Giovanni Zuccon: “Tutto è per la vita”. Yacht design ed etica del progetto Giovanni Zuccon: “Tutto è per la vita”. Yacht design ed etica del progetto
Professore e architetto Giovanni Zuccon è portatore di un’etica del progetto che nutre il suo fondamento nella profonda cultura che possiede e in una moderna... Giovanni Zuccon: “Tutto è per la vita”. Yacht design ed etica del progetto

Professore e architetto Giovanni Zuccon è portatore di un’etica del progetto che nutre il suo fondamento nella profonda cultura che possiede e in una moderna visione della sua attività proiettata sempre più avanti

di Carla Pagani

 Le sedie di Marcel Breuer accolgono gli ospiti in un caldo abbraccio con la loro eleganza e lineare funzionalità. Sul tavolo ci sono fogli sparsi, riviste, appunti. Il legno chiaro del tavolo illumina il volto di Giovanni Zuccon in un sabato piovoso romano. Accanto, la grande porta finestra si affaccia sull’ampio cortile alberato del condominio dello storico quartiere Delle Vittorie.

Le stanze della Zuccon International Project si aprono una dietro l’altra lungo i maestosi corridoi primo Novecento. Scaffali pieni di libri, progetti, modellini. Quarantasei anni di storia, lavoro, successi, innovazioni.

Il caffè è pronto. Le paste zuccherine di una famosa pasticceria in via Col di Lana accompagnano il nostro ingresso nel mondo di una delle più importanti firme del panorama nautico mondiale. Baglietto, Ferretti, Bertram, CRN, Aprea, Custom Line, Sanlorenzo, Mochi Craft, Perini Navi, per citarne alcuni: sono tantissimi i cantieri con cui lo studio Zuccon ha lavorato e continua a lavorare. Un successo dietro l’altro, sin dagli albori. Una collaborazione quarantennale con l’Agenzia Spaziale Europea, importanti progetti urbanistici e molto, molto altro.

CRN 74 m (IYBA)

Cloud 9

 

Oggi gli yacht firmati da Giovanni Zuccon sono più di 430. Impossibile elencarli tutti. Il Professore impugna una matita a scatto e butta giù uno schizzo: è un’arca. Poche linee, tanti significati. Sorride con i suoi occhi vivaci e attenti e ci spiega il progetto a cui sta lavorando.

Sto pensando a un nuovo sistema di barche. Voglio ragionare sul rapporto tra lo scafo e la sovrastruttura. È la cosa più antica che c’è.

Vero, verissimo. I moderni yacht non sono che l’evoluzione di qualcosa di molto più antico.Voglio reinterpretare il concetto di “arca” su una barca grande.

L’arca di Noè era destinata a preservare la specie umana e gli altri esseri viventi. L’arca di Zuccon deve preservare un patrimonio immenso di conoscenze, competenze ed esperienze. Il testimone lo ha già passato ai suoi figli Martina e Bernardo. Lui però continua a lavorare con la tenacia di sempre. Zuccon è un concentrato di saperi, sensibilità, intelligenza, spirito d’osservazione e curiosità.

Quando racconta delle grandi imprese compiute assieme alla moglie Paola Galeazzi, che ci ha lasciato da pochi mesi, un velo di malinconia offusca la sua voce e i suoi occhi. Coppia nella vita, coppia nel lavoro, per più di quarant’anni. Ma il tandem Zuccon-Galeazzi è ancora tutto lì, con la sua forza e la sua energia. Con la capacità di progettare il futuro e di vedere oltre. La malinconia del resto non è altro che un motore di trasformazione, se la si volge per il verso giusto. Zuccon sa come fare, con la sua etica. Anzi, con il suo sistema di etiche, come lo chiama lui, fatto di umiltà, studio, ricerca e relazioni. Sono i fondamentali, nel lavoro come nella vita.

Custom Line Navetta 42

Custom Line Navetta 42

 

Era il 1618 quando il Cardinale Scipione Borghese volle scommettere su Gian Lorenzo Bernini. Il sodalizio durò a lungo. Decenni. Con un obiettivo comune: costruire qualcosa di duraturo. Già, un sodalizio, come quello che il professor Zuccon stringe sempre con i propri committenti.

