Austin Parker 48 Sundeck, the lobster is back… Austin Parker 48 Sundeck, the lobster is back…
Pochi cambiamenti, lì dove servono: per l’Austin Parker 48 Sundeck ottimizzazione degli spazi sopra e sottocoperta e una carena capace di buone performance in... Austin Parker 48 Sundeck, the lobster is back…

Pochi cambiamenti, lì dove servono: per l’Austin Parker 48 Sundeck ottimizzazione degli spazi sopra e sottocoperta e una carena capace di buone performance in velocità, accelerazione e consumi. Design di Fulvio De Simoni.

di Niccolò Volpati

Si erano rintanate e un po’ nascoste. Del resto quando il mare è in tempesta, è saggio ripararsi. È successo così a molti, ma non tutti hanno poi avuto la forza di mettere di nuovo il muso fuori dalla tana. Non stiamo parlando di aragoste, ma di aragostiere. Dopo le difficoltà degli scorsi anni, i cantieri che si dedicano alla costruzione di questo particolare tipo d’imbarcazioni sono tornati a produrle. Austin Parker 48 Sundeck

Quelle realizzate da Austin Parker hanno da sempre dimostrato di saper interpretare la tradizione, rinnovandosi. Erano quindi destinate a tornare. Il cantiere italiano lo ha fatto con il nuovo Austin Parker 48 Sundeck che, come tutti i progetti firmati da Fulvio De Simoni, riesce con grande successo a coniugare tradizione e innovazione.

Che cosa c’è di nuovo? A me è piaciuto il fly di piccole dimensioni, capace di accogliere gli ospiti e quindi di offrire un’ulteriore area all’aperto, senza appesantire la struttura. In alto c’è quel che serve, non il superfluo. Sarebbe stato superfluo, per esempio, la seconda stazione di pilotaggio.

È vero che dall’alto si ha una vista migliore, soprattutto quando si entra o esce dai porti, ma, in fondo, siamo a bordo di una barca da quindici metri di lunghezza, pertanto possiamo accontentarci di una sola plancia all’interno. Inoltre, un fly di queste dimensioni, permette di avere il top apribile che fornisce area e luce naturale alla dinette.

Austin Parker 48 SundeckIl layout degli interni mostra una buona ottimizzazione degli spazi. La dinette, oltre alla plancia, ospita un tavolo da pranzo con divanetto a U e un altro divanetto lineare fronte marcia, vicino alla postazione del pilota. C’è quindi molto spazio per sedersi, sia in navigazione, sia durante le soste.

La cucina si trova più in basso. È praticamente il disimpegno dell’area notte. È più lontana dal tavolo da pranzo, ma gode di volumi maggiori. L’area notte conta tre cabine e due bagni. A prua c’è la Vip e una con letti sovrapposti. Quest’ultima è un po’ sacrificata negli spazi, ma le cuccette sono comunque di dimensioni più che accettabili.

La cabina armatore occupa invece tutta la zona a centro barca e dispone di tanti metri quadrati. La coperta, anche grazie alla zona living del fly, si articola in un grande prendisole che copre tutta la tuga e un pezzetto ampio che può ospitare un tavolo con molte sedute.

Cosa invece non cambia? Le prestazioni. Me ne sono accorto durante il test nel Golfo di Genova. Il mare era calmo, ma davanti alla diga foranea il traffico è sempre intenso e le onde di scia di mercantili, traghetti e navi da crociera, non mancavano di certo. La carena del Austin Parker 48 Sundeck si è comportata egregiamente. Austin Parker 48 Sundeck

Il dritto di prua ha una V profonda che le consente di fendere l’onda con qualsiasi angolazione la si affronti. Quando si affronta l’onda di prua alla massima velocità il passaggio è sempre morbido e la coperta è asciutta. Niente spruzzi sul parabrezza, al massimo un po’ di acqua nebulizzata in pozzetto che arriva dai baffi della sua stessa scia.

I motori sono Cummins da 550 cavalli con trasmissione in linea d’assi. E nonostante la linea d’asse non brilli per agilità, il 48 Sundeck non si comporta male. Risponde bene alle manovre. In accostata, la barca chiude bene la virata e l’angolo di deadrise aperto a poppa le consente di rimanere sempre ben piantata sull’acqua.

Le performance sono quelle giuste per questo genere di barca. Il range compreso tra la minima di planata e la massima velocità è ampio perché si passa dai dodici nodi e mezzo agli oltre ventotto che abbiamo registrato con la manetta del gas tutta abbassata.

Molto buoni i consumi perché sono contenuti. Per planare, infatti, bastano 78 litri e per navigare intorno ai 25 nodi ne servono poco più di 150. Ecco dunque che la tradizione delle lobster boat viene mantenuta. Non solo per le linee esterne e il family feeling che non risulta stravolto rispetto ai predecessori, ma anche perché la carena si comporta egregiamente e le performance, sia in velocità, sia nei consumi, sono più che soddisfacenti.

L’unica cosa che non mi ha convinto del tutto è la visibilità. Rimanendo seduti la vista è perfetta, mentre se ci si alza in piedi, il parabrezza risulta un po’ troppo basso, costringendomi ad abbassarmi ogni volta per avere una buona visuale di quel che c’è davanti a me.

In conclusione, se il Austin Parker 48 Sundeck è la prima aragosta a mettere le antenne fuori dalla tana dopo la buriana, è destinata a essere seguita a breve anche dalle altre: un nuovo 44 andrà a sostituire il “vecchio” 42, poi sarà la volta di un 35 e l’anno prossimo arriverà un 74 piedi.

Austin Parker 48 Sundeck
Scafo: Lunghezza fuori tutto 15,50 m • larghezza massima 4,60 m • dislocamento a pieno carico 20.750 kg • serbatoio carburante 1.900 l • serbatoio acqua 460 l
Motori: 2x Cummins QSB6.7 • potenza 410 kW (550 cv)
• 6 cilindri in linea • cilindrata 6,7 litri • alesaggio per corsa 107 mm x 124 mm • regime di rotazione massimo 3300 giri/minuto • peso 658 kg
Certificazione: CE cat. A/B per 12 persone

CANTIERI NAVALI AUSTIN PARKER
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www.austinparker.it

(Austin Parker 48 Sundeck – Febbraio 2018)

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