Camillo Garroni, porto le famiglie in crociera. In tutto il mondo…  Camillo Garroni, porto le famiglie in crociera. In tutto il mondo…
Garroni design, lo studio diretto da Camillo Garroni vanta una lunga collaborazione con Jeanneau e Prestige. Al suo attivo ha molte importanti realizzazioni anche...  Camillo Garroni, porto le famiglie in crociera. In tutto il mondo…

Garroni design, lo studio diretto da Camillo Garroni vanta una lunga collaborazione con Jeanneau e Prestige. Al suo attivo ha molte importanti realizzazioni anche nel settore della cantieristica commerciale

di Niccolò Volpati, foto Andrea Muscatello

«Se fosse dipeso da mio padre, la gavetta per me non sarebbe mai finita. Ancora oggi quando lavoriamo insieme ad un progetto, io dico cosa penso, lui fa lo stesso e poi lasciamo calmare le acque», racconta Camillo Garroni. Lo studio lavora con Jeanneau e Prestige da oltre trent’anni.

Di acqua ne è passata sotto i ponti ed è passato anche il testimone a Camillo che ormai cura i rapporti con il cantiere francese e coordina l’attività di un team molto affiatato. «Con alcuni, come Mauro Pascazzi e Alessandro Picasso, lavoriamo insieme da una vita, altri sono qui da meno tempo, ma ognuno sa quello che deve fare. Solo così è possibile soddisfare le esigenze di un grande gruppo industriale. Noi sappiamo cosa vuole Jeanneau e il cantiere sa che cosa possiamo offrirgli», spiega l’architetto.

Camillo Garroni

Nel passaggio di testimone da padre a figlio, lo studio è riuscito a garantire rinnovamento e continuità allo stesso tempo. Un bel risultato, che si è tradotto in numeri di tutto rispetto. Dal 2008, in un periodo di sofferenza globale, la collaborazione Garroni/Prestige ha prodotto un successo dietro l’atro: 450 esemplari di Prestige 500 naviganti nel mondo, 250 di Prestige 550 e più di 1.000 tra 42 S e 38 S,
usciti proprio nel 2008.

Oltre a un team affiatato e a una collaborazione trentennale, qual è il segreto di queste barche? Come si fa a soddisfare i gusti degli armatori sparsi in tutto il mondo? «Noi facciamo imbarcazioni per famiglie e, anche se la cultura nautica alle diverse latitudini è molto differente, le esigenze di chi usa la barca con moglie e figli, si assomigliano».

Gli aneddoti non mancano, come quando, ci racconta Camillo, più di un cliente in Cina gli ha chiesto una barca senza motore, tanto non avevano intenzione di mollare gli ormeggi. «Cercavano una sorta di dependance di una villa, uno spazio conviviale», racconta il designer. E poi in Sudamerica dove il concetto di famiglia è quantomeno un po’ più esteso di quanto non lo sia da noi, nel senso che non si limitano a moglie, marito e figli, ma anche nipoti, suocere, cognati, nonni e cugini fino al terzo grado.

Camillo Garroni

 

Nonostante queste caratteristiche, magari un po’ estreme, la famiglia in barca chiede sempre le stesse cose. Comfort, spazi, prestazioni e facilità di conduzione. E, forse, uno dei segreti è proprio il layout degli interni per gli scafi tra i 50 e i 60 piedi, quasi una sorta di marchio di fabbrica per Prestige.

Non ha senso, infatti, per questo genere d’imbarcazioni mettere la cucina in un locale separato. Per dimensioni tra 15 e 18 metri, gli armatori non hanno bisogno di marinai, comandanti e nemmeno di personale da rinchiudere in cucina. Ecco che uno spazio più aperto e conviviale, con la cucina tra il pozzetto e il salone è più facilmente apprezzato.

Oggi sembra un concetto banale anche perché acquisito da molti cantieri e progettisti, ma fino a una decina di anni fa non era così. «Un progettista per lavorare con un grande cantiere deve essere quasi onnisciente», afferma Garroni. Serve grande programmazione perché Jeanneau non sforna un modello nuovo ogni due anni.

Le barche devono rimanere in produzione tra i cinque e i sette anni, in più c’è il tempo necessario per sviluppare il progetto. «Quando inizio a pensare a una nuova barca, mi ricordo sempre che dovrà essere ancora attuale e apprezzabile tra dieci anni», aggiunge Camillo. Per fare questo serve certamente una fidelizzazione tra cantiere e studio di progettazione. Sono banditi i lavori “una tantum” e le differenziazioni eccessive a seconda della gamma che si vuole realizzare.

Camillo Garroni

Ma tutto questo non basta. Serve anche un cantiere che cerchi continuamente l’innovazione. Alla fine degli anni ’90 Jeanneau iniziò a realizzare i primi portelli in infusione. Cinque anni più tardi era già in grado di produrre tutta l’imbarcazione con questa tecnica. Pensare a una barca che tra dieci anni non sia vecchia, significa saper programmare e non accontentarsi mai dei successi ottenuti.

«In Francia stanno sperimentando tecnologie ibride che consentono di migliorare sia la fase produttiva, sia il rapporto peso potenza della barca. Sono tecniche di stratifica all’avanguardia di cui non credo di poter raccontare molto di più», spiega Garroni. E quando la collaborazione è stretta, l’innovazione non la fa solo il cantiere, ma anche lo studio di progettazione. Garroni Design, appena è stato possibile, ha utilizzato i software 3D. Il primo fu Microstation, poi Alias e Rhino e, infine Catia.

«Utilizzare un software come Catia – afferma Camillo Garroniè stato come un salto nell’iperspazio. Non credo ci siano molti designer che lo usano in Italia perché è molto complicato e molto costoso, ma ci permette di vedere e condividere in tempo reale le modifiche che apportiamo al progetto, anche se siamo a migliaia di chilometri di distanza. E, alla fine, siamo noi a realizzare i file che servono per le frese a controllo numerico». Tanta collaborazione dunque, quasi come se fossero due facce della stessa medaglia.

Vittorio Garroni lo ha sempre saputo. Sarà per questo che nel ’98 ha spedito il figlio in cantiere per tre mesi. Doveva farsi le ossa e conoscere le esigenze di chi produce. Stratifica, infusione, linea di montaggio, Camillo ha potuto osservare e imparare. «Sono stato dall’altra parte della barricata e ho capito che se qualcuno, per realizzare una forma che ho disegnato, deve tenere il braccio alzato a lungo e magari infilarlo in un pertugio stretto, non è detto che ne sia molto felice», afferma il designer.

Le esigenze di un grande gruppo industriale che produce migliaia di barche all’anno, sono anche quelle di rendere la vita più semplice alle proprie maestranze. E questo lo si ottiene a partire dal progetto. Comfort a bordo e comfort per chi produce. E non è detto che progettare per chi produce in serie non lasci spazio alla creatività.

«Propongo sempre progetti innovativi a Prestige Yachts perché ho bisogno di nutrirmi di nuove sfide, altrimenti il lavoro diventa routine. Si studia il mercato, le esigenze degli armatori, si ascoltano i dealer e poi si decide insieme quali portare avanti», racconta l’architetto. Camillo Garroni sembra avere le idee chiare. «Non ho mai avuto dubbi su cosa fare nella vita. Da bambino volevo disegnare auto, poi mi sono ritrovato a disegnare barche. E ne sono felice. A bottega ci sono venuto perché mi piaceva».

(Camillo Garroni – Barchemagazine.com – ottobre 2018)

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