Quello che più conta è la relazione con il “mecenate”. Io non amo definirlo “committente”. Per me è un “principe” per il quale l’architetto deve costruire qualcosa che duri nel tempo.

Ma qual è il segreto per essere un bravo architetto? Il dubbio è la nostra più grande arma. Solo mettendo sempre tutto in discussione si può davvero progettare, creare, trasformare. Le certezze sono poco utili nel nostro lavoro, dice Zuccon rievocando gli inizi di questa fantastica avventura.

Zuccon International Project

Sanlorenzo SX76

 

Tutto comincia alla fine degli anni Settanta, quando insieme alla moglie Paola vince il concorso bandito dai Cantieri Posillipo con il Technema 65. Per loro è la prima volta nel mondo della nautica. Lo studio Zuccon è nato qualche anno prima, nel 1972. Fino a quel momento si è occupato di progettazione urbanistica e architettonica. Eravamo contenti di aver vinto il bando. L’importante è vincere, non partecipare, dice Zuccon divertito e sorridente, mentre si sfila gli occhiali tondi giallo Napoli. Era vitale per noi aver fatto esperienze in altri settori. La contaminazione con saperi diversi è fondamentale. Il cosiddetto “pluralismo” nautico di cui si parla tanto oggi non è affatto un’innovazione.

Architettura e nautica vanno insieme da molto, molto tempo, puntualizza Zuccon, rispondendo indirettamente anche a tutti coloro che pensano che il “design” sia qualcosa giunto solo in tempi recenti nel mondo delle barche, come se design e progettazione fossero due entità distinte e separate dalla creazione di uno yacht.

Per vincere il concorso studiammo moltissimo. Ancora oggi continuo a studiare, a capire. È importante farlo. A proposito di umiltà… Già. Altro che improvvisazione. Giovanni Zuccon non è uomo da scorciatoie e soluzioni facili. È uomo di ricerca. È uomo di processi. È uomo di fatica, merce rara di questi tempi. Non abbiamo mai pensato di voler fare un progetto per celebrare Gianni e Paola. Odio l’autoreferenzialità. E poi bisogna rispettare il brand e la sua storia.
I figli lo hanno capito bene sin dai primi progetti.

 

Bernardo and Martina Zuccon

Bernardo e Martina Zuccon

 

I miei figli riescono così bene nelle cose che fanno perché hanno assorbito questa visione. Sanno che non c’è spazio per l’ego dell’architetto, sanno che la storia del brand è importantissima, sanno che bisogna studiare e che non ci si può improvvisare. Le novità del 2018 hanno stupito tutti: Latona 50, il nuovo gioiello di CRN, Custom Line Navetta 42, la più grande della serie mai costruita, Sanlorenzo 102, il primo yacht asimmetrico, e le nuove imbarcazioni di Bluegame.

A proposito di contaminazione, Zuccon dice che non bisogna privare la nautica della sua specificità. Trovo impensabile quello che spesso si fa oggi: riproporre tout court su uno yacht delle soluzioni che vengono da un altro ambito. Non si può pensare di trasferire totalmente su una barca dei concetti che appartengono ad altro. 

Giovanni Zuccon

FERRETTI 780

 

Insomma, una barca deve restare una barca. Uno yacht non deve somigliare né alla casa, né al grattacielo, né all’automobile. Non deve imitare nulla.Le mode del momento ci dicono altro e sempre più spesso ci consegnano barche che emulano, simulano, scimmiottano ciò che barca non è. Per Zuccon lo stesso discorso vale per il minimalismo: non lo sopporto, ma apprezzo l’essenzialità.

Ciò che è semplice non è facile perché l’essenziale è il frutto di un duro lavoro di eliminazione di ciò che è inutile, ridondante. Beh, non è un gioco da ragazzi. Solo i grandi riescono nell’impresa. Giovanni Zuccon sa farlo.

Ogni segno deve avere un senso, deve essere necessario, altrimenti è semplicemente superfluo. E poi interno ed esterno devono essere in rapporto armonico.

