Io speriamo che me la cavo, l’editoriale di Franco Michienzi Io speriamo che me la cavo, l’editoriale di Franco Michienzi
Quanta fiducia abbiamo nel fatto che gli attuali governanti ci possano portare verso un mondo migliore dove il merito, l’onestà, l’ingegno e l’intraprendere siano... Io speriamo che me la cavo, l’editoriale di Franco Michienzi

Quanta fiducia abbiamo nel fatto che gli attuali governanti ci possano portare verso un mondo migliore dove il merito, l’onestà, l’ingegno e l’intraprendere siano riconosciuti come valori autentici?

di Francesco Michienzi

«Quale parabola preferisci? Svolgimento. Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille miliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l’inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Uè, addò vai!”. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle e io, speriamo che me la cavo».

Lo so che la nautica non c’entra nulla con l’ultimo tema tratto dal film, magicamente interpretato da Paolo VillaggioIo speriamo che me la cavo, diretto da Lina Wertmüller nel 1992. Ma io nei buoni che rideranno e nei cattivi che piangeranno ci spero sempre. Forse ci credo davvero.

Mi piace pensare che per far funzionare l’industria, l’economia, l’informazione e la società in generale non ci si debba prostrare al politico di turno che con la sua benevolenza, ci concede di fare il nostro lavoro. A Cannes non ho visto alcun uomo di partito venuto al salone a fare la sua campagna elettorale permanente; a Monaco, a parte il Principe Alberto grandissimo appassionato di barche, non ho visto alcun governante farsi una foto opportunity sugli yacht.

Qualcuno dirà che sono ingrato e che non comprendo che senza l’appoggio dei politici, in Italia, non si può fare nulla. Dobbiamo rincorrerli per evitare di essere penalizzati con provvedimenti legislativi fantasiosi. Può darsi che sia vero, ma io penso che invece l’industria nautica italiana dovrebbe far valere la sua voce per il grande contributo che offre e può offrire allo sviluppo del paese. Non ho molta fiducia che questo possa accadere se penso che anche Confindustria si è magicamente allineata al nuovo corso politico.

Avevo scritto qualche tempo fa della necessità che i nostri ministri facessero uno sforzo per comprendere che cosa è l’industria delle barche in Italia e per capire quale potrebbe essere l’elemento chiave per incentivare il suo sviluppo. Forse mi sbaglio, ma la mia impressione è che invece di aiutarci davvero cerchino di strumentalizzarci come se fossimo un ulteriore elemento utile alla loro campagna elettorale permanente.

Sicuramente la nostra generazione e quelle future non vedranno la fine dell’universo. Forse saranno semplicemente spettatrici di un mondo dove i cattivi continueranno a ridere e i buoni continueranno a piangere. I furbi sempre più furbi e gli sciocchi, come noi, sempre più sciocchi. Non conta ciò che è, ma ciò che appare. Fortunatamente al di là di quello che possono fare, dire o pensare i nostri onorevoli c’è un pezzo di mondo che se la cava anche senza di loro.

A Porto Cervo si è svolta la Perini Cup, un evento planetario che ha messo in mostra quanta eccellenza è in grado di offrire la nautica italiana. C’è bisogno di un nuovo paradigma in grado di restituirci l’orgoglio per il lavoro che svolgiamo e per i risultati che otteniamo senza alcuna benevolenza, concessione e prebenda dai nostri governanti.

(Io speriamo che me la cavo – L’editoriale di Franco Michienzi – Novembre 2018)