Art on the Sea Art on the Sea

Art on the Sea

Varie 1 aprile 2013

Una delle più importanti fiere d’arte al mondo raccontata attraverso gli occhi di due protagonisti del design nautico italiano, inviati “d’eccezione” e grandi appassionati Art on the Sea
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Una delle più importanti fiere d’arte al mondo raccontata attraverso gli occhi di due protagonisti del design nautico italiano, inviati “d’eccezione” e grandi appassionati
di Mauro Micheli e Sergio Beretta 
Dal 2002 la celebre manifestazione di arte contemporanea di Basilea, Art Basel, ha anche un’edizione invernale che si svolge ogni anno in dicembre a Miami Beach. Sergio Beretta e Mauro Micheli, titolari di Officina Italiana Design e grandi appassionati e collezionisti d’arte, sono stati alla fiera americana e hanno voluto raccontare la loro interessante esperienza a Barche  –  si sono definiti «cronisti per caso» – ma con un interesse e una curiosità davvero notevoli.
Scrivere di arte senza essere professionisti del settore, passeggiando tra gli stand e scegliendo ciò che più ci intriga a livello di istinto, senza costrizioni di sorta, è divertente. Alcuni potrebbero apprezzare, altri inorridire… Comunque, come a ogni inizio di dicembre siamo a Miami. Non per una fiera nautica, ma per una d’arte contemporanea: Art Basel Miami Beach. E chi ci conosce bene sa che preferiamo le mostre d’arte ai boat show.
Art Basel è un momento piacevole e interessante, Miami è al centro del mondo e quest’anno ha persino rubato un po’ di smalto a Milano, vista la presenza di numerosi personaggi italiani che hanno preferito la manifestazione d’arte contemporanea più importante d’America alla prima della Scala.
Ci sono le opere e c’è il mare, c’è la vita rilassata, la positività dell’America, il sole e le steakhouse: un bel mix per staccare qualche giorno dai momenti complicati che attraversa il mondo. È una festa dell’arte, compressa in pochissimi giorni, e con una miriade di eventi collaterali, forse troppi.
Noi ci siamo concentrati sul Convention Center, vero centro della manifestazione e conosciuto anche dagli operatori nautici perché il suo interno ospita parte del boat show di febbraio. Siamo scivolati tra i vari stand delle gallerie più importanti del mondo: da Gagosian a Perrotin, da White Cube a Sean Kelly, e vi proponiamo una piccola selezione delle opere che ci sono piaciute di più. Non c’è stato nessun condizionamento se non il nostro gusto personale. È una collezione virtuale nella quale, in contrapposizione a quanto in verità succede, il danaro non ha avuto alcuna importanza.
Arte e yachting
Le due realtà possono essere lette da diverse angolazioni. La barca, spesso e forse mai come in questo periodo, sembra avere un’accezione negativa: oggetto per ostentare il proprio denaro, il potere e la posizione sociale. Anche l’arte nella sua accezione negativa è un’ostentazione: diversi collezionisti si circondano di opere, anche bellissime, per sfoggiare uno status culturale a volte inesistente.
Possedere una barca, vivere il mare, condividere questo spazio di serenità e piacere con gli amici, vedere la terra da un’altra angolazione, invece, è la vera essenza dello yachting. Anche collezionare opere d’arte è un modo per dedicare e coltivare uno spazio di piacere nella propria vita.
La maggioranza delle persone non potrà mai possedere una barca perché non esiste la barca “a portata di tutti”, quella che alcune riviste nautiche insistono a ricercare.
L’arte, invece, ricercata con passione attraverso la conoscenza e la curiosità, può essere fruita da chiunque a costo minimo, in musei e gallerie private. La conoscenza dell’arte, la ricerca del bello e l’affinamento del gusto sono processi lenti e percorsi sempre in crescita.
Chissà che un giorno non riusciremo a convincere l’armatore di un megayacht a investire su artisti emergenti e a creare una piccola collezione sulla sua grande barca: una serie di opere di ricerca in grado di testimoniare il momento storico, al posto dei soliti nomi altisonanti, sfacciati per il loro valore economico. Noi ci crediamo ancora.
Arte e impresa
Si tratta di “un pallino” che abbiamo da sempre e una realtà che esiste da tempo nel mercato del lusso e della moda; basti pensare a Louis Vuitton e alle sue vetrine nel mondo con Yayoi Kusama o alle varie fondazioni Trussardi e Prada, che da anni investono in arte anche per fare comunicazione. In passato è capitato che le strade dell’arte e dei cantieri navali s’incontrassero, ma sono state situazioni per lo più sporadiche.
