Yacht Design nella produzione di serie, cos’è successo negli ultimi 10 anni? Yacht Design nella produzione di serie, cos’è successo negli ultimi 10 anni?
Dopo aver affrontato l’evoluzione del design nell’ultimo decennio riferita a yacht custom e semi-custom, è la volta di cercare di rintracciare gli elementi più significanti... Yacht Design nella produzione di serie, cos’è successo negli ultimi 10 anni?

Dopo aver affrontato l’evoluzione del design nell’ultimo decennio riferita a yacht custom e semi-custom, è la volta di cercare di rintracciare gli elementi più significanti nell’evoluzione dello yacht design nella produzione seriale prendendo come parametri di riferimento gli yacht dai 10-15 metri in su

di Maria Roberta Morso e Francesco Michienzi

 L’analisi di ciò che è successo in questi dieci anni e ciò che è accaduto all’industria nautica italiana, ci fornisce molta materia su cui riflettere e costituisce un esempio che trova riscontro in tutti i paesi produttori di yacht. Partiamo da qui. In quali paesi la produzione di yacht di serie ha una rilevanza internazionale, Italia a parte?

Negli Stati Uniti ci sono cantieri che possono vantare una lunga tradizione, ma la maggior parte ha come mercato di riferimento prevalente quello interno, tra parentesi il più ampio del mondo. Pensiamo ad Hatteras, Bertram, Chris Craft, Hinckley nomi che suscitano un fascino anche da questa parte dell’oceano. In Gran Bretagna Sunseeker, Princess, Fairline hanno fatto scuola negli anni e, tra vicende alterne e passaggi di proprietà, sono riusciti a cavalcare l’onda, anche in tempi di crisi.

Magellano 74 by Ken Freivokh Design.

 

In Francia il colosso Jeanneau-Bénéteau ha tenuto testa e, in mezzo alla bufera, ha dato vita a una propaggine italiana, Monte Carlo Yachts, che è stata fermamente guidata al successo da Carla Demaria. La Spagna ha visto i suoi produttori messi in ginocchio dalla crisi e solo la solidità finanziaria della famiglia ha fatto superare la buriana ad Astondoa. Un marchio che sembrava lanciato verso orizzonti internazionali, Rodman, si è invece fermato a causa della crisi e, solo di recente, si è riaffacciato sul mercato con modelli nuovi.

La Turchia si è mantenuta cauta e alcuni produttori, per far fronte alla crisi, hanno cambiato rotta. Hanno innovato radicalmente la produzione entrando così a pieno diritto nel mercato europeo dello yachting. Nel frattempo un marchio nuovo, Sirena Yachts, si è affacciato al mercato proponendo modelli accattivanti e ricercati. L’Olanda merita un discorso a parte. Nel segmento yacht di serie gli olandesi si sono mantenuti piuttosto sul tradizionale, forti di un mercato nord-europeo solido fatto di veri appassionati del mare. La crisi ha colpito anche loro, ma hanno resistito piuttosto gagliardamente, quasi tutti.

Arriviamo all’Italia che è stata la vera protagonista dell’evoluzione dello yacht design di questi ultimi dieci anni nel segmento produzione seriale.

La produzione di serie richiede una programmazione molto attenta e una visione del mercato lungimirante. Un elemento di discrimine con il mondo del custom, un elemento che influenza prepotentemente l’evoluzione dello yacht design, è rappresentato dalla diversità dei mercati di riferimento. Nel custom si può osare, spesso è il cliente stesso che lo chiede, nella produzione di serie invece è il produttore che, attento ai segnali del mercato, sviluppa prodotti in grado di incontrare il favore di una vasta platea di acquirenti. La crisi ha fornito l’occasione per fermarsi a riflettere, per studiare soluzioni che riacchiappassero l’attenzione di una clientela impaurita.

Sarnico Spider 46 GTS by Nuvolari e Lenard and Victory Design.

Nel 2007-2008 ad esempio le lobster boats erano ormai al tramonto, ma rimaneva d’interesse il modello di una barca tranquilla e adatta a lunghe navigazioni che è stato alla base di studi di molti brand. Sul fronte opposto, anche il tempo dei ‘missili’ con motorizzazioni potentissime era scaduto, poiché troppo dispendiosi. Si è quindi lavorato di fino, con modelli dalle linee filanti e aggressive, ma senza esagerare. Le tentazioni ‘green’ si facevano anno dopo anno più forti anche tra le barche di serie. Anche gli entry-level di gamme quali quelle di Ferretti e Azimut, sono divenuti nel corso del decennio sempre più dei grandi.

Si sono affermati nuovi materiali che influenzano lo yacht design, pensiamo alla fibra di carbonio. Il vetro, disponibile in formati e forme diverse, ha consentito la creazione di grandi aperture che hanno reso sempre più luminosi e gradevoli gli interni di yacht grandi e piccoli, anche sottocoperta. Nel 2008, il concetto viene espresso al meglio sui Ferretti 830 e 881. Su quest’ultimo modello la cabina armatoriale ha il letto che guarda verso l’esterno grazie a una tripla finestratura con oblò apribili.

