Carla Demaria: vi racconto Monte Carlo Yachts Carla Demaria: vi racconto Monte Carlo Yachts
Carla Demaria ha portato Monte Carlo Yachts in solo 10 anni di lavoro da zero a 72 milioni di euro di fatturato. Ha investito... Carla Demaria: vi racconto Monte Carlo Yachts

Carla Demaria ha portato Monte Carlo Yachts in solo 10 anni di lavoro da zero a 72 milioni di euro di fatturato. Ha investito tutte le sue energie per formare un gruppo di lavoro che interpreti nel modo migliore i valori in cui crede e che sia in grado di rispondere alle nuove sfide in modo tempestivo e con un cambiamento continuo

di Francesco Michienzi

Trattare l’azienda come si tratta una persona. Questa è la chiave per spiegare il successo di un marchio che festeggia nel 2018 i dieci anni di esistenza. Le persone sono il motore di un’azienda, sono il cervello e soprattutto il cuore. Essere aperti, onesti, coraggiosi e un po’ visionari, è un modo di essere che coniuga le capacità professionali con l’idea etica del lavoro.

Sono i valori che guidano l’azione di Carla Demaria, presidente di Monte Carlo Yachts, e dei suoi collaboratori. L’abbiamo incontrata a Monfalcone, sede di una struttura all’avanguardia. La storia del cantiere coincide con i 10 anni peggiori dell’economia mondiale. 

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«In realtà sono otto anni dal lancio della prima barca, certamente è un’impresa coraggiosa, il segreto sta nella qualità delle persone che gestiscono l’azienda. Credo che i manager di Monte Carlo Yachts, a partire dall’amministratore delegato Fabrizio Iarrera, siano stati molto audaci perché l’idea di Monte Carlo Yachts è nata in un contesto estremamente favorevole, infatti il 2008 è l’anno in cui i maggiori costruttori hanno raggiunto i migliori risultati di sempre. L’idea si è invece sviluppata in un contesto completamente diverso quando, a qualche mese dalla fondazione della società, il mercato entrava nella crisi più profonda della sua storia. Il business plan presentato in un momento positivo è stato messo in discussione. Avremmo potuto rimandare il lancio di Monte Carlo Yachts ma siamo stati invitati a procedere e quindi abbiamo mantenuto anche il piano originario».

All’epoca il mercato quasi rifiutava i marchi più importanti e certo non era alla ricerca di un nuovo marchio. «Ci è stato chiaro che per vincere la sfida ed emergere avremmo dovuto essere davvero diversi. Abbiamo così deciso che design ed innovazione sarebbero stati i due driver principali della nostra azione».

L’essere così diversi all’interno di un contesto difficile ha consentito di emergere anche grazie ad alcuni fattori psicologici. «Quando ci sono le crisi c’è un forte desiderio di uscirne e l’effetto novità è determinante. In quel momento noi avevamo la possibilità di investire, mentre gli altri riducevano o azzeravano gli investimenti. Abbiamo rischiato perché il numero di clienti si era drammaticamente ridotto, ma a coloro che erano ancora sul mercato abbiamo potuto offrire un prodotto innovativo aumentando le chance di successo».

L’idea di essere audaci in un momento difficile è stata vincente. «Abbiamo immaginato che per sviluppare qualcosa di totalmente differente si dovesse partire dal chiedersi quali fossero i bisogni degli armatori. Abbiamo registrato un forte desiderio di tornare ai valori di base. Abbiamo detto Back to Values a Carlo Nuvolari e a Dan Lenard prima ancora che questo diventasse una necessità urgente durante la crisi. Abbiamo fatto emergere un’idea di prodotto nuova – ci racconta Carla Demaria –  Il Gruppo Bénéteau ci ha dato indipendenza e autonomia totale, fatto che ha aumentato maggiormente il nostro senso di responsabilità: non saremmo stati noi a rovinare una storia di oltre 120 anni all’epoca. La nostra idea vincente è stato il mix tra la volontà d’innovare e la possibilità di avvalerci dei migliori talenti disponibili, a livello di collaboratori e di fornitori. In questa ricerca la crisi ci ha in qualche modo favorito, considerando che queste figure ne stavano subendo le drastiche conseguenze».