Non è un caso se uno dei suoi modelli assoluti sia l’architettura del grande Frank Lloyd Wright. La sua casa sulla cascata, e non solo quella, è entrata nella storia proprio per l’equilibrio ineguagliabile tra abitazione e natura, tra interno ed esterno, tra spazio umano e spazio naturale. Sullo yacht deve accadere lo stesso. Non dobbiamo dimenticarci mai che la barca è un luogo, non un oggetto. Uno spazio da abitare del tutto peculiare. Non è come una casa. Una barca è una barca. Ciò che la accomuna alla casa è solo chi la abita: l’uomo. Poi c’è il mare, il grande spazio esterno. Il mondo naturale, ci spiega citando Christian Norberg-Schulz che alla fine degli anni Settanta teorizzava che l’architettura dovesse rispettare il luogo e integrarsi con esso, ossia con il suo “genius loci”.

E allora è importante progettare in modo conforme a questo spazio naturale in cui la barca è immersa. Non ha senso progettare una poppa completamente aperta che ci espone così direttamente ai pericoli del mare. Se vado in barca con un bambino la poppa aperta non è funzionale. Voglio avere un rapporto diretto con l’acqua? Posso farlo quando la barca è ferma. Per non parlare degli spigoli: ma come si può pensare di avere degli spigoli in mare? Non bisogna mai dimenticare che la barca è uno spazio che si muove. Gli spigoli non devono esserci mai, né dentro né fuori. Sì, perché la sicurezza e la stabilità per Zuccon sono un aspetto fondamentale.

Giovanni Zuccon

CUSTOM LINE 108

 

Lo scafo è la parte più importante perché è quella che dà soliditàÈ proprio per lo scafo imponente che Giovanni Zuccon considera Cloud 9 una delle barche migliori che abbia mai realizzato. Presto uscirà una nuova versione in cui lo scafo verrà potenziato. Oggi si tende a ridurre gli scafi ai minimi termini per dare priorità al rapporto diretto con il mare. E poi nello scafo si fanno troppe aperture. Sembra sempre che ci si dimentichi che l’identità di una barca risieda proprio nel fatto che si muove nell’acqua.

Rimpianti? Le idee sono ancora tante. Avrei voluto fondare una scuola di architettura. Ma continuo a chiedermi quotidianamente cosa farò da grande. Beh, come potrebbe essere altrimenti? Nella vita non si è mai felici perché non ci si accontenta mai, diceva mia madre. Ecco, forse è questo il senso ultimo della ricerca. Ma cos’è la ricerca? È mettere insieme le cose, creare una struttura, un sistema di relazioni. Anche una barca non è altro che un sistema di relazioni tra elementi diversi. E così è nella vita. Così è nei rapporti con le persone. Solo così si possono creare altri mondi. Come succede nelle canzoni di Mina o di Frank Sinatra, ci dice gongolante mentre pensa alle note dei suoi cantanti preferiti. E per creare relazioni serve cura, attenzione, dedizione. Sarà per questo che tra i migliori amici di Zuccon ci sono anche i compagni di liceo, per questa sua capacità di dialogare, costruire ponti, creare relazioni, animare strutture. Durature.

Tutto è per tutta la vita. Si può sintetizzare così il sistema di etiche di Giovanni Zuccon: un sistema dal sapore antico che nulla ha a che fare con l’effimero della nostra contemporaneità. Un sistema in un certo senso “rivoluzionario”, fondato sulla capacità di stabilire un contatto vero, reale, con le persone e con ciò che si fa.

Il professore Giovanni Zuccon è tutto questo, anche quando parla semplicemente seduto al tavolo del suo studio, che presto lascerà: i figli stanno progettando un nuovo spazio di lavoro immerso nel verde pensato come un vero e proprio laboratorio creativo. La Zuccon International Project si trasferirà a Montemario, uno dei quartieri della Capitale da cui si gode una splendida vista su tutta la città.

CRN Latona 50m d

CRN Latona 50m

 

Prima di salutarci gli chiediamo quale sia il suo lavoro migliore, quello di cui è più soddisfatto in assoluto. Il progetto migliore è quello che farò domani.
Nel frattempo è uscito il sole e i palazzi che si affacciano sul cortile risplendono del loro caldo color ocra. E in una sola stretta di mano, una straordinaria umanità.

(Giovanni Zuccon – Barchemagazine.com – Dicembre 2018)