Furlanetto International, “the dark side of the boat”… Furlanetto International, “the dark side of the boat”…
L’energia a bordo non basta mai e gli impianti sono custom, proprio come i grandi yacht. Sotto i piani di calpestio e dietro le paratie,... Furlanetto International, “the dark side of the boat”…

L’energia a bordo non basta mai e gli impianti sono custom, proprio come i grandi yacht. Sotto i piani di calpestio e dietro le paratie, anche se non visibili, ci sono sistemi complessi che solo le aziende più esperte sanno realizzare

di Niccolò Volpati

Generatori a giri variabili, un bus in corrente continua, dei pod per la propulsione e uno storage per accumulare l’energia. Non è la descrizione di un’astronave, ma qualcosa che già esiste. Stiamo parlando del Wider 150, una barcaFURLANETTO INTERNATIONAL yacht innovativa, ma anche molto complessa.

La sala macchine, sviluppata in verticale, proprio per sfruttare al meglio il profilo a V dello scafo, è stata collocata a prua per lasciare lo spazio, che solitamente occupa a poppa, a disposizione dell’armatore e degli ospiti.

La propulsione è ibrida ed elettrica, non una novità assoluta, ma nemmeno così diffusa tra le barche da diporto. Tutto questo è stato possibile grazie a un’azienda che ha reso concreto questo progetto.

Si tratta della Furlanetto International, l’azienda di San Benedetto del Tronto che da più di 40 anni si dedica alla progettazione e alla realizzazione di impianti elettrici navali.

«Per il Wider 150 abbiamo utilizzato circa 100 km di cavi suddivisi tra quelli per la propulsione elettrica, quelli per l’illuminazione e quelli per gli impianti», racconta Giorgio Furlanetto. I motori di questa barca sono due Man 6 cilindri common rail accoppiati a un alternatore da 350 kW, lungo 50 cm e raffreddato a liquido. Il risultato dello spettacolare diesel elettrico di Wider 150 è che il sistema eroga 350 kW con 365 kW di potenza.

FURLANETTO INTERNATIONAL yacht barche

Inoltre, il banco batterie installato a bordo è di 544 kW/h e il bus ha una tensione nominale di 675 V in corrente continua con oscillazioni che vanno da 575 V a 750 V. La complessità di questo progetto non è data solo dai numeri del sistema diesel/elettrico. «La cosa più difficile – spiega Giorgio Furlanetto – è stata la stesura dei cavi per la propulsione elettrica dato che la sala generatori è all’estrema prua e i motori per la propulsione all’estrema poppa».

Anche così si spiegano i 100 km di cavo, previsti dal progetto della Emerson, che ha curato la parte dedicata alla propulsione. I cavi sono lunghi 40 metri, sono state impiegate sei persone per ogni cavo e ogni propulsore ha sei cavi. Questo dà l’idea di quanto sia stata complessa la realizzazione dell’impianto elettrico, ma non finisce qui. Si tratta di cavi che devono rimanere a una certa distanza e devono essere stesi nel modo più lineare possibile.

«Per la parte propulsione ci siamo dedicati all’installazione, visto che il progetto non era nostro, mentre per tutto il resto ci siamo occupati sia del progetto, sia della sua realizzazione», spiega il titolare della Furlanetto International. Quando dice “tutto il resto” significa che l’energia che non è impiegata per la spinta serve per l’alimentazione di tutti gli impianti di bordo, l’illuminazione e l’intrattenimento. FURLANETTO INTERNATIONAL yacht barche

E, come è facile immaginare, una barca che fa della propulsione silenziosa e del comfort a bordo un imperativo da seguire quasi in modo fideistico, non è meno complessa negli impianti. A bordo, infatti, ci sono stabilizzatori giroscopici, sistemi di monitoraggio e controllo, domotica e entertainment, oltre, a una plancia di comando realizzata su misura da Team Italia.

Un’installazione così impegnativa è stata possibile perché la Furlanetto International ha una lunga storia. Tutto ebbe inizio da Luigi, padre di Giorgio, che è stato un Maresciallo della Marina Militare che a 18 anni era già imbarcato e frequentava il corso per elettricisti. Giorgio ha affiancato il padre nel 1970 e nel 1994 è nata la Furlanetto International che ha visto entrare in azienda la terza generazione cioè i quattro figli e anche un genero. Più famigliare di così…

(Dicembre 2017)

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