Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo: Copyright o Copyleft? Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo: Copyright o Copyleft?
Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo: l’accusa è quella di aver copiato. Il Gruppo tedesco sostiene che Pardo 43 sia troppo simile al suo... Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo: Copyright o Copyleft?

Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo: l’accusa è quella di aver copiato. Il Gruppo tedesco sostiene che Pardo 43 sia troppo simile al suo Fjord 42. I primi due round al Tribunale di Genova gli hanno dato ragione. Non per il presunto plagio, ma per concorrenza sleale.  Siamo solo all’inizio però, perché le cause legali tra i due cantieri sono destinate a proseguire.

di Niccolò Volpati

Non era mai successo, almeno in questi termini. Un cantiere accusa un altro di aver copiato. Da alcuni mesi designer e cantieri nautici ne parlano spesso. Anche Barche è interessato ad approfondire l’argomento.

Che cosa è successo? Che cosa ha stabilito il Tribunale di Genova? Come andrà avanti questa vicenda? Per rispondere a queste domande ci siamo rivolti ai diretti interessati: Fabio Planamente, direttore generale di Cantiere del Pardo e Florian Nierich, responsabile marketing e comunicazione di Hanse Yachts.

Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo

Fjord 42 open

E poi, abbiamo cercato d’interpellare anche Oliver Frols, concessionario di Fjord a Palma di Maiorca, unico testimone nella causa in corso tra i due cantieri.

Inoltre, abbiamo chiesto all’avvocato Massimiliano Mostardini dello studio legale Bird&Bird di Milano, uno dei maggiori esperti in Italia in tutela del diritto d’autore, quali sono le leggi in vigore e quali possibilità hanno progettisti e cantieri per difendere l’originalità del loro lavoro.

Infine, ci siamo rivolti all’avvocato Lorenzo Biglia, presidente del giurì del design di ADI (Associazione Disegno Industriale) per capire quali sono le iniziative promosse da ADI per tutelare il design.

Prima di dar voce ai protagonisti o almeno a quelli che hanno voluto risponderci, è doveroso iniziare con la cronaca dei fatti.

La cronologia della vicenda
8 maggio 2016 – Oliver Frols, dealer Fjord a Palma di Maiorca, scrive una mail a Fabio Planamente, general manager di Cantiere del Pardo, con informazioni riservate e confidenziali.
28 settembre 2016 – Hanse Yachts presenta al Monaco Boat Show il nuovo Fjord 42.
Metà novembre 2016 – A Palma di Maiorca s’incontrano Oliver Frols, Fabio Planamente e Maurizio Zuccheri, progettista del Pardo 43.
Primavera 2017 – Cantiere del Pardo realizza la sua prima imbarcazione a motore, il Pardo 43.
28 agosto 2017 – Hanse Yachts presenta una causa contro Cantiere del Pardo al Tribunale di Düsseldorf.
4 settembre 2017 – Hanse Yachts deposita un’analoga causa anche al Tribunale di Genova. L’accusa verso Cantiere del Pardo, è quella di contraffazione e, in subordine, di concorrenza sleale.
13 settembre 2017 – Hanse Yachts ritira la causa depositata al Tribunale di Düsseldorf.
16 gennaio 2018 – Il giudice Braccialini del Tribunale di Genova dà ragione ad HanseYachts e inibisce la produzione e la commercializzazione di Pardo 43 in Italia.
1 marzo 2018 – Cantiere del Pardo presenta il reclamo e chiede la revoca dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Genova.
7 marzo 2018 – Il Tribunale di Genova respinge il reclamo presentato da Cantiere del Pardo confermando il divieto di produrre e commercializzare il Pardo 43 in Italia.

L’INTERVISTA: Fabio Planamente, Cantiere del Pardo
Ha vinto HanseYachts?
Sui tre punti in discussione, in due abbiamo vinto noi e uno loro. I due punti più importanti erano l’accusa di contraffazione e la possibilità che un armatore si confondesse tra le due barche. Il giudice ha stabilito in modo inequivocabile che Pardo 43 non è una copia di Fjord 42 e che il cliente medio è un cliente avveduto e non c’è possibilità che si confonda tra le due barche. Per il terzo punto, il giudice ha ravvisato degli elementi in comune e ha dato ragione ad HanseYachts.

Pardo 43

Quali sono?
Il bimini, gli schienali dei sedili che si possono muovere, una spiaggetta lunga idraulica e un ripostiglio, come lo ha chiamato il giudice, sotto il prendisole di poppa.

Che cosa avete deciso di fare dopo questa ordinanza?
La stiamo rispettando e quindi in Italia non stiamo producendo, vendendo, commercializzando e pubblicizzando il Pardo 43.

