Francesco Paszkowski, ecco cos’è per me lo yacht design… Francesco Paszkowski, ecco cos’è per me lo yacht design…
Francesco Paszkowski ha progettato e disegnato yacht plananti e dislocanti da 24 a 72 metri in vetroresina, acciaio e alluminio, destinati a cantieri ed armatori... Francesco Paszkowski, ecco cos’è per me lo yacht design…

Francesco Paszkowski ha progettato e disegnato yacht plananti e dislocanti da 24 a 72 metri in vetroresina, acciaio e alluminio, destinati a cantieri ed armatori di tutto il mondo, che lo hanno scelto per realizzare la propria barca. 

 di Rebecca Gentilini – foto Studio Ciapetti and Giovanni Malgarini

Guardando un capolavoro si ammira l’opera di un grande artista, ma anche gli insegnamenti che ha ricevuto da chi lo ha preceduto. Per le barche moderne accade la stessa cosa. Se poi a disegnarle è un designer nato a Milano e trapiantato sulle colline di Firenze ecco che il suo studio di progettazione assomiglia ad un’antica bottega rinascimentale. Tutti i grandi artisti di quell’epoca hanno frequentato le botteghe imparando i segreti del mestiere. Cresciuto professionalmente con il padre Giovanni e con l’architetto Pierluigi Spadolini, Francesco Paszkowski apre il suo studio nel 1990.

Il suo team è composto da ragazzi di grande talento di diverse nazionalità e costituisce una bella fucina di idee nella realizzazione di tutti i progetti. L’interferenza tra design e arte è una storia antica, che spesso si traduce in risultati spettacolari come su molti yacht firmati da Paszkowski.

FRANCESCO PASZKOWSKI

Custom Line 120

 

Come è cambiato, dal suo punto di vista, il design nautico negli ultimi dieci anni?
Il gusto del mercato e le esigenze dei cantieri evolvono molto rapidamente. A questo cambiamento, per così dire naturale, si è aggiunta, in questo ultimo decennio, la crisi economica mondiale del 2008 che ha cambiato ulteriormente il mondo. Gusti, esigenze e approccio al mercato e all’acquisto della barca sono mutati. Dal punto di vista del design non è solo una questione di cambiamento di forme.

Le barche di oggi sono sempre più “aperte”, c’è richiesta di grandi vetrate, di spazi proiettati verso l’esterno, si desidera essere all’interno della barca con la sensazione di essere all’esterno allo stesso tempo. C’è lo sviluppo di piscine a sfioro, di grandi beach club attrezzati di tutto punto, la richiesta di ponti super privati, per una privacy totale in porto e in rada. Inoltre, nei grandi yacht, è sempre più frequente la richiesta di farsi realizzare una barca adatta al doppio utilizzo, quello privato e quello charter.

Da un lato la crisi ha portato alcuni cantieri a concentrarsi su prodotti più tradizionali, mentre altri hanno optato per scelte diverse, andando alla ricerca di prodotti innovativi a fronte di maggiori investimenti e rischio imprenditoriale. Inoltre, non va dimenticato che i Registri Navali hanno condizionato molto il design nautico richiedendo uno sforzo notevole per rispettare i parametri da loro imposti. Infine, la presenza di un numero maggiore di attori sulla scena internazionale – designer, uffici tecnici competenti e strutturati all’interno dei cantieri, armatori esperti supportati da supervisori capaci – permette un confronto di idee più ampio e costruttivo in un mondo dai confini più estesi rispetto al passato.

FRANCESCO PASZKOWSKI

Sanlorenzo 460EXP

 

Come è invece cambiato il modo di disegnare le barche di Francesco Paszkowski negli ultimi dieci anni?

Il mio modo di disegnare è sempre lo stesso… nel senso che un progetto parte sempre dal disegno a mano libera che per me rimane vitale, nonostante ritenga che il contributo alla progettazione dei programmi oggi disponibili sia fondamentale. Il tratto a matita sul foglio bianco è un linguaggio universale, comprensibile in tutte le lingue, un modo di trasformare l’idea in un segno. Realizzabile ovunque e in qualsiasi momento. Così come non è cambiato il modo per attingere a nuove idee o per trovare una fonte di ispirazione, che può essere un oggetto, una persona, una visita all’Ermitage a San Pietroburgo.

L’idea può venire in qualsiasi momento, dovunque tu sia, in studio, in viaggio, in spiaggia mentre giochi con i tuoi figli…
Quello che è cambiato è il mercato, la crisi del 2008 ha trasformato tutto, è stata una crisi sia economica sia di valori, ha determinato cambiamenti nell’approccio al mercato da parte dei singoli cantieri e generato abitudini diverse negli armatori che oggi sono molto esperti, passando da fruitori a preziosi consulenti. In questo nuovo scenario la conoscenza del cantiere è fondamentale per il designer per assolvere al suo ruolo di anticipare le tendenze esplorando nuovi percorsi.

Lo studio ha cercato di crescere in modo da soddisfare le richieste del mercato e la filosofia imprenditoriale del cantiere e proporre il progetto più indicato per ogni cantiere o armatore, alla ricerca di quei dettagli, forse non così percepibili al primo sguardo, ma che creano un progetto nuovo, pur senza ricorrere a stravolgimenti totali in un processo per nulla semplice, oppure alla ricerca di quell’intuizione che dà vita a un progetto innovativo.