L’intervento di Christian Jankowsky alla fiera di Frieze del 2011 (interessante manifestazione d’arte a Londra) ha reso Aquariva protagonista di un’esposizione mediatica impressionante, proponendone un esemplare a un prezzo maggiorato, non in quanto barca tout court, ma in quanto barca-opera d’arte venduta sul mercato dell’arte. Quest’ultimo è a tutti gli effetti un meccanismo dominato dalle regole della domanda e dell’offerta, ovviamente soggetto a speculazioni, e le quotazioni sono spesso frutto di scelte di personaggi influenti. Come letto tempo fa al Moma di New York «Nel mondo dell’arte una parte muove le carte….l’altra vien da Marte». L’Arte in verità è tutt’altra cosa rispetto alle dinamiche del mercato.
Noi stessi siamo stati promotori di un’iniziativa che ha unito due grandi fotografi italiani al mondo nautico con il libro Gabriele Basilico* e Mario Cresci: immagini nei Cantieri Riva. Si tratta dell’incontro tra Gabriele Basilico (recentemente scomparso), che con le sue famose prospettive dà ordine ed equilibrio a un finto caos, e Mario Cresci, che restituisce invece colore ai particolari con forme e dettagli che, spesso decontestualizzati, prendono nuova vita e identità.
Cos’è l’arte?
I giornalisti fanno domande. Noi, ai galleristi che ci sono piaciuti, ne abbiamo fatta una sola, semplicissima, ma da far tremare i polsi, con espressa richiesta di evitare definizioni da addetti ai lavori e di concentrarsi su piccole frasi a istinto: che cosa è l’arte? Galleria Francesca Minini: «L’Arte è una vertigine che attrae, un’emozione che alle volte ci fa piacevolmente perdere l’equilibrio e ci sorprende aprendo la nostra mente al desiderio di nuove percezioni. Osservare un particolare e pensare all’infinito alla continua ricerca del bello e della forza rigenerante della creatività». Molti altri non ci hanno risposto, forse abbiamo fatto una domanda davvero imbarazzante. Ma noi ci teniamo a dare la nostra opinione: l’arte, per noi, è la rappresentazione e l’interpretazione del contemporaneo. La risposta è difficile perché si capisce fino in fondo la storia solo a posteriori. Gli artisti hanno spesso delle visioni che anticipano i tempi.
Art Basel Miami Beach
Di recente definita sulle pagine di Vogue come «una fiera latino-americana, colorata fino al limite del kitsch, ricca e realmente interessata all’arte contemporanea, anche se non sempre per i motivi giusti», la fiera di Miami è una delle più importanti manifestazioni artistiche al mondo. Gli spazi espositivi sono variegati, a cominciare dal Convention Centre, dove erano rappresentati 31 Paesi dai cinque continenti, con opere di ogni genere, comprese le nuove tecnologie (all’ultima edizione c’erano le sculture di piccoli uomini fatte con le 3D printer di Karin Sander o il linguaggio dei giovani artisti, come lo svedese Omid Delafrouz che trasforma i suoi disegni a matita in dittici colorati al computer). La fiera è divisa in altre due sezioni principali oltre ad Art Video, Art Pubblic, Art Film Art Basel Conversatio e Art Saloon. C’è poi Art Nova, per i progetti delle gallerie più giovani.
I “nostri” cronisti
Mauro Micheli (a sinistra nella foto) bergamasco di Adrara San Martino, ha studiato al Liceo artistico di Bergamo e poi all’Accademia di belle arti di Milano e collabora con Riva dal 1984, dopo aver vinto, a 25 anni, un concorso per l’inserimento come assistente designer nell’ufficio tecnico del cantiere. Le sue imbarcazioni sono contraddistinte da un disegno classico, rigoroso e pulito.
Dice del rapporto tra la progettazione di yacht e l’arte: «L’obiettivo del nostro lavoro è trovare una sintesi. L’arte contemporanea più alta è una sintesi totale, perché mira all’essenziale.  Se da un lato l’ispirazione artistica comporta una rottura mentale, dall’altro rappresenta una continuità che porta alla pulizia formale. Non credo alla contrapposizione dell’arte rispetto al design».
Sergio Beretta, bresciano laureato in Economia e commercio e grande appassionato di arte contemporanea, ha cominciato la sua esperienza professionale nel settore aeronautico in qualità di responsabile di scalo in diversi aeroporti europei e coltiva negli anni la passione per l’arte e il design.
Insieme, nel 1993, hanno fondato Officina Italiana Design. Lo studio è tradizionalmente legato a Riva (gli è affidato in esclusiva lo stile delle imbarcazioni del cantiere), con cui ormai la collaborazione è più che ventennale.
(Aprile 2013)