Andrea Piccione, Volvo Penta: essere concreti Andrea Piccione, Volvo Penta: essere concreti
Andrea Piccione, manager proattivo, è una persona con le idee chiare sul suo lavoro, sui prodotti e sul settore nautico di Francesco Michienzi DA POCO... Andrea Piccione, Volvo Penta: essere concreti

Andrea Piccione, manager proattivo, è una persona con le idee chiare sul suo lavoro, sui prodotti e sul settore nautico

di Francesco Michienzi

DA POCO MENO DI UN ANNO ANDREA PICCIONE È A CAPO DELLA DIVISIONE MOTORI MARINI DELLA VOLVO PENTA ITALIA. 45 anni, ingegnere meccanico laureatosi al Politecnico di Milano, parla tre lingue: italiano, inglese e svedese. È un uomo di sostanza che si pone sempre obiettivi realistici ed è consapevole delle difficoltà che deve affrontare ogni giorno per raggiungerli in un mercato complesso come quello italiano. Lo abbiamo incontrato nella sede di Milano.

Quando ha iniziato a fare questo lavoro?
Io come estrazione sono Ingegnere Meccanico. Ho studiato al Politecnico di Milano, ho iniziato a lavorare nell’industria per aziende tedesche e svedesi. Nel 2006 sono entrato in Volvo Penta per occuparmi dell’assistenza e dello sviluppo di rete. Dopo qualche anno sono passato al settore commerciale, insieme a
Nicola Pomi, e dopo tre anni mi è stata data la possibilità di fare un’esperienza di cinque anni in Svezia nel Product Management.

Come si è trovato a lavorare in Svezia?
Diciamo che è stata una grande esperienza di vita sia dal punto di vista personale che lavorativo.

L’hanno messa a dura prova…
In Svezia ho trovato una mentalità diversa e all’interno dell’azienda capisci anche i diversi ruoli: qui noi giochiamo un ruolo di Market Unit, stare nel Product Management consente invece di vedere l’altra faccia della medaglia, quindi è stato molto formativo, mi ha consentito di costruire un network molto importante in Svezia e, seguendo la marina commerciale a livello mondiale, ho potuto ampliare la visione al di fuori dell’Italia. Io seguivo soprattutto il trasporto passeggeri, quindi ho vissuto anche tutta l’evoluzione interna della richiesta dell’ibrido e delle nuove tecnologie.

L’esperienza Andrea Piccione nel settore commerciale e industriale che riflesso ha avuto nella nautica da diporto?
Ritengo che sia stato fondamentale per la mia esperienza il fatto di capire come viene svolta la vendita tecnica di un prodotto complesso come quello di Volvo Penta e questo mi sta aiutando molto nell’approccio a imbarcazioni più grandi. La mia figura era quella di Sales Project Manager, quindi era una figura di vendita, ma più orientata alla vendita di un sistema e di una soluzione rispetto a un singolo prodotto. Questo sta aiutando molto le nuove applicazioni sui grandi yacht che stiamo facendo in Italia adesso.

Lei è un appassionato del prodotto meccanico?
Tantissimo, sono un grande appassionato di meccanica in generale, che chiaramente arriva dal mio background tecnico e di nautica, perché lavorando in un’azienda di questo calibro non puoi non esserlo. Mi piace molto il lavoro che faccio.

Per cui si interfaccia anche con gli uffici tecnici dell’azienda, ufficio ricerche e sviluppo.
Esatto noi portiamo avanti le nostre richieste che vengono dal mercato e cerchiamo di trasferirle in azienda.

Dopo una pausa nel commerciale è tornato al diporto, come ha trovato il mercato dopo questo intervallo?
L’ho trovato per alcuni versi maturato, quindi più consolidato, più consapevole del proprio posto, dei propri limiti e dei propri obiettivi, un mercato che sta avendo ottime performance, per quanto ci riguarda.

Nel frattempo l’IPS si è affermato diventando un dato di fatto.
Mentre all’inizio ci sono state un po’ di perplessità da parte dei cantieri ad accettarlo, adesso è imprescindibile. L’IPS ha fatto un percorso di maturazione che è quello che Volvo si aspettava: lanciato nel 2004 ha avuto anni in cui ha dovuto lottare per affermarsi contro la linea d’asse. I successi sono stati il miglior argomento di vendita per IPS. Anche l’utilizzo del sistema per applicazioni professionali ha aiutato molto.

