Grand Soleil 46 LC Grand Soleil 46 LC
Non esistono più le barche pure perché appartengono al passato. La 46 dei Cantieri del Pardo è meticcia. Tiene insieme performance sottovela e comfort... Grand Soleil 46 LC

Cruiser o racer?

Non esistono più le barche pure perché appartengono al passato. La 46 dei Cantieri del Pardo è meticcia. Tiene insieme performance sottovela e comfort in crociera

I DISCORSI SULLA PUREZZA MI FANNO RABBRIVIDIRE. Penso a James Clifford e all’antropologia culturale moderna che ci ha spiegato che non esiste qualcosa di “puro”. Vale per gli uomini, gli animali e le culture. E oggi ancor di più visto che tutto è frutto di un miscuglio. Tutto è meticcio, altro che puro. Chi pensa che ci sia qualcosa di puro rischia di prendere una brutta piega. Con le dovute proporzioni, qualcosa di simile è rappresentato dal dibattito tra performance e cruiser. Tanto è vero che c’è chi definisce alcune barche dei racer “puri” o un performance “di razza”. Quando ha fatto il suo debutto in società, il 46 LC ha scatenato il solito dibattito tra tifosi dei cruiser e dei racer. Grand Soleil, nel recente passato, ha realizzato barche veloci. Molto veloci. Sui campi da regata vincevano tutto e sbaragliavano gli avversari. E allora? Perché non dovrebbe fare una barca da crociera? Magari è pure capace di farla bene. Oggi, dopo un anno dal varo del primo modello, possiamo dire che il Cantiere del Pardo ha avuto ragione. Lo dicono i numeri. I 46 LC venduti sono ben 27. Si rassegnino i “Pardisti” puri, gli strenui difensori delle performance sottovela tra le boe e dei pozzetti sgombri da regata. Quelli che storcevano il naso dicendo che con la gamma Long Cruiser il cantiere stava snaturando il marchio, dovranno perlomeno ammettere che il 46 è piaciuto. Forse ha avuto tanto successo proprio perché è una barca “meticcia” e perciò più moderna di tante altre. Anche a noi è piaciuta. Sopra, sotto e in navigazione. Le performance le abbiamo testate nel golfo del Tigullio, in uno di quei tipici giorni d’estate dove il vento è solo un’idea. Pochi, anzi pochissimi nodi d’aria. L’ideale comunque, per mettere in difficoltà un cruiser che si presenta progettato per le lunghe crociere e che pesa, a secco, 12 mila chilogrammi. A prua, al posto del tradizionale fiocco avevamo un code 0. Un po’ di tela in più, indispensabile per muoversi. L’intensità del vento reale era tra i 4 e i 5 nodi e nonostante questo, la barca tra i 4 e i 6. Performance più che dignitose, soprattutto se ci ricordiamo di trovarci a bordo di uno scafo da crociera, confortevole e con volumi importanti. Merito della vela, certo, ma anche della carena disegnata da Marco Lostuzzi. Anche la sensazione al timone è piacevole. La barca è maneggevole e la ruota molto equilibrata. Ha una grande stabilità di rotta. Nonostante la poca aria, ho mollato le mani dal timone per più di cinque minuti e il 46 ha continuato imperterrito per la sua rotta. Forse si può fare perfino a meno dell’autopilota. Le linee d’acqua si dimostrano valide anche quando si va a motore. A bordo c’è un 75 cavalli in linea d’assi che ci ha permesso di arrivare quasi a nove nodi con la manetta tutta abbassata e ben più di otto con una tranquilla andatura di crociera. Come optional c’è un 110 cavalli, ma francamente mi sembra che il Volvo Penta da 75 sia già più che sufficiente. Le manovre sono tutte rinviate in pozzetto. Le panche sono sgombre, perché la scotta randa è sul rollbar e le drizze corrono sotto la tuga e sbucano in prossimità delle due ruote del timone. Molto interessante la randa realizzata da Elvstrom. Ha delle stecche verticali, anziché quelle tradizionali orizzontali e si trovano vicino al punto di penna. Il risultato è una vela molto allunata e quindi anche performante. Inoltre, le stecche in verticale consentono di avvolgerla nell’albero. Si ha quindi una randa avvolgibile minimamente steccata. E poi c’è il comfort per la crociera. Agli scettici del rollbar bisogna far notare il sistema studiato tra sprayhood, rollbar e tendalino sopra la doppia timoneria. Unendo questi tre elementi si ottiene una sorta di copertura ideale per i mesi freddi. Consente di godersi il pozzetto anche quando le temperature sono rigide. Ci sono anche armatori che hanno chiesto di avere una bocchetta del riscaldamento in pozzetto, proprio per sfruttare questa caratteristica. Interni e coperta sono stati realizzati da Nauta e a noi sono piaciuti parecchio. La cabina di prua non è enorme, ma ha comunque volumi accettabili e una buona abitabilità. L’altezza, infatti, è di 188 cm e la cuccetta è matrimoniale per davvero. I volumi non sono giganteschi perché il dritto di prua è affusolato e le linee d’acqua devono garantire le performance sottovela. A poppa ce ne sono altre due, molto accoglienti e con tanto spazio. Funzionale anche la dinette con tantissima luce naturale grazie alle due file di oblò, una bassa a pelo d’acqua, e una più alta ad altezza occhi. È piacevole guardare fuori il mare, soprattutto in navigazione. Lo si può fare stando seduti nel divanetto della dinette oppure in piedi al centro del quadrato. La luce naturale è tanta anche nelle cabine di prua e poppa. Per le due di poppa ci sono perfino delle vetrate sulla tuga ai lati del tambuccio. Per il carteggio è stata scelta una soluzione “meticcia” che forse farà stortare il naso ai soliti “puristi”. C’è, è un ripiano che divide in due il divanetto lineare di dritta. La seduta è il divanetto stesso e si può scegliere la parte prodiera così si guarda verso poppa e il pozzetto oppure si può optare per la seduta più tradizionale a poppa con vista verso prua. Il carteggio è meticcio perché il tavolo può essere usato anche come ripiano per l’area living o per completare il divanetto lineare. Si abbassa e si alza a seconda delle esigenze.