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Entrando nel dettaglio, il processo di produzione è coperto da brevetto e per questo è molto curioso; chiediamo a Carla Demaria di sapere in che cosa si concretizza e quali sono gli elementi che lo rendono differente.
«Parlare di solo processo di produzione è riduttivo rispetto al perimetro d’innovazione del brevetto. Infatti, l’architettura navale delle nostre imbarcazioni si allontana da quella tradizionale ispirandosi a quella aeronautica. L’architettura navale è stata rivoluzionata sostituendo la tradizionale struttura dello scafo con un innovativo scheletro strutturale interno autoportante. Questo nuovo concetto rende possibile l’implementazione dell’inedito processo di costruzione e permette di sfruttare al massimo le sue potenzialità».

Questa tecnologia si è tradotta anche in un vantaggio economico? «Dato 100 quello che è l’insieme della barca, la progettazione rappresenta normalmente il 30 per cento, 70 la produzione. Noi abbiamo invertito questi parametri con il 70 per cento dedicato alla fase progettuale e 30 alla fase di produzione».

Un ulteriore vantaggio di questo processo consiste dalla possibilità di poter personalizzare l’imbarcazione sino alle fasi avanzate di costruzione, pur mantenendo i vantaggi derivanti dal controllo di una produzione seriale. La riduzione dei tempi di produzione permette di salvare costi e risorse che vengono reinvestiti nell’utilizzo di materiali di qualità superiore.

«È vero, proprio grazie a questo, anziché scegliere di investire in paesi a basso costo del lavoro, siamo fieri di aver scelto l’Italia, paese notoriamente ad alto costo del lavoro. Un altro valore unico è rappresentato dalla possibilità di lavorare con designer come Nuvolari e Lenard che ci propongono materiali normalmente utilizzati su imbarcazioni molto più grandi e lussuose, segmento in cui sono riferimento del design mondiale».

Detto così, come ce lo racconta Carla Demaria, sembra facile, in realtà è il frutto di un lavoro complesso sviluppato negli anni dal Gruppo Bénéteau, di cui Monte Carlo Yachts fa parte. L’intero modulo degli ambienti interni viene allestito a terra e poi offerto in un’unica soluzione allo scafo, accelerando da un lato i tempi di avanzamento in produzione e consentendo al tempo stesso di raggiungere standard qualitativi di eccellenza, perché le tolleranze di assemblaggio sono contenute nell’ordine del millimetro. Nel cantiere ci sono decine di barche in costruzione. Un chiaro segnale che la sfida del mercato e quella industriale e di organizzazione è stata ampiamente vinta.

Perché esiste un’unica tipologia di barca? «In origine l’imbarcazione era stata prevista anche nella versione hard top, ma il successo della versione fly ne ha resa superflua la sua costruzione, tuttavia non escludo in futuro tipologie diverse da questa. Occorre considerare che in otto anni abbiamo sviluppato una gamma tra 65 e 105 piedi lanciando un nuovo modello ogni anno».CARLA DEMARIA monte carlo yachts

Gli obbiettivi per il futuro sono di rafforzare la rete di vendita nel mondo. «Nei primi anni non è stato facile, in tanti trovavano interessante il prodotto, ma noi non avevamo abbastanza modelli per sostituire altri marchi; oggi abbiamo una gamma e questo ci permette di essere più interessanti rispetto all’inizio. Lo sviluppo dell’azienda in termini di dimensioni è garantito dalle superfici che abbiamo a disposizione. Oltre a questo sito produttivo abbiamo, in prossimità, un’area edificabile di pari dimensione a quella attuale, quindi da un punto di vista dei volumi possiamo assolutamente crescere con la gamma attuale e con eventuali altre».

(Carla Demaria: vi racconto Monte Carlo Yachts – Luglio 2018 Barchemagazine.com)

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