Gianluca Adragna Yacht Design Studio, il mare nel sangue Gianluca Adragna Yacht Design Studio, il mare nel sangue
Abbiamo incontrato Gianluca Adragna e il suo team. Un gruppo che nella progettazione nautica spazia dalla vela al motore, passando per il mondo militare... Gianluca Adragna Yacht Design Studio, il mare nel sangue

Abbiamo incontrato Gianluca Adragna e il suo team. Un gruppo che nella progettazione nautica spazia dalla vela al motore, passando per il mondo militare e anche quello delle barche da lavoro. Il tutto all’insegna della capacità di seguire il progetto dall’inizio alla fine, dal primo schizzo all’ultima vite

di Luca Sordelli – foto Andrea Muscatello

 Un fiume in piena. Inarrestabile. Meglio non provarci neanche a fermare Gianluca Adragna quando parla del suo studio, del suo lavoro, delle sue barche. Una sola parola per definirlo subito, a freddo? Passione.

Siamo in Slovenia, a pochissimi chilometri da Trieste, in un grande ufficio dove al fianco dei modelli e delle fotografie delle barche progettate da Adragna Yacht Design campeggiano anche molti trofei vinti in regata. Classe 1973 Gianluca, nasce, come molti triestini, prima di tutto velista ereditando dal padre la passione per il mare.

Mentre mi racconta cosa ha fatto, e soprattutto cosa sta facendo ora AYDS, scopro però subito che il loro campo d’azione è ampio, si va dai prototipi a vela per arrivare fino ai mezzi militari, passando da maxi-rib, grandi yacht a motore, ma anche barche da lavoro. Con lui, a raccontarmi tutto, ci sono anche Michele Wetzl e Andrea Bendinelli.

Gianluca Adragna

Ma, procediamo con calma. Partiamo dall’inizio.
«Tutto comincia nel 1997, con il disegno e la costruzione di una piccola barca a vela in carbonio, che diede poi vita all’One Design Formula 660 utilizzato qui a Trieste per delle regate di Match Race. Ma il “grande passo” però arriva approdando al mondo del militare». 

Da un piccolo scafo a vela ad un mezzo da guerra, il passo è veramente grande… «Sì, in effetti sì, e tutto parte quasi per caso, chiacchierando con un conoscente in un bar di Trieste. Il primo progetto era per un cliente di Singapore, che ha fatto costruire le prime quattro barche in Australia, per poi spostare la produzione, in maniera decisamente più economica, in Vietnam». 

Cosa le ha insegnato questa esperienza, è un mondo così distante dal diporto? «Ho imparato moltissimo, erano barche in alluminio, il primo modello superava i 50 nodi, ma poi anche con quelli successivi non siamo mai scesi sotto i 40 nodi. Certo, in quel mondo non si va in cerca del bello, ma è il modo migliore per imparare cosa significa funzionalità. Mi fa ad esempio sorridere adesso chi vede una prua rovescia e dice che è molto “militare”».

In che senso? «Le barche con le prue rovesce sono più bagnate, non aprono l’onda. E un mezzo che deve navigare in qualsiasi condizione non si può permettere vezzi. Lo stesso vale per i parabrezza, i mezzi militari e da lavoro li vogliono inclinati verso prua, per evitare i riflessi. Quelli tutti allungati verso poppa sono esteticamente molto più aggressivi, ma meno funzionali».

Trovo molto giusto questo ragionamento sull’importanza della funzionalità…«Io ripeto spesso che pronunciare la parola progettazione è molto facile, ma la realtà è molto diversa. Quello che contraddistingue AYDS è la “vera progettazione”. Significa saper seguire, per il cantiere, la vita della barca dall’inizio alla fine. Vuol dire saper fare un bell’oggetto e seguirne la costruzione fino a quando non si mette l’ultima vite».

Da questo punto di vista qual è stata la sfida più impegnativa? «Direi Adler Suprema, un grande yacht complesso e raffinato. Il design è di Nuvolari e Lenard, noi abbiamo curato l’ingegnerizzazione di tutto, tranne che del sistema di propulsione ibrido. È stato un lavoro lungo, affascinate, dove ci siamo presi cura di ogni dettaglio». Tornando un attimo alla vela, una barca che ha messo in luce AYDS sui campi di regata è stato lo Stream 40: «Sì, assolutamente. Ha vinto cinque volte la Barcolana nella sua categoria e anche ai mondiali si è comportato molto bene. È stata una barca innovativa, “strana”, all’inizio l’hanno anche criticata… poi è stata di ispirazione per molti».   

Anche quando siete entrati nel mondo dei gommoni avete creato un oggetto molto particolare.
«Il luxury Rhib che abbiamo realizzato per ICS Marine è un gommone diverso da qualsiasi altro presente sul mercato. È realizzato completamente in carbonio, è un oggetto sofisticatissimo che può viaggiare fino a 50 nodi. Abbiamo anche brevettato una carena con una grande stabilità sia statica che dinamica. Un altro frutto della nostra esperienza nel settore militare».  

Gianluca Adragna

Ora però vi aspetta una nuova sfida, ancora diversa: «Tutto parte da una grande società che opera nel campo dei resort alle Maldive, di proprietà di un imprenditore sloveno. Un progetto estremamente stimolante per realizzare una barca passeggeri, ma di lusso. Servirà a trasportare gli ospiti di questi super resort dall’aeroporto alle isole. Qualcosa di ben diverso da una semplice barca da lavoro. Gli stampi verranno realizzati in Croazia, dove sta partendo un progetto molto simile per realizzare delle “VIP passengers boats” per portare gli ospiti dalle città alle isole. Il tutto deve avvenire rapidamente e nel massimo comfort».

Come potrebbe descrivere in soli due concetti Gianluca Adragna Yacht Design Studio? «Prima di tutto passione. Noi tutti nello studio conosciamo bene il mare e le barche, ci piace progettarle e anche viverle. Questo è fondamentale per creare qualcosa di bello e di “vivo”. E poi innovazione. Ci piace fare sempre qualcosa di nuovo, di originale». 

Per finire, da velista, Gianluca Adragna come immagina la sua barca a vela ideale? «Mi immagino una barca da cavalcare. Un 70’ molto leggero, con grandi spazi interni. Una barca veloce, divertente, da vivere. Grande, ma che lasci intatto il piacere di timonare. Non da comandare schiacciando bottoni».

(Gianluca Adragna Yacht Design Studio – Barchemagazine.com – Luglio 2018)

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