 

Cruiser or racer?

Pure boats don’t exist anymore, because they belong to the past. The 46 by Cantieri del Pardo is mixed. This vessel brings together sail performance and cruising comfort

SPEECHES ABOUT PURITY MAKE ME SHIVER. I think of James Clifford and modern cultural anthropology, which explained to us that there is something “pure”. It applies to men, animals and cultures. Moreover, today even more so because everything is the outcome of a mixture. Everything is hybrid, not pure. Anyone who thinks that there is anything pure is likely to make a mistake. With the due proportions, something similar is represented by the debate between performance and cruiser. So much so that there are those who define some boats as “pure” racers or a “pure bred” performance. When it made his debut in society, 46 LC unleashed the usual debate between cruiser and racer supporters. In the recent past, Grand Soleil made fast boats. Very fast. In regattas, they won everything and crushed opponents. And then? Why should they not make a cruise boat? Perhaps they could also do it well. Today, a year has passed since the launch of the first model, we can say that the Pardo Shipyard was right. The numbers say it all. Twenty-seven 46 LC have been sold. The “pure” Pardo brand enthusiasts should resign themselves, the strenuous defenders of sub-sail performance between the regatta buoys and markers. Those who turned their noses up saying that with the Long Cruiser range the shipyard was distorting the trademark, must at least admit that 46 was well liked. Perhaps it has been so successful precisely because it is a “hybrid” boat and therefore more modern than many others. We loved it as well. Above, below and at sea. We tested the performance in the Gulf of Tigullio, in one of those typical summer days where the wind is just a though. Few, very few knots. Perfect nevertheless, for making it difficult for a cruiser that was designed for long cruises and that weighs, dry, 12 thousand kilograms. At the bow, instead of the traditional jib we had a code 0. A bit more canvas, indispensable for moving. The true wind intensity was between 4 and 5 knots and despite this, the boat was between 4 and 6 knots. A more than dignified performance, especially if we remember that we were in a cruising hull, comfortable and with important volumes. Thanks to the sail for sure, but also the hull designed by Marco Lostuzzi. In addition, the feeling at the tiller is pleasant. The boat is easy to handle and the wheel is very well balanced. It has very stable steering. Despite little air, I let go of the wheel for more than five minutes and the 46 continued undaunted on its route. Perhaps even the autopilot is unnecessary. The water lines are valid even when we use the engine. On board there is a 75 horse in line which has allowed us to reach almost nine knots with the handle all the way down and more than eight with a tranquil cruise pace. As an option there is a 110 horse power, but frankly it seems to me that the Volvo Penta of 75 is already more than enough. The riggings are all returned in the cockpit. The benches are clear, because the mainsail is on the rollbar and the halyards run under the deckhouse and emerge in proximity of the two wheels of the tiller. Very interesting the mainsail created by Elvstrom. It has vertical slats, rather than the traditional horizontal ones and they are located close to the point of the pen. The result is a high performance sail. In addition, the vertical slats allow for wrapping it in the shaft. It therefore has a minimally battened furling mainsail. And then there is the comfort for the cruise. The rollbar doubters should notice the system studied between sprayhood, rollbar and canopy above the double wheelhouse. By combining these three elements yields a sort of ideal cover for the colder months. It allows for enjoying the cockpit even when the temperatures are very harsh. There are also shipowners who have asked to have a selvage of heating in the cockpit, precisely in order to take advantage of this feature. The interior and cover were made by Nauta and we loved them. The forward cabin is not huge, but has nevertheless acceptable volumes and good comfort. The height is 188 cm and the bunk really is double. The volumes are not gigantic because the starboard bow is tapered and the water lines must ensure subsail performance. Aft there are two more, very comfortable and with plenty of space. The dinette is functional as well, with plenty of natural light thanks to the two rows of portholes, one low on the surface of the water, and a higher one at eye level. It is pleasant to look out to sea, especially in navigation. You can do this while sitting in the sofa of the dinette or standing in the centre of the square. There is a lot of natural light even in the cabins of the bow and stern. For the two aft there are even stained glass windows on the deckhouse sides of the companionway. A “hybrid” solution has been chosen for correspondence, which will perhaps have the usual “purists” turning their noses up. There is a shelf that divides the linear sofa to starboard into two. The chair is the sofa itself and you can choose the bow portion so you look toward the stern and the pit or you can opt for more traditional sitting at the stern with a view toward the bow. The correspondence is hybrid because the table can also be used as a shelf for the living area or to complete the linear settee. It lowers and raises depending on requirements.