L’ordinanza impone che non si produca in Italia, quindi pensate di trasferire la produzione del Pardo 43 all’estero?
Assolutamente no. Pensiamo che con un altro procedimento di urgenza presso il Tribunale potremmo andare a chiarire il terzo punto della controversia. Siamo disposti a eliminare questi elementi in comune, anche perché, per noi, sono degli optional.

In questi mesi sono stati venduti 32 modelli di Pardo 43. L’ordinanza è retroattiva? Si possono soddisfare tutti i 32 clienti o il blocco della produzione non lo consente?
Dei 32 modelli venduti, solo sette sono stati venduti in Italia. Non è retroattiva per le barche che abbiamo già consegnato prima del 16 gennaio 2018 (data della prima ordinanza del Tribunale di Genova, n.d.r.). Di queste sette, due sono già state consegnate, mentre le altre cinque si possono vendere solo all’estero e quindi saranno affidate al dealer network di Cantiere del Pardo che si occupa della commercializzazione fuori dall’Italia.

Non potete quindi soddisfare la richiesta di cinque armatori italiani?
No e questo sta creando un danno al cantiere che speriamo di andare a risolvere con la prossima causa di merito.

Vi rivolgerete ancora al Tribunale?
Sì, con un altro provvedimento di urgenza, anche perché l’ordinanza non è molto chiara. Noi rispettiamo quello che il Tribunale ha deciso, infatti, non stiamo né producendo, né vendendo il Pardo 43 in Italia, ma, se eliminiamo i quattro optional in comune con Fjord 42, dovremmo poter riprendere la produzione e la vendita anche in Italia. È questo che vogliamo chiarire con la richiesta contenuta nel nuovo provvedimento di urgenza che stiamo presentato al Tribunale di Genova.

Questa vicenda giudiziaria rappresenta una battuta d’arresto per la gamma a motore di Cantiere del Pardo?
No, al contrario, la rafforzerà. Noi tra un mese presentiamo il Pardo 50. La prima andrà in acqua entro fine luglio. E stiamo lavorando attivamente anche sul Pardo 38 che ci auguriamo di poter presentare a Düsseldorf 2019.

A seguito delle ordinanze del Tribunale, c’è il rischio di perdita di posti di lavoro per il cantiere?
Speriamo di no. Certo che se anche la prossima ordinanza dovesse malauguratamente stabilire che non possiamo produrre in Italia il Pardo 43, nemmeno eliminando i quattro optional, è chiaro che ci sarebbe un danno per l’azienda.

Alla luce di queste due ordinanze, quella del 16 gennaio e quella del 7 marzo, si è pentito di aver dato retta a Oliver Frols, il dealer Fjord di Palma di Maiorca che vi ha raccontato in anticipo quali erano le caratteristiche del Fjord 42?
La prima cosa da chiarire è che è lui che ha cercato noi e non noi che abbiamo cercato lui. E la ragione è che Oliver Frols è anche socio del nostro dealer storico di Palma (Motyvel Yachts, la società che da tempo vende le barche a vela di del Pardo e adesso anche i modelli a motore, n.d.r.).

Al di là di chi ha cercato il contatto per primo, Oliver Frols vi ha passato delle informazioni riservate.
Sì, ma si tratta di assolute banalità. È ovvio che una barca del genere debba avere un bimini o una spiaggetta di poppa. Sono accessori che si trovano sul mercato.

Resta il fatto che ve le ha comunicate prima che il Fjord 42 fosse presentato in anteprima mondiale al Monaco Boat Show.
D’accordo, ma non penso di aver tratto grandi vantaggi da queste informazioni. La barca era già stata disegnata e avevamo fatto un’approfondita analisi di mercato studiando tutti i possibili concorrenti e i player del mercato che producono barche di questo tipo. A noi addetti ai lavori, Oliver Frols, non ha rivelato nulla che già non sapevamo.

Che cosa non rifarebbe?
Sono molto più diffidente. Questa storia mi ha insegnato che è meglio parlare poco per evitare che qualcuno ti possa accusare di concorrenza sleale.

Non pensa che, comunque, questa ordinanza possa essere utile perché mette dei paletti e stabilisce un limite oltre al quale non si possa andare?
Non credo. Noi non abbiamo copiato e il rischio, invece, è che molti designer abbiano grandi limitazioni nel loro lavoro. Temo anche che i cantieri invece di impegnarsi nel fare un prodotto sempre migliore, si potrebbero concentrare nel fare causa in Tribunale ai loro concorrenti.

Pensa che Hanse Yachts si sarebbe ugualmente rivolto al Tribunale se i numeri fossero stati inverti, cioè se avessero venduto tantissimi Fjord 42 e voi pochissimi Pardo 43?
Assolutamente no. Credo che il loro intento sia stato quello di procurarci un danno d’immagine. Lo dimostra la comunicazione che Hanse Yachts e Oliver Frols hanno fatto il giorno prima che si aprisse il salone di Düsseldorf.

