Andrew Winch, la passione per il design. E per il mare Andrew Winch, la passione per il design. E per il mare
Un ritratto inedito di un progettista tra i più famosi al mondo. Il suo studio si occupa di abitazioni lussuose, aviazione e yachting. La... Andrew Winch, la passione per il design. E per il mare

Un ritratto inedito di un progettista tra i più famosi del mondo. Il suo studio si occupa di abitazioni lussuose, aviazione e yachting. La sua massima aspirazione? Che la gente dica: “Voglio un Winch” 

di Dario Schiavo

«È la settimana più intensa e importante della mia vita» – così ha esordito il famoso designer inglese Andrew Winch all’inizio della nostra intervista a Londra, a margine di un evento sul settore dello yachting.

Ma cosa ha reso così speciale la settimana di uno dei più grandi designer nautici al mondo? In questa occasione, Andrew ha incontrato un importante cliente a bordo di un megayacht nato da un suo progetto. La grande soddisfazione dell’armatore gli è valsa la prima gioia incredibile. «Il giorno seguente – ci racconta – sono andato al varo di un’altra mia creazione, un 64 metri di Amels e, anche in questo caso, armatori e amici erano totalmente affascinati dell’acquisto fatto».

Andrew Winch Barchemagazine Phoenix2

Phoenix 2

Ha supervisionato altre due imbarcazioni da lui realizzate con Lürssen, ed è tornato alla volta di Londra per incontrare un cliente nel suo studio, fare una presentazione per un evento e concentrarsi nella sua stanza per scrivere il discorso che dovrà pronunciare in occasione dell’imminente matrimonio di sua figlia. È così che abbiamo cominciato a parlare della sua vita privata.

La famiglia, per Mr. Winch, è molto importante e gioca un ruolo fondamentale in una perfetta combinazione in cui la vita riserva solo cose positive. Andrew si divide tra la sua casa in campagna, in cui si diletta a guidare il suo inseparabile trattore, e il prestigioso ufficio londinese che dirige avvalendosi della professionalità di 76 persone, impiegate nei progetti di architettura civile, progettazione di imbarcazioni e di aeromobili, che provengono da 16 diversi paesi del mondo. Un numero destinato ad aumentare vista la mole di lavoro che lo studio sta accumulando.

Nel suo ufficio, il nostro designer ha lavorato al fianco della moglie per ben 30 anni, lei con il ruolo di Managing Director e lui sempre come Design Director. Sebbene quelli fossero gli anni in cui i designers cominciavano ad affacciarsi, con sfacciato interesse, al mondo dei computer, Andrew non ne ha mai avuto e utilizzato uno e per disegnare si è sempre affidato a carta e matita. Una simpatica avversione, la sua, che lo porta anche a dettare un testo a qualcun altro se deve scrivere e inviare una email o un documento qualsiasi.

Andrew Winch Barchemagazine

Penthouse interior

Ma questo certo non si discosta dalla dichiarata volontà, raggiunta a tutti i livelli, di far diventare il suo studio il sinonimo di cultura e qualità. «Il mio sogno – dice – è che un giorno i nostri progetti siano riconosciuti e scelti per i loro tratti distintivi. Spero che la gente dica di volere un Winch, come oggi dice di volere un Lürssen o un Feadship».

A questo proposito, gli abbiamo chiesto il suo parere sulla recente difficoltà del mercato di vendere megayacht a vela e lui ci ha risposto con un assunto che ha un grande fondamento. «Credo che tutto abbia un ciclo: la vita, il lavoro, la natura e anche l’economia e una volta che questo ciclo si esaurisce è necessario ricorrere ad una nuova energia che ne metta in moto un altro. È importante che il cliente si connetta nuovamente al valore e alla qualità della vita che un’imbarcazione a vela può regalare».

«Io amo andare in barca – continua – ho imparato quando avevo 5 anni sulla costa meridionale dell’Inghilterra da mio padre, un arzillo giovanotto che va per i 95. Un bel giorno mi ha chiesto quale fosse la cosa che mi rendesse più felice al mondo ed io gli ho risposto, senza la minima esitazione, che era stare a contatto con il mare». Ed è in quel momento che suo padre segna il suo destino e gli suggerisce di saltare subito su una barca a vela. «Me ne ha comprate tante – racconta – ma la prima volta è arrivato con un regalo geniale: un kit per costruire un 23 piedi a vela che ho assemblato da solo nel nostro giardino. Ho sempre avuto grossi problemi di dislessia e credo che questo sia un mio punto di forza e un’opportunità che la vita mi ha dato. Non potevo leggere bene il manuale, ma l’ho completata e con quella barca ho navigato e regatato».

Sono arrivate altre barche nella vita di Andrew, fino ad un Bénéteau 42’ con il quale ha fatto molte regate. Totalmente supportato da suo padre nella sua passione, ha potuto godere della libertà di pensare solo alla navigazione, senza doversi preoccupare troppo dei costi dell’imbarcazione e della sua manutenzione.

«Mi ricordo una volta – racconta – era un giorno d’inverno, e ho detto a mio padre che avevo avuto un grosso problema con la barca perché, durante una regata, avvicinandomi troppo alla riva, la punta dell’albero aveva urtato un palo nella terra ferma. Lui mi ha subito chiesto se qualcuno si fosse fatto male e poi mi ha tranquillizzato dicendomi che la soluzione del problema era molto semplice: avremmo comprato un nuovo albero»Mayfair Andrew Winch Barchemagazine

Nonostante questo, però, Andrew ha imparato che non bisogna mai andare troppo vicini alla riva. Suo padre si è sempre occupato di risolvere i problemi suoi e dei suoi fratelli ed è così che lui si comporta nel suo studio, con i suoi collaboratori. Si impara sempre e da tutto, ogni errore deve essere una lezione perché l’importante è non perseverare.

