Diporthesis, i progettisti di domani Diporthesis, i progettisti di domani
Una giuria “importante” ha premiato le tesi che hanno vinto il concorso organizzato da Aspronadi, puntando soprattutto sulla concretezza dei lavori svolti Diporthesis, i progettisti di domani

Una giuria “importante” ha premiato le tesi che hanno vinto il concorso organizzato da Aspronadi, puntando soprattutto sulla concretezza dei lavori svolti

a cura di Franco Michienzi

«Design unito a fattibilità» è stato il criterio principale che ha guidato i famosi giurati nella scelta dei migliori lavori che hanno partecipato al concorso. La selezione è stata l’occasione per riflettere sul senso della progettazione nautica e su come sta cambiando questa professione in un momento piuttosto difficile per il settore. Dagli interventi sono emerse la volontà di dare spazio e, se possibile, un aiuto ai talenti di domani, e la necessità di coordinare il lavoro tra i vari Istituti di formazione, trovando un filo conduttore che leghi i diversi indirizzi di pensiero.

Concorsi come questo sono stati il trampolino di lancio di architetti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della progettazione nautica.
Diporthesis è una delle iniziative create da Aspronadi, la cui originalità risiede nel fatto che i partecipanti non hanno un tema da svolgere come in altri concorsi, ma devono presentare la propria tesi di laurea o il lavoro di chiusura del master. L’unico vincolo è l’attinenza con le categorie (vela, motore, tecnologia per la nautica e portualità). Il Premio è internazionale e già in questa prima edizione sono stati presentati 33 concorrenti provenienti da 8 nazioni (Francia, Italia, Portogallo, Russia, Serbia, Spagna, Turchia e Usa). Per l’Italia hanno partecipato sei Università – Palermo, Napoli (Federico II), Roma (Sapienza), Bologna (Alma mater studiorum), Camerino e Genova – e quattro Istituti di formazione master post universitario – Quasar di Roma, Europeo di Design Roma, Europeo di Design Venezia e Politea di Palermo.

La giuria era composta da noti professionisti del settore che hanno contribuito al successo del made in Italy nel mondo: il presidente era Luca Bassani Antivari e i membri erano Sergio Abrami, Attilio Albeggiani, Giovanni Ceccarelli, Lorenzo Giovannozzi, Giovanni Zuccon, Franco Gnessi e Andrea Vallicelli.

Per la categoria Imbarcazione a motore ha vinto il progetto Flaming Ice di Francesco Malinconico, master presso lo Ied di Roma (coordinatore Massimo Paperini) ed è stato segnalato Sea View 60’ di Andrea Morandini, master presso il Quasar di Roma (coordinatore Franco Gnessi).

Per la categoria Imbarcazioni a vela ha vinto Black Mamba di Francesco Gennaro, Università degli studi di Palermo (relatore Giuseppe De Giovanni, correlatori Benedetto Inzerillo e Attilio Albeggiani) ed è stato segnalato il SY46 di Andrea Castino, Università degli studi di Genova (relatore Edward Canepa, correlatore Rizzo Cesare Mario).

Per la categoria Sistemi tecnologici al servizio della progettazione e realizzazione unità da diporto ha vinto il progetto di Francesco Esposito, Università di Palermo, Modellazione Cad e analisi strutturali di una imbarcazione a vela da regata da 15’, classe R3–Mille e una vela (relatore Antonio Mancuso, correlatore Davide Tumino). Segnalati: 1) Roberto Baraccani, Bologna, per la tesi Ottimizzazione automatizzata di appendici per imbarcazioni a vela (relatore Alfredo Liverani, correlatori Gianni Caligiana, Giovanni Ceccarelli, Beatrice Pulvirenti e Matteo Olivieri); 2) Marco Vacchieri e Manuela Serino per la tesi Progetto di un mezzo non convenzionale: l’Ekranoplano (relatore Tommaso Colaianni, correlatore Dario Boote).

La quarta categoria prevista dal concorso, Servizi destinati alla portualità nella nautica da diporto, purtroppo non ha potuto premiare le tesi arrivate in quanto erano poco attinenti al tema.