LA POSIZIONE DI HANSE YACHTS
Abbiamo contattato Hanse Yachts per conoscere la loro versione. Inizialmente, il responsabile comunicazione del cantiere tedesco, Florian Nierich, si è detto disponibile, anzi ci ha perfino sollecitato a fare in fretta.

Nel frattempo ci siamo dovuti procurare le carte del processo e le abbiamo dovute studiare. Poi abbiamo formulato le nostre domande. A quel punto Hanse Yachts ha declinato l’invito e ha deciso di non concederci l’intervista, ricordandoci che Hanse Yachts è vittima in questa vicenda, affermando che quello che aveva da dire era già contenuto nei comunicati stampa diffusi dopo le ordinanze del Tribunale di Genova.

Ci auspichiamo che Florian Nierich possa decidere in futuro di rispondere alle nostre domande e appena lo dovesse fare, noi saremo felici di poter realizzare l’intervista.

LA POSIZIONE DI OLIVER FROLS, dealer Fjord a Palma di Maiorca

Oliver Frols

Oliver Frols

Abbiamo interpellato anche Oliver Frols che, con la società Marivel Yachts, è dealer Fjord a Palma di Maiorca. Dopo due ordinanze del Tribunale di Genova, la prima datata 16 gennaio e la seconda 7 marzo 2018, l’unica accusa rimasta in piedi per la quale Cantiere del Pardo è stato condannato, è quella di concorrenza sleale.

Questa sarebbe avvenuta per delle informazioni riservate che Oliver Frols avrebbe trasmesso via mail a Fabio Planamente prima che il Fjord 42 facesse la sua comparsa al Monaco Boat Show. Alla richiesta di realizzare un’intervista ci ha prima risposto “vediamo”.

Dopo qualche giorno, ci ha detto che non poteva rispondere alla domande perché è l’unico testimone e il procedimento è ancora in corso. Anche per Oliver Frols vale lo stesso invito che abbiamo rivolto a Florian Nierich. Se deciderà perciò di concederci un’intervista, noi siamo sempre disponibili a realizzarla.

L’INTERVISTA: avv. Massimiliano Mostardini, studio legale Bird&Bird di Milano
Cinque piani di uffici nel centro di Milano, tutti densamente popolati di avvocati, impegnati ed esperti in diritto d’autore, diritto industriale, violazione di brevetti e di modelli.

Nella nautica da diporto le cause di contraffazione, plagio o violazione del diritto d’autore, non sono molto diffuse, ma in altri settori industriali ce ne sono davvero molte. Per questo ci sono così tanti avvocati impegnati su questo fronte.

Noi abbiamo interpellato Massimiliano Mostardini, Presidente di Bird&Bird, che ci ha gentilmente concesso un po’ di ore del suo prezioso tempo.

Come si fa a tutelare una forma?
Quando mi sono laureato il titolo della mia tesi era: “La tutela della forma, un’impresa impossibile”. Ora però le cose sono molto cambiate. Negli anni c’è stata un’evoluzione che consente oggi una buona tutela sia come norme, sia come giurisprudenza. In Italia, come in Europa.

Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo

Avv. Massimiliano Mostardini

Qual è la differenza tra brevetto e modello?
Il brevetto tutela le invenzioni tecnologiche, ovvero la soluzione tecnica di un problema. Si deposita in ogni Paese in cui non si vuole che si sviluppi la stessa invenzione e si deve fare un pre esame, cioè si deve scoprire se qualcuno, in qualche parte del mondo, ha già depositato un brevetto per la stessa invenzione. Depositare un brevetto ha un costo piuttosto elevato e ha una durata di vent’anni.

E un modello?
C’è il modello di utilità e il modello industriale che prima si chiamava ornamentale. Con il modello si tutela una forma. Il modello di utilità deve essere tecnologico, non estetico. Per esempio, un particolare bracciolo di una poltrona che ti consente di essere molto comodo. Il modello industriale, invece, tutela una forma estetica. Dal momento in cui si deposita dura cinque anni ed è rinnovabile per 5 volte, quindi 25 anni. Non è necessario un pre esame. In sede di giudizio però si potrebbe scoprire che è nullo perché qualcuno aveva già depositato un modello industriale di un oggetto o di una forma molto simile.