Yacht design v

ONEHUNDRED

Atlantis, nel 2008, propone il 50 con un parabrezza “infinito” e Absolute, nel 2010, sul suo 70, crea mille aperture a parete, a soffitto, sullo scafo per enfatizzare al massimo il contatto con l’esterno. Le porte che separano il pozzetto dal salone interno diventano sempre più grandi e vengono studiati sistemi che consentano loro di ‘scomparire’.

In alcuni casi, la vetrata si solleva elettricamente per appiattirsi contro il cielino del fly, sistema usato su alcuni Ferretti e Riva, come il Riva 86 Domino, ad esempio. Oppure si alzano e si abbassano elettricamente come sul Pershing 70. Un marchio partenopeo va per la maggiore e produce modelli eleganti e audaci nelle forme con vetrate enormi a poppa e a prua (pensiamo al One Hundred) ma nel 2015 chiude i battenti.

Il disegno delle prue, l’inserimento di fly a coronamento di sovrastrutture non grandissime hanno richiesto un lavoro di design minuzioso e sofisticato. Uno dei primi esempi è stato l’Azimut 103 S disegnato da Righini e Galeazzi.

Le aree relax a prua sono progressivamente divenute un must, vedi Monte Carlo Yachts che con il suo primo modello MCY 76, presentato nel 2010, ha fatto scuola in questo e in molti altri aspetti del layout grazie al sapiente lavoro di Nuvolari Lenard. Grande lavoro di progettazione anche all’estremità opposta dello scafo dove le spiaggette poppiere, grazie a meccanismi di discesa sotto il livello dell’acqua, scalette incorporate e sistemi che facilitano la movimentazione dei tender, sono divenute sempre più funzionali. Nuove strumentazioni elettroniche di navigazione e controllo dei sistemi di bordo vengono inserite in plance sempre più compatte ed ergonomiche.

In alcuni casi nuove soluzioni tecniche e motorizzazioni compatte incidono positivamente sui layout interni. Da citare senza dubbio i motori Volvo IPS che, oltre a offrire prestazioni e manovrabilità invidiabili, grazie alla loro piccola dimensione, permettono, a parità di lunghezza dello scafo, di guadagnare spazio interno a tutto vantaggio dell’abitabilità.

Altri dispositivi che coniugano miglioramento del comfort e benefici in termini di spazi e volumi utilizzabili sono gli stabilizzatori giroscopici che, grazie alla loro azione stabilizzatrice e al peso concentrato in basso, hanno consentito la realizzazione di sovrastrutture dalle dimensioni più generose.

yacht design

Wider 42 by Fulvio De Simoni.

Sotto il profilo dell’evoluzione dello yacht design sono da portare ad esempio i cosiddetti ‘transformer’, cioè yacht dotati di sistemi di trasformazione e ampliamento dello scafo. Tilli Antonelli, uscito da Pershing, nel 2011 ha dato vita a un modello che, sotto molti aspetti, ha scardinato gli schemi tradizionali dei day-cruiser. Il Wider 42, veloce, ampio e godibile anche in versione navigazione, una volta fermo moltiplica la superficie utile grazie a terrazze laterali appoggiate su pattini di sostentamento. Non è il solo. Altri marchi adottano soluzioni simili, come l’Evo 43o l’Anvera 55, un maxi rib le cui sezioni poppiere dei tubolari si ribaltano dando vita a una terrazza di circa 20 metri quadrati.

E poi gli interni che, nell’ultimo decennio, sono divenuti sempre più sofisticati. Il coinvolgimento di giovani progettisti ha portato una boccata d’aria fresca e tante idee interessanti. Il design di mobili e dettagli ha assunto un’importanza notevole tanto che gli interni e gli esterni sono stati oggetto di progettazione estremamente minuziosa. Al contempo, la ricerca di materiali d’arredo raffinati e pratici è divenuta una necessità per ottemperare alle richieste degli armatori che sono diventati sempre più esigenti, anche nel caso di yacht di dimensioni contenute.

Un cantiere iconico quale Riva ha avuto un’evoluzione costante sotto il profilo stilistico riuscendo a innovare profondamente senza stravolgere l’essenza stessa del marchio. Mauro Micheli e Sergio Beretta/Officina Italiana Design ne sono gli artefici. I modelli sono cresciuti in dimensione, in alcuni casi, ma gli stilemi Riva sono stati preservati in toto.

SportRiva 56’ by Officina Italiana Design.

 

Con lo Sportriva 56 nel 2008 Micheli e Beretta avevano offerto un’interpretazione dello ‘sporty glamour’ che, negli anni a seguire, verrà sviluppato in modelli sempre più sofisticati. Il Domino 86 del 2010 ha fatto da apripista a modelli sempre più grandi e abitabili e i Domino 88 Floridae Super contengono in sé tutti gli elementi stilistici che fanno da trait d’union tra i sofisticatissimi ‘motoscafi’ come Iseo, Aquariva, Rivamare, i coupè, e i Fly come il Corsaro 100.

In sintesi, con un mercato che è tornato stabile e con una clientela sempre più attenta ed esigente, lo yacht design – anche nel segmento yacht di serie – si è evoluto dando vita a prodotti sempre più accattivanti nella forma e sempre più sofisticati nella sostanza.

(Yacht Design, la produzione di serie negli ultimi 10 anni – Barchemagazine.com – Novembre 2018)

 

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