 

MISURE

Larghezza accesso sottocoperta 58 cm • altezza in dinette 194 cm • cucina a L 190×138 cm • divanetto a U in dinette 130x207x130 cm • tavolo pozzetto 124×81 cm • carteggio 70×62 cm • divanetto lineare dinette 195 cm • altezza cabina a prua 188 cm • cuccetta 200×160 cm • altezza sopra il letto 102 cm • altezza bagno di prua 191 cm • altezza cabina di poppa a sinistra 204 cm • cuccetta 200×150 cm • altezza sopra il letto 120 cm • altezza cabina di poppa a dritta 200×140 cm • altezza sopra il letto 118 cm • quadrato del pozzetto 230×266 cm • panche pozzetto a L 190×92 cm • tavolo in pozzetto 133×110 cm • passavanti laterali 42 cm • piattaforma di poppa 75×272 cm

MEASUREMENTS

Underdeck access 58 cm wide • Dinette headroom 194 cm • L shaped galley 190×138 cm • U shaped sofa in the dinette 130x207x130 cm • Cockpit table 124x81cm • Chart table 70×62 cm • Linear sofa in the dinette 195 cm • Forward cabin headroom 188 cm • Berth 200×160 cm • Hight above the berth 102 cm • Forward bathroom headroom 191 cm • Portside stern cabin headroom 204 cm • Berth 200×150 cm • High above the berth 120 cm • Cockpit area 230×266 cm • L shaped benches in the cockpit 190×92 cm – Cockpit table 133×110 cm • Walkway at side 42 cm • Stern platform 75×272 cm

 

SCHEDA TECNICA//PERFORMANCES AND DETAILS

CANTIERE DEL PARDO

Via Fratelli Lumière 34

47122 Forlì (FC)

tel. +39 0543 782404

[email protected]

www.grandsoleil.net

Progetto: Marco Lostuzzi (architettura navale) e Nauta Yachts (styling esterni e interni)

Scafo: Lunghezza fuori tutto 14,72 m • lunghezza scafo 14,00 m • lunghezza al galleggiamento LWL 12,72 m • baglio massimo 4,41 m • pescaggio 2,3 m • dislocamento a vuoto 12.000 kg • zavorra 4.200 kg • serbatoio carburante 300 litri • serbatoio acqua 600 litri • serbatoio acque nere 30 litri • randa 55 mq • genoa 106% 48 mq • fiocco autovirante 42 mq • trinchetta 21,5 mq • gennaker 154 mq

Motore: Volvo Penta D2 • potenza 75 cv (55 kW) • Certificazione CE: Cat. A per 12 persone

Prezzo: 369.000 €, Iva esclusa (versione base)

Project: Marco Lostuzzi (naval architecture) and Nauta Yachts (exteriors and ineriors styling)

Hull: LOA 14.72m • length 14.00m • LWL 12.72m • Max beam 4.41m • Draft 2.3 m • Displacement unloaded 12,000 kg • Ballast 4,200 kg • Fuel tank capacity 300 l • Water tank capacity 600 l • Waste water tank capacity 30 l • Mainsail 55 mq • Genoa 106% 48 mq • Tacking jib 42 mq – • Foresail 21.5 mq • Gennaker 154 mq

Engine: Volvo Penta D2 • 75 hp (55 kW) • 4 stroke • 4 cylinders • Bore x Stroke 84×100 mm • Compression ratio 23.3:1 • Displacement 2.2 l • Max torque 2700-3000 rpm • Dry weight 264 kg

Certification CE: Cat. A 12 people

Price: 369,000 €, Excl.VAT (as standard)

(Novembre 2016)

 

  • APOCALYPSE Slough
  • APOCALYPSE Slough
  • The Grand Soleil 46 LC 2015 Interiors.
Ph: Guido Cantini /Sea&See.com