A cosa servono brevetti e modelli?
Servono a creare dei monopoli. In un certo senso non servono a difendere, ma ad attaccare perché impedisci a qualcun altro di fare una cosa che hai già realizzato. Rappresentano un vantaggio per chi è creativo, per esempio nel design, perché così puoi tutelare l’originalità del tuo lavoro. È un modo per rispettare il tempo impiegato, la creatività, l’ingegno e gli investimenti economici che sono stati fatti per creare una forma o un oggetto. La legge consente di creare un monopolio e fino a quando esiste, chi l’ha creato, cioè chi ha depositato brevetti o modelli, stabilisce quale sia il prezzo della sua invenzione.

Che cos’è la “concorrenza sleale per imitazione servile”?
Significa che non si può fare un’imitazione pedissequa di qualcosa. Ci sono imitazioni di due tipi: imitazione globale o di dettagli. La legge stabilisce che non si possono copiare nemmeno dei dettagli se l’insieme di questi costituiscono una forma che, di fatto, rappresenta una copia di un oggetto già esistente.

E il diritto d’autore?
Dura tantissimo perché è in vigore fino a 70 anni dopo la morte dell’autore. Non serve depositare nulla, basta poter dimostrare attraverso una pubblicazione o una presentazione, di aver creato un’opera. Il diritto d’autore tutela mille cose come i software, le canzoni o i film. Nella nautica può riguardare i progetti e i disegni degli architetti e dei designer. La legge sul diritto d’autore richiede però, oltre alla novità e originalità di un’opera, anche il valore artistico. Una barca potrebbe avere un valore artistico, per esempio, se è stata esposta in un museo oppure se è stata pubblicata su una rivista d’arte o su un catalogo d’arte. Gli storici motoscafi Riva hanno certamente un valore artistico, come la famosa chaise long di Le Corbusier.

Chi stabilisce se un oggetto ha un valore artistico o se è stata violata una norma che tutela l’originalità di un’opera o un progetto?
Sempre un giudice. È sua la discrezionalità del giudizio. Non c’è una formula matematica da applicare per stabilire se un oggetto è la copia di un’altra. E questo è un bene, altrimenti noi avvocati avremmo poco di cui occuparci.

L’INTERVISTA: avv. Lorenzo Biglia, presidente del giurì del design di ADI
ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale, è famosa per premi e riconoscimenti come “Il compasso d’oro”. Nei tantissimi anni di attività, si è occupata di design a 360 gradi, non solo per premiarlo e valorizzarlo, ma anche per tutelarlo. È per questo motivo che abbiamo disturbato l’avvocato Lorenzo Biglia, presidente del giurì del design di ADI.

Cosa fa ADI per tutelare il design?
I progetti si possono depositare presso l’associazione così si ottiene una data certa. Non si ottiene un’esclusiva, quindi è diverso dalla garanzia che si ottiene dal deposito di un modello, ma ha lo stesso valore di una pubblicazione riservata. Dal momento in cui un disegno è depositato nel registro di ADI, tutto quello che viene dopo e lo ricalca, è una copia.

Lorenzo Biglia Hanse vs Pardo

Avv. Lorenzo Biglia

Che cos’è il giurì del design di ADI?
È un organismo di autodisciplina, costituito da persone che s’intendono di design e di diritto. Ne fanno parte, designer, architetti, professori universitari, avvocati, giuristi e imprenditori. E’ nato grazie a un accordo tra ADI e Confindustria. Siamo tutti volontari e non esercitiamo un reale poter di controllo.

Quali sono i vostri compiti?
Invece di andare in Tribunale ci si può rivolgere al giurì del design. Cerchiamo di risolvere le controversie in base a un codice di disciplina che stabilisce che cosa è permesso fare e cosa è vietato. Il giurì valuta i casi di contraffazione così come quelli di concorrenza sleale. Il codice di disciplina stabilisce, ovviamente, che è proibito appropriarsi del lavoro altrui, ma anche che non è lecito assumere un dipendente che prima ha lavorato in un’azienda concorrente con il solo intento di procurare danno a questa azienda

Cosa succede se le parti non sono soddisfatte del vostro giudizio?
Se le parti non sono soddisfatte della pronuncia del giurì possono sempre rivolgersi al Tribunale per una causa ordinaria o per un provvedimento d’urgenza. Noi cerchiamo di metterli d’accordo e il vantaggio che abbiamo è che sappiamo cos’è il disegno industriale. Del giurì fanno parte anche alcuni designer molto famosi e aziende che rappresentano l’eccellenza del design italiano. In tutte le regioni italiane c’è almeno un tribunale con una sezione specializzata in diritto industriale. Nonostante questo non è facile giudicare. Il design oggi riguarda qualsiasi settore della vita industriale, non più solo mobili o lampade. Per questo motivo il pronunciamento di un giurì composto da persone competenti può servire per risolvere le controversie.

(Hanse Yachts vs Cantiere del Pardo: Copyright o Copyleft? Barchemagazine.com – Maggio 2018)