L’acquisto di beni “usati” da un soggetto privato residente nello Stato di San Marino da parte di una società italiana non può dare luogo...

L’acquisto di beni “usati” da un soggetto privato residente nello Stato di San Marino da parte di una società italiana non può dare luogo all’applicazione dello speciale regime Iva del margine in caso di successiva cessione della stessa imbarcazione  

 
di Martino Vincenti (*)

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Nei numeri precedenti di questa rivista sono state affrontate le principali problematiche fiscali relative all’applicazione del regime del margine in materia di Iva, nonché quelle relative a transazioni commerciali aventi a oggetto la compravendita di imbarcazioni tra lo Stato italiano e la Repubblica di San Marino.
Nel presente numero saranno affrontate le problematiche Iva derivanti dall’acquisto da parte di una società italiana di un’imbarcazione “usata”1 da un privato sammarinese con successiva rivendita della imbarcazione medesima da parte della stessa società.
Occorre in primis rammentare che a seguito del recepimento della Direttiva Comunitaria n. 94/5/CE, dal 1° aprile 1995 è stato introdotto nel nostro ordinamento tributario il regime Iva sui beni mobili “usati”, cosiddetto regime del margine, in base al quale, in caso di commercio di beni “usati”, la base imponibile è determinata quale differenza tra il corrispettivo della vendita e il prezzo di acquisto, incrementato delle eventuali spese di riparazione e accessorie.
Il regime del margine ha l’obiettivo di evitare fenomeni di doppia imposizione connessi al commercio di beni “usati” ceduti a un soggetto passivo d’imposta (soggetto titolare di partita Iva) per la successiva rivendita da parte di questo ultimo, con conseguente ulteriore imposizione ai fini Iva.
Ai sensi del comma primo dell’art. 36 del Decreto Legge 23 febbraio 1995, n. 41, e successive modificazioni e integrazioni (di seguito per brevità D.L. n. 41/1995), «Per il commercio di beni mobili usati, suscettibili di reimpiego nello stato originario o previa riparazione, nonché degli oggetti d’arte, degli oggetti da antiquario e da collezione, indicati nella tabella allegata al presente decreto, acquistati presso privati nel territorio dello Stato o in quello di altro Stato membro dell’Unione Europea, l’imposta relativa alla rivendita è commisurata sulla differenza tra il prezzo dovuto dal cessionario del bene e quello relativo all’acquisto, aumentato delle spese di riparazione e di quelle accessorie. Si considerano acquistati da privati anche i beni per i quali il cedente non ha potuto detrarre l’imposta afferente l’acquisto o l’importazione, nonché i beni ceduti da soggetto passivo d’imposta comunitario in regime di franchigia nel proprio Stato membro e i beni ceduti da soggetto passivo d’imposta che abbia assoggettato l’operazione al regime del presente comma».
Emerge chiaramente dal tenore letterale della norma che affinché si possa rientrare nell’ambito applicativo del regime del margine è necessario che il bene venga acquistato da privati nel territorio dello Stato o in quello di altro Stato membro dell’Unione Europea.
L’acquisto di un’imbarcazione “usata” da privato sammarinese (territorio non appartenente a quello italiano né tanto meno a quello comunitario) non è contemplato dalla disposizione normativa testé citata e, pertanto, a tale transazione torna applicabile la regola generale in caso di successiva cessione della imbarcazione medesima. In altre parole, in caso di successiva rivendita dell’imbarcazione “usata” la società italiana è tenuta ad applicare la normativa generale di riferimento a seconda della tipologia di cessione: cessione nazionale, cessione comunitaria ovvero cessione extracomunitaria.
Nella prima ipotesi (cessione nazionale) la società italiana è tenuta ad applicare l’Iva al 20% sull’intero corrispettivo pattuito per la vendita, a prescindere dallo status giuridico del soggetto acquirente (privato consumatore ovvero soggetto identificato ai fini Iva). La stessa regola (applicazione dell’Iva) vale anche per la seconda ipotesi (cessione intracomunitaria). In tale ultima ipotesi, però, la società italiana è tenuta all’applicazione dell’Iva sull’intero corrispettivo (principio d’origine) solo se ad acquistare è un soggetto privato comunitario. In altre parole, nell’ambito della cessione delle imbarcazioni “usate” assume rilevanza lo status giuridico (privato consumatore ovvero soggetto identificato ai fini Iva) del soggetto acquirente. Nella terza ipotesi (cessione extracomunitaria), infine, la società italiana non è tenuta all’applicazione dell’Iva in fattura, a condizione però che si dia esecuzione all’effettivo “trasferimento” dell’imbarcazione in territorio extracomunitario. Si rammenta che in tale ultima ipotesi (cessione extracomunitaria) la società italiana, in luogo dell’indicazione dell’Iva, deve esporre in fattura la normativa di riferimento che esclude l’applicazione dell’imposta (le problematiche fiscali derivanti dalla cessione in territorio extracomunitario di un’imbarcazione saranno oggetto di approfondimento nel prossimo numero di questa rivista).
In conclusione, in caso d’acquisto di un’imbarcazione da un soggetto privato fuori dal territorio nazionale ovvero comunitario non dà mai luogo all’applicazione del regime del margine in caso di successiva cessione. In tal modo, un soggetto privato che acquista tale imbarcazione dovrà versare l’Iva alla società venditrice.
* Dottore commercialista e revisore contabile Studio Tributario Deiure Milano – Roma.