Categoria Imbarcazione a motore
Flaming Ice
Il concept di questo motoryacht di 80 piedi si è diretto fin dall’inizio su linee guida progettuali ben definite: un design accattivante e sportivo ma al tempo stesso elegante e funzionale, ambienti comodi e luminosi, pensati secondo la filosofia dell’open space. Il car design è stato una fonte di ispirazione costante per la tuga, caratterizzata da un profilo aerodinamico e da linee tese e spigolose. La copertura si presenta come un’unica superficie vetrata che ingloba un tratto scorrevole a scomparsa che garantisce un’illuminazione diretta agli ambienti. Particolare attenzione è stata data al mondo velico e al rapporto tra esterno e interno. Ciò ha portato alla definizione della zona di poppa. Questa presenta una dinette direttamente connessa, attraverso un’estesa vetrata, alla spiaggetta estendibile, creata come una comoda terrazza sul mare. La vivibilità degli ambienti esterni è garantita dall’uso di elementi d’arredo opportunamente dimensionati e da sistemi oscuranti a scomparsa. Il layout interno presenta una netta distinzione tra zona giorno e notte, la prima comprende il soggiorno sul main deck da cui si accede alla dinette e al lower deck. L’arredo interno è studiato seguendo linee pulite e sobrie, coerenti con il design generale dell’imbarcazione. Gli ambienti così pensati risultano ariosi e confortevoli e i percorsi agevoli e funzionali. L’area di prua presenta due file di divanetti a murata, adatti a un gradevole ristoro, ed è accessibile direttamente dalla plancia comandi grazie a un portellone apribile idraulicamente, posizionato simmetricamente alle spalle della plancetta, che si configura come un monoblocco isolato. Questo studio ha presentato tutte le difficoltà relative alla progettazione di un mezzo a metà strada tra due fluidi, l’aria e l’acqua. Si è cercato di sviluppare un concept adatto a una giovane clientela che ama la velocità, ma soprattutto vivere la barca in compagnia di amici in completa autonomia e comodità.
La motivazione della giuria
«L’autore del progetto Flaming Ice, Francesco Malinconico, ci è sembrato quello più completo e, poi, dalle sue tavole è emersa una figura di progettista abbastanza matura. Ha controllo di tutto il processo, capacità di esprimersi, con tutte le forme possibili (dalla matita al computer) e una particolare attenzione alla ricerca tipologica. Nel campo del motore è stato segnalato anche il progetto di Andrea Morandini, che ha puntato molto sulla definizione tipologica e ha rappresentato una bellissima riflessione della barca open che cerca un po’ di ombra».

Categoria Sistemi tecnologici
Modellazione Cad e analisi strutturale di una imbarcazione a vela da regata da 15’
Oggetto della tesi in esame è stata la progettazione delle strutture di un’imbarcazione a vela da regata di 15 piedi. Partendo dalla conoscenza delle forme dello scafo sono state ottenute delle architetture tali da soddisfare i requisiti dettati da esigenze di resistenza strutturale, leggerezza e regolamento. Il processo di design delle strutture è stato costantemente supportato dall’utilizzo della normativa vigente, da software di modellazione Cad soprattutto parametrici e, infine, da quelli di simulazione tramite il metodo Fem. Fondamentale è stato l’intreccio voluto di correlazioni fra le varie tipologie di software utilizzati, per agevolare le continue modifiche e rivisitazioni che caratterizzano un qualsiasi processo di progettazione. La normativa utilizzata è stata la Iso\Dis 12215-3.5, le cui formulazioni, implementate all’interno di fogli di calcolo in Excel, consentono il conteggio dei carichi di progetto e il dimensionamento di strutture e scafo. Le grandezze riguardanti le caratteristiche dell’imbarcazione ai fini delle formulazioni fornite dalla normativa sono state ottenute dal modello parametrico costruito in Solid Works ed esportate in maniera automatica al foglio di calcolo. In questo modo un’eventuale modifica del modello genera un flusso di dati che aggiorna il file di Excell e di conseguenza il calcolo delle grandezze utili. Il dimensionamento secondo norma è risultato essere eccessivamente in sicurezza, per cui è stato necessario ottimizzare le strutture in termini di peso, utilizzando Ansys come software per le simulazioni agli elementi finiti. La geometria d’input per le analisi è stata ottenuta dal modello Cad, mentre i carichi di progetto sono stati quelli forniti dalla normativa. Il risultato è stato quello di ottenere un risparmio in peso pari circa al 30%, senza comunque compromettere la resistenza strutturale dell’imbarcazione. Il modello Cad, oltre alle utilità viste finora, è apparso utile in seguito sia per l’ottenimento dei piani di taglio delle strutture sia come riferimento durante la costruzione vera e propria. L’imbarcazione realizzata dal Team Zyz all’interno degli edifici dell’Università di Palermo ha infine partecipato all’evento “Mille e una vela per l’Università”, durante il quale ha regatato in competizione con imbarcazioni della stessa classe.
La motivazione della giuria
«Ci hanno favorevolmente impressionato la concretezza e l’originalità dell’autore Francesco Esposito. Sono da segnalare anche i lavori di Roberto Barcani (Bologna) e la progettazione di un mezzo non convenzionale di Marco Vecchieri e Manuela Serino (Genova)».