FRANCESCO PASZKOWSKI

Baglietto 43 Fast

 

Ci sono degli elementi stilistici specifici che definiscono come suoi i progetti delle barche che disegna?
Certamente, e penso siano quelli per cui armatori e cantieri decidono di affidarsi al nostro studio. Ma le barche che progettiamo non sono dello studio, noi interpretiamo i desideri degli armatori o le esigenze dei cantieri seguendo i canoni stilistici che ci appartengono e per i quali veniamo appunto chiamati. Penso si possano riassumere in equilibrio, coerenza, armonia, pulizia e dinamismo delle linee.

Quali sono le barche più complesse di cui si è occupato?
Non esiste una barca facile o una barca difficile. Lo sono sempre tutte in entrambe le accezioni. Quello che appare inizialmente difficile, è in realtà uno stimolo a trovare la soluzione ed allora il lato difficile scompare. Una situazione facile è comunque uno sprone per affinare l’esistente o trovare magari idee innovative.

Si è mai trovato di fronte a scelte da parte dell’armatore che non la trovavano perfettamente d’accordo e sulle quali ha dovuto assecondare la richiesta?
Sono convinto che sia indispensabile essere in sintonia per realizzare i desideri di chi si affida a te per la sua barca, sia questo armatore o cantiere. Questo meccanismo deve scattare da subito, altrimenti è difficile lavorare insieme e non si arriva al risultato auspicato. Meglio rinunciare al progetto se si intuisce che non c’è intesa. Detto questo, la realizzazione di un progetto è comunque un lavoro di team – armatore, cantiere, studio di progettazione – e quando ci sono dei punti di vista differenti, se ne discute insieme. Se però esiste quella sintonia cui accennavo prima, si arriva solitamente ad una soluzione condivisa, nel rispetto delle esigenze dell’armatore e del cantiere da un lato, fedele alla filosofia progettuale già stabilita in precedenza e che non ne penalizza pertanto la coerenza dall’altro. La riuscita di un progetto non dipende mai da una sola persona, ma da un team – cantiere, armatore, architetto navale e designer – e dal contributo che deriva dalle diversità di chi ne fa parte dopo aver superato, come in ogni altro lavoro, gli ostacoli che si incontrano lungo il percorso.

FRANCESCO PASZKOWSKI

Tankoa 50 m Vertige

 

Qual è la parte che l’affascina maggiormente del suo lavoro?
Le persone – in senso lato – sono l’aspetto più affascinante anche in questo lavoro. I momenti più belli del mio lavoro sono sempre legati alle persone. Poi c’è la ricerca per trovare nuove soluzioni e la varietà del lavoro grazie alla possibilità di lavorare sia nel custom che nelle barche di serie. Poter operare in tutti e due gli ambiti è uno dei vantaggi di questo bel lavoro, perché sono così diversi, seppur entrambi affascinanti, che non ti annoi mai. La ricerca dell’esclusività di un oggetto da un lato, l’evoluzione del gusto in un range di tempo più ampio per soddisfare le esigenze del cantiere dall’altro, con in comune – sia nel custom che nelle serie – la conoscenza delle competenze del cantiere.

Mi piace il forte lavoro di squadra con l’ufficio tecnico e con tutti gli attori coinvolti, ingegneri navali, designer ed armatore e la consapevolezza che le barche sono nate prima di tutto per il mare e che questa funzione è imprescindibile anche quando la barca, grazie al design, acquista un valore estetico che la identifica, tenendo presente tutti gli aspetti irrinunciabili, come materiali dedicati, uso della tecnologia necessaria alla sicurezza, vincoli strutturali e funzionali, consumi, per creare una combinazione equilibrata.

Quali sono le barche alle quali è più legato?
Progettare e realizzare una barca è come intraprendere un lungo viaggio insieme al cantiere e all’armatore. In questo percorso si vivono e si condividono emozioni e si affrontano le diverse problematiche che si presentano man mano. Ogni barca, anche perché le persone con cui si fa questo viaggio sono sempre diverse, lascia dietro di sé ricordi particolari, ogni barca lascia un segno. È difficile stilare una classifica….

Ci sono barche che disegnerebbe in modo differente?
Direi di no. Chiaramente ogni barca è figlia del suo tempo e ne rispetta i gusti, le tendenze e i vincoli tecnici dell’epoca. Il risultato finale, vale a dire la barca in acqua, avviene dopo un lungo lavoro di riflessioni, esperimenti sulla carta, analisi e scelta delle diverse soluzioni realizzabili. C’è tempo per vedere in anticipo il risultato finale che non è di solito mai una sorpresa.

Qual è la parte del suo lavoro che le pesa di più?
Credo di essere fortunato perché ancora oggi ho il privilegio di fare il lavoro più bello per me. L’ambito in cui lavoriamo, le persone che incontriamo, la varietà del lavoro stesso sono gli aspetti che fanno amare questa professione e che fanno superare i momenti di difficoltà presenti in questo, come in qualsiasi altro lavoro.

Ha avuto armatori che le hanno dato carta bianca?
Sì, più di una volta. Poter esplorare nuovi territori è la parte più affascinante del processo creativo. Anche in questi casi cerco di ascoltare l’armatore a mente libera, per capire come vive, quali sono le sue abitudini anche al di fuori del contesto mare-barca, cosa desidera, cosa non gli piace, per poter presentare un progetto che gli assomigli e che, se possibile, anticipi alcune esigenze che al momento non conosce.

(Francesco Paszkowski, ecco cos’è per me lo yacht design… – Barchemagazine.com – Novembre 2018)

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