Alla domanda su quale è il progetto che lo ha reso più orgoglioso, ha risposto: «Il primo, un NautorSwan 36 del 1986. Sono stato molto fortunato a lavorare in Finlandia con il cantiere e con German Frers che ha progettato lo scafo. Io mi sono occupato delle linee esterne, disegnando finestrature più ampie e nuovi layout interni. Poi ho lavorato sullo Swan 44 e, visto il grande successo riscontrato, ho pensato bene di avviare il mio studio. Proprio in questi giorni sono nuovamente entrato in contatto con Swan e parteciperò alla creazione della nuova gamma Jeanneau Yacht. Mi occuperò, in particolar modo, della progettazione degli spazi che dovranno essere quanto più possibile confortevoli e pratici». Secondo Andrew, il progetto ben riuscito di una imbarcazione è quello che presenta una giusta e prestante ergonomia.


A new energy

An unprecedented portrait of one of the most well-known designer worldwide. His studio deals with luxurious residences, aviation and yachting. 

His maximum ambition is that of people saying: “I want a Winch”

«It’s the most intense and most important week of my life» – this is how the renowned English designer Andrew Winch started off our interview in London, in occasion of an event about yachting.

But what has made the week so special for one of the biggest nautical designer in the world? On this occasion Andrew has met an important client aboard a mega yacht built on one of his project. The great satisfaction of the ship owner earned him an extraordinary delight. «The day after – he tells us – I went to the launch of another of my creation, a 64 metres Amels and, on that occasion too, ship owners and friends were totally fascinated by the purchase».

Ace  Winch Barchemagazine

Il Lürssen Ace

He supervised other two boats he realised with Lürssen and went back to London to meet a client in his studio, deliver a presentation for an event and focus on the speech he would write for the forthcoming wedding of his daughter. This is how we started talking about his private life.

Family is extremely important for
Mr Winch and it plays a decisive role in a perfect combination in which life sets aside only positive things.

Andrew’s life is divided between his summer house in the country-side, where he enjoys driving his inseparable tractor, and his prestigious office in London, which he manages with the professional support of 76 members of staff, employed on civil architecture projects, aircraft and boats design and who come from 16 different countries. A number that is bound to increase considering the amount work the office is accumulating.

In his office, Andrew has worked together with his wife for 30 years. He has always covered the role of Design Director while his wife that of Managing Director. Despite those being the years when designers began to look, with a sort of insolent interest, at the world of computers, Andrew has never had or used one and for drawing he has always relied on pencil and paper. His is a polite aversion which obliges him to dictate texts to others when he has to write or send emails or other documents.

ACE Lurssen winch Barchemagazine

Gli interni di ACE

But this does not distance him from the declared will of making his studio an example of culture and quality, a will that has been accomplished in every respect.
«My dream – he says – is that our projects will one day be chosen and recognised for their distinctive traits. I hope people will one day say they want a Winch in the same way they today say they want a Lürssen or a Feadship». 

To this purpose, we asked him his opinion on the recent difficulties the market encounters in selling mega sailing yachts and he answered with a very grounded assumption: «I think everything goes through cycles: life, work, nature, even economy, and once this cycle is completed it is necessary to find a new energy that would start off a new one. It is important that clients start again to connect to the values and quality of life that boats can provide».

 «I love sailing – he continues – I learnt when I was 5 years old and I was on the south coast of England with my father, a lively youngster now going towards his 95th birthday. One day he asked me what was the thing that made me the happiest in the world and I answered, with no hesitation, that it was being in contact with the sea». And that was the moment when his father marked his destiny suggesting him to jump on a sailing boat. «He bought me many of them – he goes on – but the first time he came with a brilliant gift: a kit to build a 23 feet sailing boat which I assembled on my own in our garden. I’ve always had difficulties related to dyslexia and I am convinced this is one of my strength and an opportunity that life provided me with. I could not read the handbook properly but I completed the boat and I then used it for sailing and racing».

Many other boats came into Andrew’s life, including a Bénéteau 42’ with which he went for many races. With the full support of his father in regards to his passion, he managed to enjoy the freedom of thinking only to navigation, without worrying too much about costs and maintenance.

 «I remember once – he tells us – when in a winter day I told my father I had a big problem with the boat because, during a race, I got too close to the shore and the tip of the mast touched a pole on the mainland. He immediately asked me if anyone got hurt and then reassured me saying that the solution to the problem was very simple: we would have bought a new mast».

Despite this Andrew has learnt that you must not go too close to the shore. His father has always made sure to solve his and his brothers’ problems. And this is the way Andrew behaves with his colleagues in his studio. You always learn something from anything. Every mistake must be a lesson for the future because the most important thing is not to persist in wrong actions.

To the question about which project made him the proudest, he answered: «The first time was with a NautorSwan 36 from 1986. I was lucky to work in Finland with the shipyard and with German Frers who designed the boat. I dealt with the external lines, designing wide windows and new internal layouts. Then I worked on the Swan 44 and, considering the big success obtained, I considered to start with my own studio. In these exact days, I actually got in touch with Swann and I will take part in the creation of the new Jeanneau Yacht range. I will mainly work on the design of spaces which are intended to be comfortable and practical at the same time». According to Andrew, a successful project for a boat must provide good and strong ergonomics.

(Ottobre 2017)

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