Categoria Imbarcazioni a vela
Black Mamba
Flessibilità, dualità, dinamismo di uno yacht a vela – L’idea della tesi è nata dalla profonda passione del progettista per il mare che, grazie all’esperienza diretta su varie imbarcazioni in diverse condizioni e alla personale curiosità per i dettagli, ha creato un progetto che è stato sostenuto dai professori del corso di formazione in Yacht design svolto a Palermo presso la facoltà di Architettura. Il tema di Black Mamba è un’attenta analisi su un argomento che si sta sempre più sviluppando nella progettazione nautica: la mediazione fra due diverse ed estreme tipologie di yacht a vela, quella di un racer puro e quella di un cruiser. L’esperienza acquisita sul “campo” è stata decisamente utile e formativa per la comprensione delle caratteristiche delle due categorie. La ricerca è stata quella di studiare un equilibrato compromesso, che permettesse di ottimizzare le rispettive peculiarità e ottenere una barca da regata, costruita per vincere, che potesse essere anche comoda e piacevole. È stata scelta, quindi, la lunghezza di 70’ perché è la tipologia di maxiyacht maggiormente inserita nei circuiti di regate internazionali. Le differenze distributive, dimensionali, funzionali e di fruibilità hanno costituito il supporto principale su cui stabilire i termini per questo equilibrato compromesso. Era necessaria, quindi, la flessibilità nella ricerca della comodità quale parametro progettuale, per massimizzare le funzionalità di uno spazio con ridotte dimensioni e in movimento che, oltre a rispondere alle esigenze funzionali, dà la possibilità di mantenere la praticità e le performance tipiche di una barca da regata. La mancanza di un piano assoluto di riferimento, essendo lo scafo una superficie curva, ha reso ancora più stimolante per il progettista la risoluzione del tema. In uno spazio così limitato riuscire a garantire maggiori margini di vivibilità dipende, in gran parte, dal più preciso e continuo controllo dello scafo nella sua interezza, nella consapevolezza che, muovendosi lungo piani trasversali, longitudinali o di diversa altezza, lo spazio disponibile è notevolmente differente.
La motivazione della giuria
«Francesco Gennaro ha creato un lavoro molto equilibrato, apprezzato per la gestione dei vari elementi che concorrono a creare un progetto. La menzione d’onore va, poi, allo studio di Andrea Castino, dell’Università di Genova, di cui sono stati apprezzati maggiormente gli aspetti ingegneristici che quelli architettonici».

Il messaggio di Epaminonda Ceccarelli
«La lamiera di acciaio grezza è semplice com’è la voce del mare, tutta dello stesso spessore. Lo stesso spessore perché la penna che ha disegnato è un rigo uniforme. L’acciaio è l’Aisi 316 tipo inossidabile come usato in ambito marino. Il discorso grafico è una lettura semplice. Sono due sezioni di uno scafo a vela e uno a motore, un’asta centrale l’alberatura, nessun decoro come il volto degli angeli. Il mare c’invita alla semplice verità delle cose, a forme pulite dove tutto deve essere legato alla funzione. Ecco perché tutto l’inutile, reso a volte effimeramente utile dall’uomo, è rimasto con rispetto, chiuso nelle riviste patinate. Sotto al basamento del premio ho scritto il mio unico messaggio per i professionisti di domani, con tutto il rispetto della utilità di servizio che ha l’informatica:“Le vostre mani, gli occhi e la mente sono il più grande strumento che Dio vi ha dato per la creatività”. Spero tanto che ci sia ancora una “mano di fabbro irripetibile” che possa eseguirlo dando quel calore che certe macchine non daranno mai, come i volti di quegli angeli rinascimentali».

La giuria
Giovanni Ceccarelli
«Aspronadi è vicina al mondo della progettazione nautica. Gli studenti, che saranno i professionisti di domani, costituiscono il patrimonio creativo di questo settore. Questa è una vera e propria gara pensata per aiutare i giovani progettisti; organizzata un po’ in fretta, ma con molto entusiasmo. Il premio ha suscitato interesse, ci sono state 33 tesi di 8 Paesi differenti, provenienti dalle migliori Università e Istituti di formazione. Abbiamo voluto premiare la concretezza dei progetti, creati sempre nel rispetto dell’ambiente che ci circonda. Ci piacerebbe che le opere di questo evento venissero esposte in una mostra itinerante, con quattro tappe che attraverseranno l’Italia, dando così ai ragazzi la possibilità di far vedere i loro lavori a professionisti e cantieri importanti».

