Cogliere le opportunità. Il nostro Paese dovrebbe essere il punto di riferimento della nautica mondiale, ma… Cogliere le opportunità. Il nostro Paese dovrebbe essere il punto di riferimento della nautica mondiale, ma…
Rendere competitiva l’adozione della bandiera italiana, rispetto a quella del Regno Unito, darebbe un grande impulso alla nostra industria nautica di  Francesco Michienzi Con l’uscita... Cogliere le opportunità. Il nostro Paese dovrebbe essere il punto di riferimento della nautica mondiale, ma…

Rendere competitiva l’adozione della bandiera italiana, rispetto a quella del Regno Unito, darebbe un grande impulso alla nostra industria nautica

di  Francesco Michienzi

Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea il baricentro politico ed economico si sposterà verso il cuore del vecchio continente. Le conseguenze di quello che accadrà sono ancora incerte, ma ci sono alcuni temi che sono già chiari e rappresentano delle belle occasioni che dobbiamo cercare di valorizzare al meglio. «Abbiamo avviato una task-force tra governo, amministrazione comunale di Milano, Consob, Bankitalia e Agenzia delle Entrate per cogliere al meglio tutte le opportunità post-Brexit», ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di un convegno a porte chiuse intitolato «Italy is now and next».

L’attenzione maggiore si è concentrata sul lavoro da svolgere per far arrivare nel capoluogo lombardo l’Ema, l’agenzia europea del farmaco che adesso si trova a Londra da dove si dovrà trasferire. Si tratta di un fatto certamente lodevole, ma sono certo che il tema nautico non abbia minimamente sfiorato la mente del nostro ministro dell’Economia in questa occasione, tantomeno quella del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda. Anche se numerosi esperti dell’industria dello yachting, operanti nel Regno Unito, cercano di minimizzare le possibili conseguenze della Brexit, lo stato di incertezza della situazione, negli ultimi 12 mesi, ha portato moltissimi armatori a trasferire la bandiera del Regno Unito a bandiere comunitarie. Si consideri che la Gran Bretagna è tra i primi produttori di yacht in Europa, che il diritto inglese è il diritto più applicato ai contratti di costruzione di yacht ed alle vendite di grandi barche usate, che la bandiera inglese è una di quelle più popolari e preferite dagli armatori europei.

La disciplina inglese, relativa alla registrazione di navi e di yacht nel Regno Unito, ha le sue antichissime origini nel Navigation Act del 1660. Inoltre, fanno parte dei territori britannici l’Isola di Man, Guernsey e Jersey, Gibilterra, Bermuda, Isole Vergini Britanniche e Isole Cayman. Si potrebbe affermare, senza timore di smentita, che l’Union Jack sventola sulla maggior parte delle navi da diporto del mondo. Facile comprendere che l’opportunità di sostituire la bandiera inglese con quella italiana potrebbe essere un fattore di crescita enorme per la nostra industria nautica. Mi rendo conto che la nautica, soprattutto quella dei mulÀÀtimilionari, viene vista dai nostri governanti solo come un’occasione per recuperare tasse evase; ma, se qualche loro consigliere fosse in grado di spiegare l’importanza di avere molte navi da diporto nei nostri porti, forse cambierebbero idea. Un provvedimento legislativo per rendere la nostra bandiera più competitiva delle altre sarebbe a costo zero per le casse dello Stato.

Naturalmente non accadrà nulla perché il tema si presta a strumentalizzazioni politiche di tutti i tipiL’Italia è il secondo produttore nautico al mondo dopo gli Stati Uniti d’America e il primo nel settore dei super yacht dove abbiamo il 49 per cento di tutti gli ordini del mondo per barche sopra ai trenta metri. Se fossimo in grado di promuovere i territori costieri potremmo fare un enorme salto di qualità, facendo diventare il settore uno strumento essenziale di sviluppo con una grande ricaduta economica e occupazionale. Il nostro Paese dovrebbe essere il punto di riferimento della nautica mondiale, ma siamo frenati dal nostro individualismo e non riusciamo a fare sistema per contrastare le politiche corporative del Nord Europa.

Cantieri nautici, broker, informazione, istituzioni e politici fanno tutto per proprio conto. Come se non ci fosse un orizzonte più ampio o un interesse collettivo con tutti i suoi benefici. In più abbiamo una certa dose di timore reverenziale nei confronti degli anglosassoni che in alcuni casi si traduce in vero e proprio provincialismo. Lavoriamo tutti insieme a un riconoscimento che premi i veri valori di una barca. Cerchiamo di essere veramente orgogliosi di quello che facciamo. Mettiamo in campo la nostra cultura artistica e scientifica che non è seconda a nessuno.


SEIZING OPPORTUNITIES

Making the Italian flag more competitive than the British flag would kick start our nautical industry

With the exit of the United Kingdom from the European Union, the political and economic centre of gravity will move towards the heart of Europe. The consequences of Brexit are still uncertain, but a few things are already clear, and present us with some nice opportunities which we should try to make the most of. «We’ve set up a task force between the government, the municipal authorities of Milan, Consob, Bankitalia and the Italian Revenue Agency to seize all the opportunities post-Brexit as best as possible», said the Minister for the Economy, Pier Carlo Padoan, at a private conference entitled «Italy is now and next».

Most of our attention is focused on what needs to be done to bring EMA, the European Medicines Agency, which is currently located in London and will have to move, to the Lombard capital. It’s commendable, but I’m sure that the nautical industry didn’t even cross the mind of our minister for the economy on that occasion, or even that of the Minister for Development, Carlo Calenda. Although a number of yachting industry experts who operate in the United Kingdom are trying to minimise the possible consequences of Brexit, the uncertainty of the situation has led lots of ship owners to change their flags from British flags to European flags over the last 12 months. The United Kingdom is considered one of the biggest producers of yachts in Europe, British law is considered the most applied to contracts governing the construction of yachts and sale of big used boats, and the British flag is considered one of the most popular and preferred of European ship owners.

British law, when it comes to the registration of boats and yachts in the United Kingdom, is rooted in the Navigation Act of 1660. Moreover, the following are also British territories: the Isle of Man, Guernsey and Jersey, Gibraltar, Bermuda, the British Virgin Islands and the Cayman Islands. It could be stated, without it being a lie, that the Union Jack waves on most of the pleasure boats in this world. It’s easy to understand why replacing the British flag with the Italian flag would be an opportunity for huge growth in our nautical industry. I realise that yachting, above all by multimillionaires, is seen by our governments as merely an opportunity to recover evaded taxes, but if some of their advisors were able to explain the importance of having lots of pleasure boats in our ports, perhaps they’d change their minds.

A piece of legislation that would make our flag more competitive than others would cost the State nothing. Of course, nothing will happen because the issue depends on political instruments of all kinds. Italy is the second biggest producer of boats in the world after the United States, and the leading producer of super yachts, with 49% of all orders in the world for vessels over thirty metres long. If we were able to promote our coastal territories, we could make a huge leap forward in terms of quality, turning the sector into an essential tool for development with a huge impact on the economy and employment. Our country should be the point of reference for ship owners all over the world, but we’re held back by our individualism and can’t come up with a system to counter the corporate policies of Northern

Europe. Shipbuilding yards, brokers, media, institutions and politicians think only of themselves, as if there were no wider horizon or collective interest with all the attached benefits. Moreover, we have a certain reverential fear of the Anglo-Saxons, which in some cases translates into full-blown provincialism. Let’s all work together towards a form of acknowledgement of the real values of a boat. Let’s try to be really proud of what we’re doing. Let’s put our artistic and scientific culture, second to none, to good use.