navigazione e, del resto, mi fanno notare, anche un bel peso come quello di uno stabilizzatore giroscopico altera le caratteristiche della carena, se non altro perché cambia l’assetto e la linea di galleggiamento. Infine, c’è un dettaglio che forse non è così indifferente ed è il prezzo.

I costi sono decisamente abbordabili. Ci sono interceptor e pinne di diverse misure, adatti per barche da 12 a 50 metri e oltre. In generale però, il sistema per una barca di medie dimensioni può costare 5.000 € per l’interceptor e 6.500 € per le pinne. Con soli 11.500 € si acquista il sistema completo che permette di avere sempre un ottimo assetto in navigazione, di migliorare le performance, ridurre i consumi e, in ultimo, di stabilizzare la barca sia quando è ormeggiata, sia quando naviga.

(Humphree, ecco come si raggiunge l’assetto ideale – Barchemagazine.com – Settembre 2018)

 

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