BRP, ecco i segreti degli Evinrude E-Tec G2 BRP, ecco i segreti degli Evinrude E-Tec G2
I motori fuoribordo a due tempi a iniezione diretta per qualcuno erano destinati a finire in soffitta e invece sono vivi e molto competitivi... BRP, ecco i segreti degli Evinrude E-Tec G2

I motori fuoribordo a due tempi a iniezione diretta per qualcuno erano destinati a finire in soffitta e invece sono vivi e molto competitivi come la seconda generazione degli Evinrude E-Tec G2 di BRP

di Niccolò Volpati

C’era un tempo in cui i mali del mondo sembravano causati dai due tempi. Riscaldamento globale, buco dell’ozono e cicloni tropicali erano tutti disastri causati dai fuoribordo a due tempi. Guai a chi li produceva e a chi si ostinava a utilizzarli. E così, tutte le normative mondiali sembravano costringere le case costruttrici a passare ai più ecologici quattro tempi. Evinrude non si è adeguata. Aveva un due tempi a iniezione diretta e ha provato a sviluppare quello.

All’inizio è stata dura anche perché l’azienda ha attraverso momenti di seria difficoltà. Da OMC è diventata BRP e dai famigerati Ficht Ram si è passati agli E-Tec, i primissimi con la vecchia gestione OMC e poi con i nuovi proprietari. Diversi anni fa un meccanico mi disse che i Ficht Ram di Evinrude erano come i MiG sovietici, i caccia militari da guerra. Si diceva che fossero potenti, ma così complessi che solo dei piloti super addestrati erano in grado di utilizzarli.

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Qualcosa di simile succedeva ai Ficht Ram nelle officine dei motori fuoribordo perché si trattava di un motore che dava tanti problemi agli armatori e ai meccanici che dovevano cimentarsi nell’assistenza post vendita. La fortuna fu che BRP decise di proseguire sulla strada dei due tempi a iniezione diretta e mise gli ingegneri Evinrude al lavoro. L’obiettivo era quello di realizzare un motore fuoribordo che fosse in grado di rispettare le severe norme antinquinamento, in particolare quelle americane. Nacque così l’E-Tec moderno oggi arrivato alla seconda generazione.

Come sono riusciti a creare un due tempi ecologico? Il motore E-Tec non ha olio nella benzina. Nelle pompe di alta e bassa pressione che immettono il carburante nel serbatoio, passa solo ed esclusivamente benzina.  L’olio c’è ancora, ovviamente, perché si tratta pur sempre di un due tempi e viene consumato, all’incirca l’1,7-1,8% rispetto alla benzina.

La differenza è che l’olio non è miscelato perché arriva direttamente nei punti di rotazione come i pistoni e in generale nelle zone di massimo attrito. Dato che il motore non miscela, l’olio che arriva nella marmitta è incombusto e quindi è più pulito. Dove va a finire quell’olio? Buona parte brucia per attrito e una parte va nelle luci e quindi nello scarico. Non a caso, il livello di inquinamento dell’E-Tec G2 è addirittura il 75% inferiore rispetto ad altri fuoribordo ancora naviganti. I dati di misurazione sono EPA, non si scappa. Le misurazioni dell’inquinamento sono fatte sulle marmitte come per le auto.

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Da poco più di un anno e mezzo sono entrate in vigore normative ancor più stringenti per i motori marini e gli E-Tec G2 le rispettano appieno. Per la seconda generazione di E-Tec è stato studiato il software che si chiama pure power combustion, cioè tutto il carburante che serve destinato alla combustione, ma non una goccia in più. Se c’è bisogno di un litro e mezzo, devo avere in camera di combustione 1,5 litri e non 1,7. In questo modo si riescono a ridurre ancora di più le emissioni perché non si ha benzina incombusta, il motore è ancora più pulito, più efficiente e i consumi si riducono.

Rispetto alla precedente generazione di E-Tec, questa, ovvero la G2 del monoblocco da 150, 175 e 200 cv, consuma il 15% in meno. Ce ne siamo accorti quando li abbiamo testati. I numeri del flussometro hanno sempre fornito dati confortanti. Anche in termini assoluti e non solo rispetto ai vecchi due tempi, gli E-Tec di Evinrude hanno consumi decisamente contenuti. Molti quattro tempi, tra quelli presenti sul mercato, non riescono a fornire prestazioni analoghe.

E poi c’è la coppia. Come hanno fatto gli ingegneri Evinrude a migliorarla così tanto? I motori G1, cioè i “vecchi” E-Tec, avevano gli scarichi convergenti all’interno del blocco motore. Nel G2, invece, sono contrapposti. Gli scarichi convergenti, infatti, hanno il limite di far lavorare i pistoni su pareti calde che arrivano fino a 800° di temperatura. Quando la temperatura è alta, c’è il rischio che il motore si rompa dopo poco tempo. Possono bastare 50 ore di moto per ritrovarsi in mezzo al mare con il monoblocco fuso.

Per evitare questo inconveniente e allungare la vita al motore, Evinrude riduceva la coppia. E più saliva di potenza, per esempio con i 300 cv, più doveva ridurre la coppia. Si aveva il paradosso di un motore molto potente, ma con poca coppia.

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I motori G2 non solo hanno le bancate contrapposte, ma anche il braccio allungato della biella per andare a sforzare meno sulla parete. Il risultato di queste soluzioni, permette di avere le pareti “fredde” e quindi di poter spingere al massimo la coppia. Inoltre, sempre per abbattere le temperature e quindi per aumentare la coppia, le marmitte sono incamiciate e cioè hanno il passaggio di acqua per il raffreddamento. L’acqua, quindi, non raffredda solo i cilindri, ma anche le marmitte.

Tutti questi cambiamenti hanno prodotto un risultato evidente: i due tempi non sono più una razza in via di estinzione e i vantaggi sono sotto gli occhi di tutti quelli che hanno avuto modo di provarli: tanta coppia, tanta accelerazione, tanta potenza, poche emissioni e poco consumo.

La gamma
Il monoblocco più recente è quello che eroga le potenze da 150, 175 e 200 cv. Si tratta di un 6 cilindri a V con un’inclinazione di 66° e cilindrata di 2,7 litri. I fuoribordo più potenti, quelli da 250 a 300 cv, hanno un monoblocco sempre V6, ma con un angolo di 74° e una cilindrata da 3,4 litri. La gamma si estende anche verso il basso. La fascia media dispone di fuoribordo da 75, 90, 115, 130 e 135 cv. Infine, i più piccoli E-Tec vanno da 25 a 60 cv.

Accessori
La timoneria idraulica è integrata, così la maneggevolezza è senza paragoni. Evinrude offre anche le manette elettroniche e i sistemi i-Trim e i-Dock. Il primo serve per la regolazione automatica dell’assetto ed è di serie su tutti i nuovi fuoribordo, mentre i-Dock è il joystick per l’ormeggio ed è, ovviamente, optional. Infine, c’è la app Evinrude ilink che consente di avere sullo smartphone e sul tablet tutti i dati motore.

Manutenzione
La garanzia è di 5 anni o 500 ore, quindi è facile immaginare che BRP è convinta dell’affidabilità di questi motori. Niente rodaggio e cambio olio, 50 ore di moto in media con una tanica d’olio.

(BRP, ecco i segreti degli Evinrude E-Tec G2 – Barchemagazine.com – Luglio 2018)

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