Honda GB30, fuoribordo si diventa Honda GB30, fuoribordo si diventa
Nato come piccolo motore agricolo o industriale, il GB30 è stato  un precursore. A metà degli anni ‘60, in pochi avrebbero scommesso che i fuoribordo quattro tempi... Honda GB30, fuoribordo si diventa

Nato come piccolo motore agricolo o industriale, il GB30 è stato  un precursore. A metà degli anni ‘60, in pochi avrebbero scommesso che i fuoribordo quattro tempi si sarebbero imposti sul mercato

di Niccolò Volpati

 Al festival di Sanremo vinceva Gigliola Cinquetti con la canzone“Non ho l’età (per amarti)”, il Governo italiano era presieduto da Aldo Moro, a Yalta moriva Palmiro Togliatti e gli americani bombardavano il Vietnam del Nord. Era il 1964. In quello stesso anno, dallo stabilimento della Ferrero di Alba usciva il primo vasetto di Nutella e, in Giappone, la Honda iniziò a produrre il primo motore fuoribordo a quattro tempi della storia. Infatti fino ad allora i motori fuoribordo in commercio erano tutti a due tempi.

GB30, questo è il suo nome, non era nato per stare nell’acqua e assomigliava anche poco agli altri fuoribordo. Al posto della tradizionale barra, c’era una sorta di anello in acciaio che circondava tutta la calandra e poi c’era un leva per l’acceleratore. L’anello in acciaio serviva a far ruotare il motore su sé stesso di 360°. In questo modo, pur essendo mono marcia, era come se fosse dotato di retromarcia. Semplice e geniale allo stesso tempo.

Semplice era anche l’architettura, nonostante fosse un quattro tempi. L’asse era orizzontale, non verticale come tutti i fuoribordo che arrivarono prima e dopo. Il motivo è presto detto. Non nasceva per l’ambiente marino. Era un motore industriale, usato per le motozappe, le betoniere o le motopompe.

A metà degli anni ’50, infatti, Honda entrò nel settore macchine per l’agricoltura. Lo fece con motori di piccola cilindrata, quasi tutti compresi tra 100 e 200 cc. Si trattava di motori per giardinaggio e irrigazione. Poi, negli anni ’60, pensarono di trasformare uno di questi, il GB30 appunto, in un motore fuoribordo.

Il mercato di riferimento era quello professionale, non il diporto. GB30 andava incontro alle esigenze dei piccoli pescatori giapponesi. Il Giappone è pieno di corsi d’acqua, fiumi e laghi. C’erano, e ci sono, molti pescatori. Allora si trattava di singole persone che si servivano di piccole imbarcazioni, non realtà strutturate e organizzate per la pesca intensiva.

Un motore fuoribordo da due cavalli e mezzo che consumava poco ed era molto affidabile e silenzioso, era proprio quello che ci voleva. La scelta dell’azienda fu quella di investire solo nel quattro tempi. Aveva capito che quella sarebbe stata la direzione che il mercato avrebbe preso. Quando nel 1964 vide la luce il primo motore quattro tempi per le barche, Soichiro Honda, il fondatore, disse la famosa frase:«Nell’acqua si coltiva il riso e vivono i pesci, non voglio inquinare ciò che mangio».

 

Il quattro tempi fu perciò una scelta consapevole, non obbligata. L’azienda aveva i motori due tempi con i quali vinceva a mani basse i campionati di motociclismo. C’erano, infatti i 500 tre cilindri e sarebbe bastato marinizzare quei propulsori per avere dei fuoribordo, anche di potenze elevate. Si scelse invece di puntare su una tecnologia più pulita e forse anche più affidabile.

«I primi GB30 sono stati venduti nella laguna di Venezia», racconta Mauro Bonaconza. Mauro oggi è impiegato nel settore auto, ma è in Honda dal 1985 e si è occupato di tutte le divisioni, incluso il marino che, insieme ad altri colleghi, contribuì a fondare. È considerato la memoria storica di Honda Italia, anche per la sua la passione nella raccolta di cimeli, testimonianze, foto e pubblicazioni.

«Qualche GB30 probabilmente è ancora in attività. L’affidabilità, infatti, non si discute. Chi lo acquistò si disse sorpreso dei consumi contenuti e della robustezza del propulsore». I numeri però erano decisamente limitati. All’inizio arrivarono in Italia solo una decina di esemplari e non per una scelta di Honda. Allora, vigeva ancora la limitazione all’importazione. Per importare un GB30 e venderlo in Italia, bisognava ottenere la licenza d’importazione dal Ministero dell’Industria. Si trattava della stessa licenza che serviva per i cuscinetti a sfera e per le motociclette fino a 380 cc. «Honda spesso sceglieva quindi di importare i cuscinetti o gli scooter dell’epoca perché più richiesti sul mercato», ricorda Mauro Bonaconza. Una licenza, infatti, serviva per un prodotto o per l’altro. Peggio che con i dazi di Donald Trump. Un dazio è una limitazione parziale, perché se paghi, puoi importare le quantità che vuoi. La licenza d’importazione imposta dal Governo italiano dell’epoca, invece, stabiliva un limite di pezzi oltre il quale non si poteva andare.

La licenza rimase in vigore fino alla fine degli anni ’80. Quando finalmente fu abbandonata, anche Honda poté sviluppare il settore marino senza restrizioni. «La gamma marine iniziò nel 1989 perché fino ad allora importavamo e vendevamo al massimo una ventina di fuoribordo all’anno», racconta Mauro Bonaconza. La gamma nel frattempo si era ampliata. C’erano il 2, il 5 e il 9 cv, tutti con motori ad asse verticale.

E poi, nel 1990 arrivò il 35/45 cv. In quel periodo, sul mercato spopolava il 737 di Johnson/Evinrude. Un due tempi a carburatori depotenziato a 25 cv. Il limite dei senza patente, a quell’epoca, era 25 cv, non 40 come oggi. «Quando siamo arrivati noi ci prendevano tutti in giro, spiega Mauro Bonaconza. Mi ricordo il Salone di Genova del 1990. Ci avevano messo in un punto di grande passaggio nel senso che lo stand era tra quello della focaccia di Recco e i WC per i visitatori. Grande passaggio. Però eravamo in fondo al seminterrato, un luogo che più nascosto non si poteva. Tutti ci pronosticarono una fine molto rapida sia perché non avevamo il 25 cv, sia perché, dicevano, il quattro tempi pesava il 30% in più di un pari potenza due tempi. Il mio capo, Luigi Bigi, non si arrese e decise di comprare una bilancia digitale. Pesammo i fuoribordo della concorrenza e il nostro e scoprimmo che le differenze erano molto contenute».

Ma non fu solo la verità rivelata sui pesi che portò al successo i fuoribordo Honda. La scommessa di Soichiro Honda fu vinta anche grazie al mercato nordamericano, che iniziò a orientarsi verso una nautica più rispettosa dell’ambiente. È proprio alla fine degli anni ’60 che nacque la più antica area marina del mondo, quella di Biscayne Bay in Florida. E nessuno voleva più vedere la strisciata di olio sulla scia delle barche. Le norme anti inquinamento, prima negli USA e poi in Europa, favorirono più di ogni altra cosa lo sviluppo dei fuoribordo quattro tempi.

(Honda GB30, fuoribordo si diventa – Barchemagazine.com – Marzo 2019)

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