Luca Bassani Antivari
«Più che come presidente vorrei essere visto come un portatore di passione perché credo che l’industria nautica debba rimanere impregnata di questo elemento. La giuria ha avuto qualche inevitabile, piccolo, problema, ma si trattava della prima edizione ed è stato comunque un lavoro estremamente divertente. I princìpi di giudizio che abbiamo cercato di applicare hanno riguardato soprattutto l’originalità, vale a dire la capacità di innovare senza copiare, e la realizzabilità, perché tutti i media ci riportano spesso meri esercizi estetici, utili più ai giornalisti che devono riempire le pagine che a naviganti e progettisti. Il nostro concorso vorrebbe lanciare un messaggio a cantieri, architetti e media, sulla necessità di trovare un percorso più corretto che possa sviluppare sia l’offerta che la domanda. È stato fatto molto per migliorare l’industria, i ricavi, i margini e i costi ma meno è stato fatto per rinnovare la sostanza culturale di ciò che si costruisce e si vende. Bisogna, perciò, aiutare il mercato a crescere, attraverso la scelta di prodotti sempre più completi. Questo è lo scopo, a lungo termine, di Diporthesis. Ho visto ragazzi molto preparati che potrebbero migliorarsi nella fantasia e altri molto fantasiosi che dovrebbero perfezionare la loro preparazione: quando queste due tipologie di progettisti si incontreranno potremo raggiungere importanti obiettivi».

Gianni Zuccon
«Diporthesis è un’iniziativa importante e un lavoro difficilissimo al tempo stesso. Credo che sia necessario l’impegno di tutti noi. Quest’anno festeggio i miei 40 anni di attività come architetto e oggi lavoro con lo stesso entusiasmo del primo giorno. Ho iniziato la mia attività, per altro, proprio vincendo un concorso come questo e oggi parlo non come professore universitario ma come progettista, perché se devo scegliere con il cuore è questa la mia vera professione. Ci sono alcune certezze che vorrei trasmettervi. La prima è questa: vi dovete rendere conto che con i vostri progetti avete il ruolo di contribuire a una cultura del mare nella quale deve essere data un’attenzione molto importante all’uomo che “abita” il mare. Negli ultimi anni la figura umana è stata trascurata e deve ritornare a essere il principale attore. La seconda è che con i vostri lavori dovete costruire un’etica del progetto, che deve comportare un grande rispetto per la propria attività e, soprattutto, per il committente, partendo dal presupposto che il proprio progetto deve avere un’originalità, vale a dire una ricerca affannosa di un’identità per quel cantiere e per quella persona, senza mistificare altre idee».

Franco Gnessi
«La categoria della portualità rispecchia la situazione italiana: abbiamo avuto poca partecipazione e non siamo riusciti a premiare nessuno. Ne approfittiamo, perciò, per fare una riflessione sulla carenza di questo settore, che va assolutamente rivalutato».

Sergio Abrami
«La terza sessione riguarda le tesi legate ai sistemi tecnologici, al servizio della progettazione e alla realizzazione delle unità da diporto. Certi strumenti di tecnologia hanno alle spalle 2000 anni di storia, come quelli del maestro d’ascia. L’evoluzione della scienza è continua. Sono socio di Aspronadi dal secondo anno della sua fondazione, ma non mi sento molto vecchio perché il fatto di lavorare assieme ai ragazzi e trasmettere loro dei princìpi mantiene giovani, così come questo lavoro di giudizio di queste tesi. Le difficoltà sono legate al fatto che in questo concorso non c’era un tema preciso e circoscritto, ma piuttosto ampio. Citando Victor Hugo vorrei dire che “Il mare è una scuola di rigore e di libertà e chi dimentica il rigore perde la sua libertà».

Andrea Vallicelli
«Diporthesis è un’iniziativa importante per creare un legame tra il mondo della formazione con quello della produzione. All’interno del primo dobbiamo trovare delle risorse che ci diano la capacità di trasformare delle idee in innovazione di prodotto. Mancava un premio che serve all’incontro tra le varie scuole nate sull’onda di successi sportivi, industriali e di mercato. Ci vorrà ancora qualche anno per uscire da questa crisi e dovremo puntare molto sulle nostre capacità di dialogo formativo. La nautica è un patrimonio italiano importante ma uno degli storici difetti è l’organizzazione sul territorio a livello nazionale e, in iniziative come questa, emerge la differenza tra scuole di pensiero formativo e prodotti ed è bene che queste diversità si confrontino tra loro. I vincitori di premi come questi, a cui Aspronadi aveva dato il suo contributo, sono diventati progettisti importanti. Questa attività si è poi spenta per qualche anno, anche per colpa di noi progettisti, poco cooperativi seppur membri dell’Aspronadi. Sono docente universitario e ogni anno vedo studenti che dovrebbero dialogare con quelli di altri Istituti e ambiti per dare luogo a una sinergia che a sua volta possa far nascere iniziative – come master – di alto livello. Bisogna andare oltre la gelosia e la competitività che finora ha ostacolato questo progetto».

(Diporthesis, i progettisti di domani – Barchemagazine.com – Aprile 2011)