Il voto inglese di lasciare l’Unione Europea annunciato al mondo il 24 giugno 2016 porterà alla più importante scissione della storia con l’uscita della...

Il voto inglese di lasciare l’Unione Europea annunciato al mondo il 24 giugno 2016 porterà alla più importante scissione della storia con l’uscita della quinta economia mondiale (il Regno Unito) dal più grande gruppo economico al mondo (l’Unione Europea)

È DIFFICILE IN GENERALE PREDIRE COME E QUANDO BREXIT ACQUISTERÀ EFFICACIA, certamente non prima di due anni (questo il termine previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona) ma più probabilmente occorrerà più tempo prima di conoscerne le reali implicazioni commerciali ed economiche. è certo comunque che Brexit sin d’ora implica una grande incertezza dal punto di vista legale. Quali sono i possibili scenari e cambiamenti nell’industria dello yachting? Numerosi esperti dell’industria dello yachting operanti nel Regno Unito, per lo più avvocati e fornitori di servizi, si sono affrettati, attraverso interviste pubblicate sui media di settore all’indomani del voto, a minimizzare le possibili conseguenze del cambiamento. Ma tale posizione non convince ed appare più che altro come il tentativo di tranquillizzare un’industria che, senza dubbio, è stata sempre ed è attualmente influenzata in modo molto forte dal Regno Unito. Si consideri che il Regno Unito è tra i primi produttori di yacht in Europa, che il diritto inglese è il diritto più applicato ai contratti di costruzione di yacht ed alle vendite di yacht usati, che la bandiera inglese è una delle bandiere più popolari e preferite dagli armatori Europei. Non si può quindi pensare che Brexit non lasci il segno in questa industria. Allo stato attuale il crollo della sterlina inglese sta determinando un incremento significativo delle vendite di yacht prodotti dai grandi marchi inglesi. Ma quali sono le possibili conseguenze per il dopo Brexit? La prima conseguenza – fatti salvi evidentemente specifici accordi tra il Regno Unito e l’Unione Europea – è che la bandiera Inglese diventerà una bandiera extra-comunitaria, per cui tutti gli yacht battenti bandiera inglese saranno equiparati a yacht battenti bandiera extra-EU, al pari di British Virgin Islands, Marshall Islands, etc. Dal punto di vista fiscale ciò teoricamente comporta una serie di conseguenze estremamente importanti e pone una serie di interrogativi estremamente delicati. Il primo riguarda gli yacht da diporto di proprietà di armatori comunitari attualmente immatricolati nel Regno Unito: potranno mantenere la bandiera inglese senza perdere lo status di IVA assolta o dovranno essere cancellati dal Registro Inglese per essere immatricolati un Registro comunitario? Potranno i pleasure yacht di bandiera Inglese, al pari degli yacht battenti bandiera extra-comunitaria, beneficiare del regime di importazione temporanea con diritto di permanere in acque comunitarie per 18 mesi consecutivi? Il secondo interrogativo riguarda gli yacht commerciali immatricolati nel Regno Unito che abbiano beneficiato del regime di non imponibilità IVA in funzione della loro destinazione commerciale: potranno continuare a permanere liberamente in acque comunitarie oppure, al pari degli yacht commerciali aventi bandiera extra comunitaria, saranno ammessi in acque comunitarie per il solo tempo necessario per effettuare le operazioni di trasporto in regime di temporanea importazione? Un terzo interrogativo riguarda i marittimi inglesi: potranno continuare ad essere imbarcati su yacht battenti bandiera comunitaria, in considerazione delle limitazioni all’imbarco di marittimi extra-comunitari attualmente in vigore in molti paesi comunitari, primo tra tutti l’Italia? Ulteriore interrogativo riguarda poi la certificazione delle imbarcazioni, ossia degli yacht di lunghezza inferiore a 24 m, di produzione inglese: attualmente come tutte le imbarcazioni prodotte all’interno dell’Unione Europea anche le imbarcazioni di produzione inglese sono soggette alla certificazione CE, la cui disciplina contenuta nella Direttiva 2013/53/EU (Direttiva Imbarcazioni da diporto) impone ai cantieri regole uniformi atte a garantire la qualità e sicurezza del prodotto. Molti altri interrogativi si intravedono all’alba di Brexit, ma per conoscere le risposte dovremo attendere diversi anni.

 

Brexit and the yachting industry

 The UK vote to leave the European Union announced worldwide on 24 June 2016 will lead to the most important split in history, with the exit of the fifth world economy (the UK) from the world’s largest economic market (the EU)

by Federico Santini*

IN GENERAL TERMS IT’S HARD TO PREDICT HOW AND WHEN BREXIT WILL BECOME EFFECTIVE. It definitely won’t be for at least two years (this being the term provided by article 50 of the Lisbon Treaty) but it is likely that more time will be necessary before we know the real commercial and economic implications. There is no doubt that we all face a time of great legal uncertainty. What are the possible changes and potential scenarios in the yachting industry? After the vote many experts of the yachting industry operating in UK, mostly lawyers and marine services suppliers, were quick to minimize the possible impact of this change through several interviews that appeared on the yachting media. However, this position is not convincing and looks more like an attempt to calm an industry which has always been and still is strongly influenced by the UK. Just consider that the UK’s shipyards are among the major yacht builders in Europe, that English law is the one most often chosen for yacht building contracts and yacht sales contracts, that the UK flag is one of the preferred ones by EU owners. One cannot therefore believe that Brexit will not have an impact on the yachting industry. Actually due the pound’s collapse we are seeing a substantial increase in the sales of yachts produced by UK-based shipyards. But what are the possible consequences of Brexit in the long term? Unless specific agreements between the United Kingdom and the European Union are reached in this specific sector, the first consequence is that the UK flag will become an extra-EU flag and consequently that all UK flagged yachts will be considered and treated as extra-EU flagged yachts, exactly as British Virgin Islands flagged yachts or Marshall Islands flagged yachts. From a tax perspective this may determine a series of potentially significant consequences and certainly brings a number of extremely important question marks. The first question mark concerns pleasure yachts owned by EU owners that are now registered in UK: will they be allowed to keep the UK flag without losing the VAT paid status or, on the contrary, will owners be obliged to remove their yacht from the UK Registry and register their yachts in an EU Registry? Will UK flagged pleasure yachts be allowed to benefit of the temporary importation regime like any other extra-EU flagged pleasure yacht, and stay in EU waters for 18 consecutive months? The second question mark concerns commercial yachts registered under UK flag which have benefited of the VAT exemption due to their commercial use: will these yachts be allowed to freely remain in EU waters or, exactly like any extra-EU flagged commercial yachts, will they be admitted in EU waters only for the time strictly needed to perform their charters under the temporary importation regime? A third question mark concerns UK seafarers: will they be allowed to be employed on board of EU flagged yachts considering the limitations to the employment of extra-EU seafarers currently in force in several EU countries, and in Italy in particular? Another question mark concerns the CE certification of yachts below 24 metres in length produced by UK-based shipyards. At present all yachts produced by UK-based shipyards as well as all yachts produced in the EU are subject to CE certification whose regulation is provided by the Directive 2013/53/EU (Recreational Crafts Directive) and which provides harmonized rules to guarantee the products’ quality and safety. Many other question marks arise at the dawn of Brexit but we will need to wait several years to know the answers.

(Ottobre 2016)