Quanti pezzi sono stati venduti in questi anni?
Abbiamo ampiamente superato le 20.000 unità. Guardando il panorama nautico fino ai 70/80 piedi l’IPS è un successo.

Qual è l’IPS che va di più in questo momento?
Il sistema parte dai piccoli IPS10 fino all’IPS30. In termini di numeri sono poco comparabili, ma se devo identificare un prodotto su cui puntare direi l’IPS30 motorizzato con ilD13 per imbarcazioni dai 70 piedi in su.

Dopo l’IPS è arrivato tutto il tema dell’Easy boating che ha aiutato l’IPS a svilupparsi ancora di più.
Il tema dell’Easy Boatingè parallelo e complementare a quello dell’IPS. Il fatto di rendere fruibile l’imbarcazione va di pari passo con le caratteristiche tecniche di IPS. Da qui lo sviluppo del joystick, la facilità di manovra, il fatto di rendere l’esperienza a bordo piacevole, semplice e affrontabile da chiunque.

Avete appena chiuso un accordo con Overmarine per un motoryacht di 33 metri, sarà la barca più grande?
Sì, il Gransport 33 metri sarà la barca più grande motorizzata con una quadrupla di IPS1350.

Il mercato dei superyacht come recepisce questa novità?
Il valore, che poi vale per tutta la gamma di imbarcazioni dalle piccole fino ai megayacht, è quello dell’integrazione. Viene percepito come il maggior valore aggiunto di IPS sia per il cantiere sia per l’utente finale. Volvo Penta è l’unica a poter fornire un sistema integrato, realmente integrato, dall’elica alle manette, alle trasmissioni e questa è la chiave di volta anche per entrare nel mercato dei megayacht.

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In questo tipo di imbarcazioni lo scoglio più grosso per IPS è l’idea del suo utilizzo da parte del comandante che in genere è molto tradizionalista.
Stiamo interagendo con i comandanti, stiamo spiegando loro quali sono i vantaggi che IPS può dare loro come utenti dell’imbarcazione in nome dell’armatore finale. Oggi c’è anche una nuova generazione di comandanti che apprezza il nostro sistema.

Sappiamo che state lavorando al sistema ibrido, quali sono i suoi sviluppi?
Proporremo al cantiere costruttore un sistema integrato ibrido che comprende trasmissione, motore diesel, motore elettrico infrapposto tra trasmissione e motore, batterie e tutta la parte necessaria per il completamento della sala macchine.

Qual è la mission di Andrea Piccione in questo momento?
Quella di consolidare i risultati che sono stati ottenuti finora con una crescita costante. L’anno scorso abbiamo chiuso con 54 milioni di euro solo per la parte marina in Italia.

Volvo Penta è una multinazionale e, come tutte le multinazionali occidentali, ha un codice etico per la gestione di tutto quello che fa. Questo codice etico certamente vi pone delle problematiche, in un mercato complesso come quello italiano. Lei come affronta questa questione?
Per me il codice etico, come è stato poi per tutta la mia carriera, è il punto di partenza, la conditio sine qua non. È il driver di tutte le nostre azioni commerciali: come Gruppo Volvo e come persona non siamo disposti a scendere in nessun tipo di compromesso su questo, una volta che la parte di etica è garantita è chiaro che abbiamo i nostri margini di libertà commerciale.

Il diesel è un sistema che culturalmente viene combattuto tantissimo, a tutti i livelli. Avete immaginato anche un diverso modo di alimentare i vostri motori?
Il problema nella nautica è la logistica che sta dietro al combustibile. Per passare alle imbarcazioni da diporto alimentate a gas bisogna prima di tutto pensare a un sistema di stoccaggio a bordo e in parallelo anche a un sistema di logistica per l’approvvigionamento, cosa che non è banale. A breve noi non vediamo uno sviluppo di combustibili alternativi di questo tipo, soprattutto nella nautica da diporto.

(Andrea Piccione, Volvo Penta: essere concreti – Barchemagazine.com – Luglio 2019)

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